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Pile di libri con albero di Natale

Consigli di Natale sul comodino

Natale è ormai alle porte e anche se avessimo potuto non saremmo mai andate in vacanza senza condividere con voi una serie di consigli di Natale per chiudere quest’anno con un libro sempre sul comodino. Abbiamo pensato a una serie di consigli con cui accompagnare le giornate di festa. Che dire ancora? Armatevi di plaid e tè caldo che ai libri ci pensiamo noi!

Fiabe norvegesi

Edito da Iperborea, è un libricino che racchiude 15 fiabe norvegesi a cura di Bruno Berni corredate da una serie di illustrazioni. La raccolta restituisce il clima e l’atmosfera dei paesi nordici. Le fiabe sono state trascritte e raccolte per la prima volta da Asbjørnsen e Moe nell’Ottocento dopo essere state tramandate oralmente per secoli. Fiabe Norvegesi ci presentano trame e atmosfere a noi nuove con personaggi e strutture che ci sono familiari. Una caratteristica peculiare di Fiabe Norvegesi è quella del riscatto di chi è considerato inferiore. La loro ricchezza narrativa e il loro stile legato alla lingua del popolo vi farà viaggiare lontano con la fantasia, verso storie che hanno come protagonisti troll, giganti, principesse da salvare, prove e ostacoli da affrontare.     

Copertina con disegno di un uomo stilizzato

Quando tutto diventò blu, A. Baronciani

Quando tutto diventò blu è una graphic novel pubblicata da Bao publishing ideata e illustrata da Alessandro Baronciani che tratta il tema dei disturbi da panico. Il processo emotivo affrontato dalla protagonista, Chiara, che viene raccontato e sviscerato con spiccata sensibilità, arriva poi a una conclusione e a uno spiraglio risolutivo.           
Lo stile grafico di Baronciani si esprime sulla pagina in una griglia semplice da fumetto, con due vignette di uguale grandezza. Il suo tratto spesso e di colore blu accompagna dialoghi e flussi di coscienza coinvolgenti e ben costruiti restituendo una storia realistica piena di coraggio.

Disegno di ragazza che gioca con un cane

Proseguiamo con i consigli di Natale proponendo una biografia di cui forse avete già sentito parlare.

Miss Rosselli, R. Paris

Un’intensa biografia edita da Neri Pozza su Amelia Rosselli che Paris ha conosciuto e che racconta in modo atipico. L’autore mescola sapientemente i suoi ricordi e quelli dell’autrice, con le vicende provenienti direttamente dalla sua vita. La Rosselli non fu soltanto una poetessa, ma anche compositrice musicale, etnomusicologa e tentò persino la strada della pittura in seguito a un breve amore con Guttuso.
In queste pagine traspare la «sterminata antichità» della poesia della Rosselli che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere. Attraverso il volto di Miss Rosselli, Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.

Foto di Amelia Rosselli

Parlarne tra amici, S. Rooney

Esordio dell’autrice Sally Rooney che ha per protagoniste Frances e Bobbi, pubblicato in Italia da Einaudi. Frances, l’io narrante del romanzo, e Bobbi, la sua migliore amica nonché ex fidanzata, sono due ventunenni ormai studentesse dell’università. Incontrano Melissa e Nick, una coppia di artisti di una decina d’anni più grandi, Frances si innamora di lui, Bobbi di lei. E da qui l’amicizia senza limiti tra le due sembra andare a rotoli.
Parlarne tra amici è un romanzo sul desiderio, sull’identità, scritto con uno stile originale caratterizzato anche dallo scambio epistolare via e-mail tra le protagoniste.

Volti di due ragazze

Tempi eccitanti, N. Dolan


Un esordio vincente e brillante questo di Dolan che in Tempi eccitanti racconta la storia della protagonista Ava e del suo triangolo amoroso con un ragazzo e una ragazza. Una storia di crescita, di passaggio all’età adulta e di formazione, ma anche di ricerca di identità personale, indagando anche le dinamiche di potere. Un romanzo originale, sagace che parla di una verità in modo intelligente e sincero, pubblicato dalla casa editrice Atlantide.

Copertina del libro con volti stilizzati

Tra i consigli di Natale non può mancare qualche classico


Il libro di Natale, S. Lagerlöf

Il volume edito da Iperborea è composto da otto racconti della narratrice Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, «la più grande scrittrice dell’Ottocento», secondo Marguerite Yourcenar. Il tono semplice e vicino al folklore popolare svedese racconta storie con tema natalizio. L’autrice ci restituisce le atmosfere nordiche: il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l’immensità della natura. Ne Il libro di Natale non manca anche una piccola dose di crudeltà, tipica della tradizione delle fiabe popolari.

