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Ballo di famiglia, David Leavitt, pubblicato in Italia da Sempre, ritratto con un papillon rosa a pois e delle scarpe eleganti

Ballo di famiglia, D. Leavitt

SEM riporta in libreria Ballo di famiglia, di David Leavitt.
Questa raccolta di racconti è stata pubblicata per la prima volta negli anni ’80 e allora divenne una lettura di riferimento.

David Leavitt è uno scrittore americano che ha esordito negli anni ’80 proprio con la raccolta Ballo di famiglia. Diversi sono i libri che ha scritto, e in tutti si fa predominante il tema famigliare, come per esempio Eguali amori.

Perché è importante leggere Ballo di famiglia ancora oggi?

Le tematiche care a Leavitt ruotano intorno al rapporto dell’uomo con la malattia e la morte, ai legami familiari. Questi aspetti sono già molto presenti nei racconti di Ballo di famiglia, in cui Leavitt pone l’accento sulla diversità rappresentata sotto molteplici punti di vista.

“Ho scritto quello che avrei voluto leggere quando ero adolescente, ma che nessun libro raccontava”

David Leavitt

La casa editrice milanese SEM ha riproposto questa raccolta con lo scopo di far conoscere alle nuove generazioni un grande autore amato dai lettori italiani.

Ballo di famiglia risulta ancora una lettura attuale, grazie alla quale possiamo riflettere sui problemi del passato che ancora ci portiamo dietro.

Un esordio d’impatto.

Nell’Italia degli anni ’80 questa pubblicazione fece molto scalpore, perché caratterizzata da temi forti e d’impatto. Tutti i personaggi sono chiamati a rispondere al confronto con il mondo, che spesso li fa sentire diversi, inadeguati e insicuri.

Leavitt mette in scena dinamiche familiari e sociali che giocano sul filo del conflitto.

I racconti sono caratterizzati da rapporti conflittuali in cui l’amore si trasforma in odio, il desiderio si tramuta in vergogna.

Questo libro viaggia sul tema degli opposti, gli opposti dei rapporti tra genitori e figli, tra malattia e salute, tra vita e morte.

In Ballo di famiglia ci sono degli elementi che ritornano in più racconti e mi hanno molto colpita, portandomi a fare delle significative riflessioni.

Uno dei temi centrali è sicuramente la narrazione della malattia, e di come questa rappresenti la fase intermedia tra la vita e la morte. Anche se non si muore, la malattia ci porta sempre inevitabilmente a riflettere sulla fine della vita.
Il tema, affrontato in modo capillare, permette a Leavitt di indagare sui sentimenti del malato e di chi lo circonda.

Ma è a quel punto che la malattia si dirama in due direzioni, e ha a che fare tanto con la vita, quanto con la morte.

Mi è sembrato come se i malati di questi racconti, quelli che stanno per morire, siano insigniti di una grande responsabilità. Viene chiesto loro di occuparsi della loro stessa morte.

Si devono preoccupare di prepararsi per tempo, di non lasciare alcun effetto personale, devono cercare di eliminare il superfluo, per creare meno disagio possibile una volta scomparsi.

Chi non lo ha fatto è colpevole: di non essersi preoccupato per chi resta, di aver eliminato il proprio odore che imperterrito rimane sui vestiti, sulle lenzuola, anche dopo la morte.

Inoltre Leavitt descrive con estrema delicatezza delle immagini forti in cui la malattia si impadronisce del corpo, in particolar modo di quello femminile.

Tra i temi portanti di Ballo di famiglia c’è ovviamente la famiglia, rappresentata come una realtà non convenzionale e in continua evoluzione.

Come abbiamo precedentemente accennato, in questi racconti è sempre presente un’attenzione alla famiglia, che non viene descritta come idilliaca e perfetta. Le famiglie presenti in questa raccolta sono reali, problematiche, disastrate e disastrose.

Sono famiglie in cui i rapporti diventano vincolanti, crudi, a volte tossici.

Si parla del rapporto tra genitori e figli, della difficoltà di comunicare, ma anche della difficoltà di accettare la realtà per come è. Ci sono madri che con tutta la loro buona volontà non riescono ad accettare le scelte dei figli, e di contro ci sono figli che hanno paura di mostrarsi per come sono.

In questi racconti c’è un’attenzione particolare nel descrivere il disagio da più punti di vista. Leavitt descrive la diversità come un’entità esterna, che invadendo il nucleo familiare, crea una situazione di disagio che caratterizza entrambe le parti: il diverso, colui da accettare, e chi invece dovrebbe comprendere e accogliere.

