Aldostefano Marino

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Tag: letteratura italiana

Aracoeli, Elsa Morante

Aracoeli è l’ultimo romanzo di una delle maggiori scrittrici del secondo Novecento, Elsa Morante. Pubblicato per Einaudi, la prima volta nel 1982.

Nata nell’agosto del 1912, Elsa è figlia di una insegnante ebrea e di un impiegato di poste siciliano. La sua infanzia fu agiata e fu proprio per questa ragione che nei suoi scritti si dedicò principalmente alla miseria umana. Crebbe insieme ai fratelli minori, e cominciò giovanissima a scrivere filastrocche e fiabe magiche. La sua biografia è segnata dall’incontro di una personalità parecchio accreditata del tempo, e per cui doveva essere certamente una ricchezza aggiunta accompagnarsi a lui. Infatti, Elsa Morante portò avanti una travagliata e appassionata relazione con Alberto Moravia. Anche grazie a lui, incontrò numerosi poeti e artisti del tempo, dei quali divenne stretta amica e collaboratrice, come Pier Paolo Pasolini, Umberto Saba, il regista Bertolucci…
Nel 1957, arriva per la Morante, il Premio Strega, con l’Isola di Arturo. In questo momento il suo successo è consacrato definitivamente.

Aracoeli è spesso considerata un’opera oscura e misteriosa, soprattutto a causa del linguaggio adoperato dall’autrice. La prima cosa che appare agli occhi, infatti, quando si incontrano i metodi compositivi di quest’opera, è la complessità del lessico scelto e l’impossibilità di una qualsiasi conseguente interpretazione oggettiva. Il linguaggio della Morante, ha bisogno di esser meditato dopo che numerose volte letto, in quanto mai esprime, ciò che, a prima istanza, pare volerci comunicare. Numerosi piani narrativi si sovrappongono, l’un sopra l’altro, senza nemmeno cambiar pagina, Elsa Morante ci conduce da un’epoca a un’altra, dal sogno alla veglia…

Seconda metà del Novecento. Manuele è un quarantenne fallito che si mette in viaggio per recarsi nel luogo dove la madre è nata, El Almendral.

Manuele, Manuelito, Vittorio Emanuele Maria, non conosce molto del suo passato, ed è proprio durante questo viaggio che gli tornano alla mente, come episodi vissuti in un’altra vita, ricordi che era convinto di aver perso per sempre. Grazie al flusso di coscienza e al ricordo, man mano che la storia procede, si fanno chiari al lettore le ragioni del fallimento di Manuele. Ma non solo: ogni tassello mancante torna al suo posto e, alla storia del trasferimento di Aracoeli dall’Andalusia ai Quartieri Alti di Roma, si intreccia quella dell’incontro con suo padre.

Manuele ha un eroe: suo zio Manuel, il fratello di sua madre che non ha mai potuto conoscere. Per suo padre, invece, sempre lontano da casa, più che amore, nutre rispetto e devozione. Suo padre è infatti l’uomo che sua madre ha scelto, l’unico da cui le si faccia toccare. Ma mentre per Manuele, suo padre, altro non è che un accessorio di sua madre; per il Comandante della marina italiana, Manuele è ciò che lo tiene unito alla moglie mentre si allontana al lungo per lavoro.

Se il primo protagonista è Manuel, a un secondo sguardo si può notare come Aracoeli, colei dalla quale prende nome il titolo del libro, è ciò che muove e alimenta la storia. Il destino di Manuele è di ripercorre tragicamente quello materno: egli mai riesce ad allontanarsi dalla tana madre.

Ci sono due Aracoeli, una di prima e una di dopo. Quella di prima, è una donna che ha persino paura di guardare le nudità delle statue. Quella seconda, invece, comparsa dopo il concepimento della seconda genita, ha perso qualsiasi forma di pudore.

Manuele è un personaggio passivo, totalmente abbandonato a un amore infinito provato nei confronti della madre. A regolare i loro rapporti non si tratta del complesso edipico, come si potrebbe pensare, ma anzi, di un vero e proprio amore provato da Manuel nei confronti di sua madre. E dunque, forse, il terzo protagonista potrebbe essere proprio questo Amore, che diviene per Manuele, “prigione e sventura”.