Immagine che raffigura festeggiamenti di Natale

Il canto di Natale, C. Dickens

Un consiglio sempreverde per le letture natalizie è il grande classico Il canto di Natale di Charles Dickens nell’edizione della Rizzoli. La fantastica storia del burbero Scrooge che fa i conti con i fantasmi del passato, del presente e del futuro, in una nuova veste illustrata interamente da Iacopo Bruno.

Copertina libro "Un canto di Natale"

«Qualcuno in terra» replicò lo spirito «proclamando di conoscerci e di operare in nostro nome, agisce secondo le sue passioni, il suo orgoglio, la sua cattiva volontà, il suo odio, la sua invidia, il suo bigottismo, il suo egoismo; ma è estraneo a me e ai miei simili, come se non fosse mai esistito. Ricordati di questo e rendi quei tali responsabili delle loro azioni, non noi.»

Anna Karenina, L. Tolstoij

Avere più tempo per la lettura spesso è l’ottimo incentivo per iniziare un grande (in tutti i sensi) romanzo. Anna Karenina è un intreccio di storie d’amore: quello illecito di Anna per il conte Vronskij e quello invece legittimo tra Kitty e Levin. Il tutto narrato magistralmente dal grande Tolstoj e ambientato tra lo sfarzo e l’aristocrazia ottocentesca di Mosca e Pietroburgo.

Volto di giovane donna

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Tra i nostri consigli di Natale non poteva mancare la poesia.

Vita meravigliosa, P. Cavalli

Una summa poetica edita da Einaudi che descrive in appena 128 pagine tanti stati d’animo che ci legano gli uni agli altri. Racconta la nostalgia, gli scherzi della mente, le passioni d’amore e la speranza. Ci descrive attraverso i suoi componimenti, a volte molto brevi, delle verità assolute. Riesce a entrare e comprendere ogni stato d’animo, mette per iscritto quello che anche noi avremmo sempre voluto dire. Che sia un augurio o un invito, l’importante è vivere questa vita meravigliosa.

Copertina con poesia della Cavalli

L’avversario, E. Carrère

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Emmanuel Carrère è riuscito a mettersi in contatto con questo uomo (sì, questa storia è vera) il cui racconto è L’avversario, edito da Adelphi. Tramite la sua testimonianza cerca di ricostruire e descrivere quei giorni di impostura che hanno condotto Romand all’ergastolo.

Foto di ombra su un'abitazione

Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato.

L’ombra del vento, C. L. Zafón

Tra i consigli di Natale abbiamo deciso di inserire questo romanzo edito da Mondadori. Cosa c’è di più bello per un lettore che leggere libri che raccontano di altri libri? L’ombra del vento è il romanzo di esordio di Zafón, primo di una magica tetralogia, ambientato nella Barcellona del 1945. Daniel Sempere viene condotto dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati, luogo che ospita tutti quei volumi dimenticati e caduti nell’oblio. Daniel sceglie, tra tutti, un romanzo intitolato L’ombra del vento, opera di Juliàn Carax, avvolto da un alone di mistero. Questo romanzo segnerà l’inizio di un’avventura che durerà dieci anni e che cambierà il corso della vita di Daniel, scaraventandolo in un vortice di intrighi, misteri da svelare, e matasse di cui trovare il bandolo.

Copertina libro con cattedrale

Cosa pensano le ragazze, C. De Gregorio

Concita De Gregorio, editorialista presso La Repubblica, ha rivolto a più di mille donne delle interviste riassumendole in 38 racconti pubblicati da Einaudi. L’autrice, per due anni ha condotto questa indagine per poi racchiuderla in questa sorta di mappa. Concita De Gregorio rappresenta l’universo femminile e gli ostacoli che spesso le donne sono costrette ad affrontare proprio perché donne. 

Copertina libro con foto di una ragazza

Pista nera, A. Manzini

Pista nera è il primo libro della serie di gialli di Antonio Manzini su Rocco Schiavone, pubblicati da Sellerio. Rocco Schiavone è un personaggio esilarante, burbero, maldestro e con un passato ingombrante. In Pista nera viene condotta l’indagine per scoprire chi ha ucciso Leone Miccichè, trovato semisepolto in mezzo a una pista sciistica. Sul corpo è passato un cingolato usato per spianare la neve, che l’ha smembrato rendendolo irriconoscibile. Da pochi e semplici indizi Rocco Schiavone capirà che non è stato solo un incidente.