Ballo di famiglia impone la sua necessità di esistere e di esser letto.

Oggi, che fortunatamente abbiamo più consapevolezza della discriminazione e delle conseguenze che porta con sé, Ballo di famiglia torna a essere un testo importante – e a mio avviso fondamentale.

Dopo l’ultimo romanzo tradotto in italiano, Il decoro, SEM recupera anche Ballo di famiglia, accompagnandolo di una nuova introduzione e una nuova traduzione firmata Fabio Cremonesi.

Nella nuova introduzione, Leavitt ci rende partecipi del suo percorso e di come il mondo raccontato nel libro si sia evoluto.

Il decoro, D. Leavitt
Il decoro, David Leavit, SEM

Qui, l’autore tira le somme della sua carriera e riflette sul proprio percorso di scrittore, a partire dall’esordio, appunto Ballo di famiglia, per giungere fino alla nuova edizione di vi parlo.

Nel corso della sua carriera Leavitt ha parlato di omosessualità, del rapporto tra malattia e morte, di diversità in generale, ma ha anche dimostrato di interessarsi alla politica, il suo ultimo romanzo, Il decoro, infatti riguardava proprio la situazione politica contemporanea americana.

Lo stile democratico di Leavitt

I racconti di Ballo di famiglia sono contraddistinti da una visione generale, ma mai superficiale, in cui il lettore non si immedesima con un personaggio in particolare. Ciò nonostante Leavitt è in grado di restituire tutto il vissuto di cui questi sono caratterizzati.

Questi racconti portano avanti delle tematiche fondamentali per la nostra realtà e ci offrono la possibilità di riflettere sul nostro passato per capire come muoverci nel presente.

Articolo a cura di Chiara Orfini.

Immagine che ritrae il libro di Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui

La scrittrice abita qui, S. Petrignani

Se c’è una cosa che abbiamo capito durante questi mesi di quarantena è il ruolo fondamentale che hanno le case in cui abitiamo.

La casa è il posto all’interno del quale viviamo. Spesso mangiamo, solitamente consumiamo la maggior parte dei nostri pasti, dormiamo e ci riposiamo da una giornata terribile. Dentro di essa ci prepariamo per andare a un appuntamento importante, ci sentiamo liberi di urlare quando siamo arrabbiati, o di piangere quando siamo tristi. Leggiamo libri, ci documentiamo, ascoltiamo musica e generiamo famiglie dietro le tende; e ormai lavoriamo persino senza uscire di casa!

Per questo, il posto in cui abitiamo – che sia un appartamento in condominio, o un cottage in campagna come quello di Marguerite Yourcenar – non può che essere considerato un luogo particolare, che imprigiona e riflette un po’ di ciò che siamo stati.

Da questo presupposto parte l’analisi di scoperta e il viaggio che Sandra Petrignani – scrittrice raffinata ed esperta di autrici del Novecento – ha condotto nelle case museo, nelle abitazioni e nelle città, di alcune tra le autrici più grandi (e poco dibattute) del secolo scorso.

Sandra Petrignani è nata a Piacenza nel 1952.
Roma – dove attualmente vive dividendosi tra la campagna umbra e la grande città – è il posto in ha studiato. I suoi primi contributi letterari furono di natura poetica, e fin dalla giovane età collaborò con notevoli fogli di informazione, come Il Foglio e L’Unità. Per queste e altre testate non si limitò a scrivere di libri. Tuttora, scrive di cinema, teatro, televisione, e altre arti, poiché mai disdegna la possibilità di raccontare – e al contempo raccontarsi -.

Diversi sono i testi che portano il nome di Sandra Petrignani. Tra loro è doveroso menzionare La corsara, raffinata biografia di Natalia Ginzburg (della quale fu buona amica), e il più breve Marguerite, sul personaggio della scrittrice americana Marguerite Yourcenar.

Scrivere, probabilmente è un innato talento, ed è attorno alla scrittura che deciderà di affinerà la propria arte. Manganelli, d’altro canto, fu il primo a sostenerla, quando nel 1987 esordì con un il suo romanzo Navigazioni di Circe. Si cimentò anche nell’impresa editoriale, partecipando alla fondazione della casa editrice Theoria e studiando editing dalla “zarina della critica italiana”, Grazia Cherchi. Attualmente scrive sul suo blog e collabora con numerose riviste culturali e letterarie.