Il motivo principale di questo sentimento così morboso provato dal figlio verso la madre, sta nel fatto che, proprio Aracoeli è stata l’unica persona da cui Manuele ha ricevuto affetto.

Questo, è, infatti, ciò che si ricava maggiormente dietro il personaggio di Manuele: la paura di restare solo e poi la realizzazione del suo terrore. Manuele non ha nessuno, come Elsa Morante, durante gli anni della stesura del romanzo. Manuele ed Elsa si estraniano dalla società a loro contemporanea per restare appartati.

Due temi e motivi principali sovrastano l’intero romanzo. Da una parte l’incapacità di cambiare il proprio destino – e/o provenienza sociale -. Da un’altra, invece, la possibilità dell’amore di vincere sopra ogni cosa.

Infine, un tema che fa da filo conduttore a tutta la produzione della Morante: la Storia come sfondo perfetto di ambientazione. Niente è lasciato al caso. Ogni sua invenzione ha una collocazione precisa e mirata, affinché, nel raccontare di fantasie, non ci si dimentichi di ciò che è accaduto e non va dimenticato. In questo caso è la guerra civile spagnola, da un parte, nel ricordo dello zio morto di Manuele; e la Guerra mondiale dall’altra, vissuta nella casa dei nonni paterni.

Bruciare tutto, Walter Siti

Bruciare tutto, è il romanzo meno autobiografico del Premio Strega 2013, Walter Siti. Una scelta coraggiosa quella fatta da Rizzoli, che ha deciso di pubblicare una storia bruciante e scandalosa, attirando pesanti stroncature da una parte e critiche molto positive da un’altra. La ragione di questa divisione del pubblico sta sicuramente nella delicatezza e spudoratezza dei temi che Siti ha deciso di raccontare attraverso questa sua storia, con un linguaggio tagliente e acuminato.

Bruciare tutto racconta la storia di don Leo, un prete in lotta con se stesso e con il suo Dio, un’entità a cui sottomettersi che non riesce a liberarsi dell’ombra del suo Avversario; un rapporto su cui interrogarsi ininterrottamente e che, continuamente, lo porta a dubitare di se stesso, prima in quanto uomo, poi in quanto guerriero del Signore. Leo si chiede che cosa significhi realmente amare Dio, dividendosi tra oratorio, mensa dei poveri e ripetizioni a bambini in difficoltà, in una Milano progressista fatta di grattacieli e abitata da immigrati.

Don Leo nasconde dei segreti inconfessabili, e l’amore carnale, ma soprattutto spirituale che lo ha portato a far sesso con un bambino, è ciò che gli tormenta l’anima. Da quell’evento è passato tanto tempo; ora, il sacerdote dei lunghi sermoni e le grandi metafore, un principio di balbuzie che diventa percettibile solo quando è agitato, vive a Milano e ha imparato che il Bene e il Male coesistono in un rapporto di stretta dipendenza l’uno dall’altro.
Bruciare tutto è un romanzo di quasi quattrocento pagine che porta il lettore ad interrogarsi costantemente, mettendolo a tu per tu con le sue credenze, e fornendogli il resoconto di una chiesa corrotta e di fedeli che profetizzano l’amore ma che invece praticano l’odio e la paura.

Tanti e svariati sono i personaggi e le loro personalità che compaiono tra le pagine di Bruciare tutto: ci sono Bianca e Adolfo, una coppia di coniugi in lotta tra loro che guardano a loro figlio più come oggetto da contendersi che come un bambino da proteggere; c’è Andrea, loro figlio, che avrebbe bisogno solo di qualcuno che lo faccia sentire amato.
Ci sono Emilio e Roberto, una coppia di omosessuali che vuole sposarsi, in un’Italia che ha appena concesso le unioni civili; Duilio, un uomo di chiesa con cui don Leo condivide peccati molto simili; e altri tantissimi personaggi che affollano la chiesa e il confessionale, portando il lettore a soffermarsi su temi mai scontati e ancora considerati tabù.

Quello di Walter Siti è un romanzo che scotta, brucia tutto, e a partire da quei preconcetti e pregiudizi ereditati dalla morale cattolica della nostra società, ci incita a far del bene: se nel mondo c’è così tanto male che non può essere eliminato, forse l’unico modo per salvarsi è quello di provare sempre a far del bene.

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