Copertina libro con immagini di sci nella neve

Gli anni della leggerezza, E. J. Howard

Gli anni della leggerezza è il primo di cinque volumi di una saga famigliare ambientata nell’Inghilterra degli anni 1930 e 1940, edito da Fazi. In questo primo capitolo ci vengono presentati tutti i personaggi di questa ampliata famiglia. A fare da sfondo a tutte le vicende c’è l’incombere della Seconda guerra mondiale, che spesso cambia o sconvolge le vite dei protagonisti. La lista dei nomi nelle prime due pagine e l’immenso albero genealogico spiazzano i lettori, ma alla fine vi dispiacerà salutare tutta la famiglia Cazalet.

Illustrazione di una spiaggia affollata

 Ma in quella casa l’inerzia era imperante e contagiosa: gli orologi ticchettavano pigri, i mosconi ronzavano un poco contro i vetri delle finestre a ghigliottina e poi cadevano nel generale torpore.

Gideon, T. Muir

Gideon è il primo volume di una trilogia fantasy/sci-fi dove l’autrice ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e negromanti omosessuali. La negromante della Nona Casa ha bisogno di una spadaccina e si affida a Gideon. La protagonista è stata allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, ma non vede l’ora di lasciarsi alle spalle questa vita. La sua nemesi Harrowhark Nonagesimus, prodigio della magia ossea, non vuole lasciare andare per nessun motivo Gideon senza prima servirsi delle sue abilità per compiere un’ultima missione a beneficio della Nona Casa. Gideon è l’unica spadaccina in grado di assolvere questo compito. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; se Harrow fallirà la Nona Casa morirà.

Copertina libro con scheletri

Questi i nostri consigli di Natale, ce n’è per tutti i gusti! Ci piace pensare di aver suggerito almeno un libro “giusto” per ciascuno di voi, qualsiasi tipo di lettore voi siate.
Vi diamo appuntamento all’anno prossimo con tanti altri contenuti, recensioni e consigli di lettura della redazione. Nel frattempo, non possiamo che augurarvi buone letture e felici feste!

A cura di Raffaella Anna Indaco e Silvia Bonelli



Copertina del libro di Isabella Schiavone, Fiori di Mango. Dipinto di Gougain

Fiori di mango & Isabella Schiavone

Isabella Schiavone è una giornalista televisiva professionista, Capo Servizio al TG1, ha cominciato a lavorare in Rai nel 2002. Sul suo blog Sgrunt! racconta molte sensazioni ed emozioni che ha vissuto in prima persona – grazie al suo lavoro. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo di narrativa, Lunavulcano per il quale ha ricevuto il premio Un libro per il cinema, ed è stata candidata al Premio Strega.

Lo scorso settembre è uscito in libreria il suo secondo romanzo, Fiori di mango, edito da Lastarìa Edizioni: una narrazione ambientata nel cuore dell’Africa che mescola i profumi e i colori di questa terra. Una storia d’amore, e non solo: di rinascita, guarigione e scoperta. Schiavone racconta i luoghi che ha visitato in prima persona e li offre con eleganza e raffinatezza nelle pagine del suo ultimo libro.

In occasione dell’uscita di Fiori di mango, ho chiacchierato telematicamente con Isabella del suo ultimo libro. Abbiamo parlato di viaggi, lavoro, carriera, e dei profumi dell’Africa.

Fiori di mango è il tuo secondo libro. È un romanzo corposo, denso di avvenimenti e per niente scontato dal punto di vista narrativo. Nelle duecento pagine che lo compongono, le vicende che racconti sono numerose. Da quanto tempo conservavi tutto questo materiale nel cassetto?

In realtà non avevo uno scopo preciso né del materiale ordinato quando ho iniziato a scrivere. Ho attinto a fantasia, ricordi, immaginazione, racconti. Ho trasferito questo caos mentale sul pc e l’ho rielaborato strada facendo. Il romanzo ha poi preso forma da sé. Spesso abbiamo litigato. Ancora oggi, quando lo rileggo, mi arrabbio per la sua anarchia.

Nei ringraziamenti di Fiori di mango si legge:
“Ogni riferimento è puramente casuale, o forse no. In ogni personaggio c’è qualcosa di noi. In qualcuno un po’ di più.”
Tu ci presenti i personaggi del romanzo in modo molto dettagliato fin dal principio. Sono così ben caratterizzati nel loro essere da sembrare inizialmente un po’ tutti protagonisti. Ci si affeziona a Stella, a Gloria e a Lorenzo fin dai primi capitoli di Fiori di mango. Possiamo dire che c’è una goccia di te in ognuno di loro?

Credo ci sia sempre qualcosa di chi scrive in ogni personaggio per il solo fatto che siamo noi a dargli vita, a crearlo, a definirlo. Qualcosa che amiamo di noi o, al contrario, qualcosa che detestiamo di noi o anche che temiamo o, ancora, che desideriamo. Poi c’è qualcosa che osserviamo negli altri e che ci attrae o ci repelle o ci fa riflettere. Questo avviene in misura più o meno poderosa. C’è un pezzetto di ognuno di noi in ogni personaggio e forse qualcosa di più di qualcun altro.