La scrittrice abita qui è un saggio, ma ancor prima che un saggio è una grande narrazione storica che procede episodica e avvincente attorno ad alcune illustri scrittrici del Novecento.

Pubblicato per la prima volta nel 2002 con Neri Pozza, il libro vuole essere una raccolta di testimonianze dirette che Sandra Petrignani ha selezionato viaggiando dall’Africa all’Italia. Si tratta di Grazia Deledda, Marguerite Yourcenar Colette, Karen Blixen, Katherine Mansfield, Virginia Woolf, Vanessa Bell e Alexandra David-Néel e altre ancora, sono solo alcune delle autrici principali del Novecento che immeritatamente non vengono ricordate e di cui la Petrignani ci dà un intrecciato affresco (esclusa la Woolf, e parzialmente la Yourcenar). Basti pensare che Grazia Deledda vinse il Nobel nel 1926 e oggi il suo nome non è noto tanto quello di altri che l’hanno succeduta.

Le storie delle autrici si intrecciano agli spazi delle stanze che hanno abitato.
La scrittrice abita qui non vuole essere soltanto un omaggio a donne di incredibile valore, ma nelle sue pagine si fa cronaca diretta di quei luoghi in cui hanno vissuto. All’interno di questa cornice, il ritratto di una Grazia Deledda scontrosa e orgogliosa, si oppone a quello che è sempre stato tramandato dalla scrittrice, e nel frattempo si intreccia al destino degli ultimi anni di vita di Colette, – costretta a letto fino alla morte -. Gli amori della Yourcenar in un’America agli albori, l’eccesso di femminilità di Colette, e l’antica locanda seicentesca dove visse Karen Blixen.

Uno spazio significativo è riservato alle vite delle autrici protagoniste.

Le vite di queste incredibili nove personalità vengono osservate attraverso le stanze che hanno abitato, le letture, gli studi e gli incontri (densi di influssi e influenze) che hanno fatto in vita loro. Tuttavia, la Petrignani non si risparmia di fornirci retroscena accattivanti, provenienti dalle loro vite più intime; i loro amori e le passioni più recondite. Un viaggio che fisicamente esordisce nella Barbagia, il cuore tenebroso della Sardegna, per arrivare all’Inghilterra di Virginia Woolf e alle innumerevoli stanze abitate dall’autrice inglese.

Ma che cosa lega sottilmente le donne de La scrittrice abita qui? Forse il tentativo di rimarcare i propri spazi, la necessità di far sentire la propria voce all’interno di società che si opposero alla loro grandezza. Donne con obiettivi e sogni ben precisi, ambiziose, e disposte a tutto pur di riuscire a dire ciò che vorrebbero. Ma tuttavia, sempre rappresentate dalla critica e dall’opinione comune, con ostilità; mai comprese fino in fondo.

La scrittrice abita qui è una lettura interessante e in qualche modo formante. Sandra Petrignani ha uno stile inconfondibile, una prosa incalzante e ricca di armoniosi vocaboli ricercati; lunghe descrizioni di posti che vorremmo vedere meglio e conoscere a fondo.
Una scrittura poetica, che evidentemente ha subito l’influsso dei suoi primi esordi, ma da cui non si può che restare ammaliati. Soprattutto se si hanno a cuore alcune tematiche e personalità che Sandra Petrignani conosce a fondo, e narra in prima persona. In questo caso, l’autrice del libro rappresenta appieno un punto di comunicazione tra il passato e il presente, mantenuto in vita con estrema eleganza.

Eguali amori, D. Leavitt

David Leavitt nasce a Pittsburgh nel 1961, si laurea a Yale e, a soli ventitré anni, pubblica la sua prima raccolta di racconti: Balli di famiglia. Il successo e i riconoscimenti arrivano immediatamente, pubblica altri romanzi e diviene uno tra i maggiori rappresentanti degli scrittori ebrei della East Coast americana.
In Italia i diritti dei suoi romanzi sono stati acquisiti di SEM e sono, attualmente, in corso di pubblicazione.

Quando leggo storie raccontate da scrittori di fama mondiale, che scrivono da una vita, e che hanno un ottimo riscontro tra i pareri della stampa mondiale, mi domando chi sia io per poter giudicare un romanzo più o meno valido.
È questo il caso del libro attraverso cui ho incontrato per la prima volta la scrittura dell’americano Leavitt: uno scrittore che mi ha convinto per la sua consacrata capacità di inventare storie, mondi, e spingere alla riflessione più intima; ma che mi ha lasciato un po’ interdetto per il modo che sceglie di raccontarci tutto questo.

Eguali amori è una matassa di storie, un groviglio di emozioni, luoghi, situazioni, persone: ogni abitante del racconto assume un ruolo, una importanza riguardevole, tanto da meritare che parte della sua storia venga narrata, ogni dialogo riferito, anche  seppur non sia necessario ai fini della narrazione (questo è l’unico aspetto delle tecniche narrative che ho trovato un po’ ridondante e per cui, lo giuro, leggerò altro di Leavitt).

Eguali amori è un romanzo famigliare e racconta gli amori diversi, ma eguali, di quattro personaggi principali e di tutte le persone che gli gravitano intorno. È la storia della perseveranza al dolore vero. Dura moltissimi anni, e vive in tantissimi luoghi dell’America: trascina il lettore, pagina dopo pagina, all’interno di storie tutte diverse tra loro, il cui lo scopo primario è quello di dimostrarci che l’amore è sempre amore, in tutte le sue forme.

Racconta l’amore di Nat per Louise: un amore fatto di supporto e dedizione.
Lei, Louise: una donna indipendente e forte, che ha imparato a convivere e a sopravvivere a un dolore più grande di lei. Una donna senza religione, ma attaccata ai valori, alla vita vera, contro i fronzoli di quella vita che il marito si preoccupa appaia perfetta. Ha passato una vita dolorosa, ma tuttavia non si scoraggia e trova supporto spesso in sua sorella, con cui vive un rapporto di amore e odio, in quanto totalmente diversa da lei.
Lui, Nat: un uomo di successo, sfinito dal matrimonio, che cerca conforto altrove e tra le braccia di Lillian, una donna che lo ama e che ammira la sua devozione alla moglie e al suo dolore. Ha passato gli ultimi quarant’anni della sua vita a prendersi cura della moglie malata di cancro, sotto le luci bianche degli ospedali, a sorriderle anche quando proprio non ne trovava la ragione.
Racconta l’amore di Nat e Louise per i loro figli, quindi quello di due genitori impegnati a dargli il meglio e sempre in apprensione per il loro futuro. Danny e April ormai son cresciuti; ora vivono in posti diversi, ma non smettono di ritrovarsi lì, in quella casa dove sono diventati grandi, e da cui son scappati entrambi, dalla Costa dell’Ovest americano verso mete più ambite.
Danny, che è sempre stato un figlio di cui andar fieri, diligente, un avvocato di successo, un uomo con la testa sulle spalle che ha trovato un altro uomo con cui condividere la quotidianità: Walter (ancora amore). Una grande storia d’amore, di naturalezza e pochi eccessi. Danny è un ragazzo cresciuto, il piccolo di casa che si prende cura di tutti, e che non trascorre sera senza telefonare la madre, o volta in cui rifiuti le richieste di soccorso della sorella maggiore. Walter è un amante sincero, solidale e solido, che tutto a un tratto scopre il mondo delle chat d’incontro e si interroga sulla purezza del suo amore per Danny.
April, invece, è fatta di tutt’altra pasta: ha un carattere particolare e ha vissuto l’adolescenza di una teenager americana scapestrata: diventa una cantante rock, ma poi mira ad altri orizzonti e sposa la causa femminista. Le sue canzoni diventano inni cantanti dalle donne, poesie lette nei locali.
April ama, è la sua capacità più grande, così tanto che non riesce a fermarsi: pare che abbia un amore così grande per la vita; sembra che a qualsiasi esperienza possa partecipare, lei sia convinta di doverne prendere parte, provarla, sperimentarla, mettersi in pericolo per essa.

Eguali amori è popolato di personaggi, insegnamenti, vite vissute all’insegna della normalità e altre nel nome della sregolatezza. È abitato da volti, vicini di casa, persone che si incontrano a far la spesa, donne delle pulizie, parrocchiani e rabbini. È un grande minestrone che si beve dalla stessa pentola.

Eguali amori è un romanzo scorrevole, emozionante e affascinante: a tratti confonde, tanti sono i personaggi, ma chiarisce, una volta per tutte, la semplicità, la necessità e l’eguaglianza di tutti i tipi di amore, purché di amore si tratti. 


Eguali amori è una storia necessaria per comprendere che l’amore è sempre amore.

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