Navigando tra le pagine di ​Sgrunt! ho trovato un articolo molto emozionante su uno dei tuoi viaggi in Africa. Si chiama Ndthini, dove inizia il cielo​, e racconta le condizioni di difficoltà di un villaggio a 120km da Nairobi e di una tua visita nell’orfanotrofio in cui ci sono bambini nati portatori di AIDS. Si parla di Tipo, un bambino di appena un anno devastato dalle piaghe sul corpo a causa di questa malattia. Tipo mi ha ricordato il primo bambino che Stella incontra quando visita i luoghi di infanzia di Amani. La malattia è sempre qualcosa che fa paura, difficile da affrontare, ma credo che vederla negli occhi di bambini e sulla loro pelle sia ancora più doloroso. Come ci si sente di fronte a scene come quelle che descrivi in ​Fiori di mango,​ e in generale di fronte a delle realtà così dolorose in cui a volte si è del tutto impotenti?

In effetti, la descrizione del bimbo malato di HIV nell’orfanotrofio di Amani prende spunto proprio dall’incontro con Tipo. In realtà alcuni bimbi sono inconsapevoli di quanto accade loro. Alcuni sono più forti della malattia e sembrano quasi vincerla anche solo con il loro sorriso e la loro vitalità. Come nel caso di Tipo: sorrideva felice a tutti, desideroso solo di essere preso in braccio e coccolato come tutti i bimbi della sua età. Altri bambini, invece, più provati non solo dalla malattia ma anche dallo stato di indigenza e degrado dal quale provengono, hanno la sofferenza nello sguardo, occhi spenti, senza luce. È molto doloroso entrare in quel buco nero che proietta la loro anima e la loro condizione drammatica.

In ​Fiori di mango​, Gloria torna in Africa per riabbracciare la sua famiglia paterna e riavvicinare suo padre ai suoi zii. Conoscendo la crisi amorosa che l’amica Stella sta vivendo la invita a fare i bagagli e a raggiungerla. L’Africa si rivela essere il luogo salvifico per entrambe le ragazze ma anche per altri personaggi all’interno del romanzo. Per te cosa è l’Africa, in che modo sei approdata in questa terra e chi è stata la tua Gloria?

L’Africa è per me terra di meraviglia e sofferenza, incanto e dolore. È la vita all’ennesima potenza, che esplode nel bene e nel male. È, soprattutto, umanità e speranza. Ho tante Gloria nella mia vita, perché sono circondata da amicizia forti e vere, ma nessuna Gloria che mi abbia condotto in Africa. Sono però stata io a condurre con me qualcuna di loro, in “spedizioni” di volontariato e natura. Sono più spesso la traghettatrice. Mi sono avvicinata all’Africa perché un componente della mia famiglia opera lì come volontario per scelta di vita. Abbiamo condiviso molti progetti nel tempo.

Che l’Africa sia un luogo del cuore per te si evince non solo dal romanzo ma anche dal tuo blog. Tu sostieni una ONLUS, aiuti gli orfanotrofi e soprattutto il ricavato dei diritti del tuo primo libro ​Lunavulcano ​è devoluto in beneficenza in Africa. Oltre a promuovere una causa così nobile, ​Lunavulcano è stato candidato tra i primi 50 finalisti del premio Strega nel 2018. Che emozione è stata ricevere questa bellissima notizia? Ti auguriamo lo stesso per Fiori di mango!

È stato un momento di gioia e stupore. Il mio primo romanzo, nato per caso, aveva raggiunto un grande traguardo per me del tutto inaspettato. Ma era nel suo DNA, evidentemente. Anche il giorno in cui ho saputo che lo avrebbero pubblicato è stata una grande emozione: era il giorno del mio compleanno ed ero a Bologna a festeggiare con un amico artista. Pochi mesi dopo la pubblicazione, ha ricevuto anche lui un importante premio. Mi ha dato molte gioie.

Prima ancora di essere una narratrice ti conosciamo come famosa giornalista. Hai dato voce in radio, scritto per l’Ansa e per il gruppo Espresso; sei approdata in Tv su Rai1, prima a Uno Mattina, poi come inviata a Tv7 – e ora Capo Servizio al TG1. Sulla tua biografia si legge inoltre che tra le tue prime esperienze ci sono state missioni in Libano e in Kosovo con l’esercito. Come è stato essere giovani in un contesto così particolare? Hai mai avuto paura o ti sei mai sentita in pericolo durante qualcuno dei tuoi lavori?

La mia seconda gioventù, dai 25 anni in poi, l’ho vissuta nel giornalismo. Avevo sete di esperienze, viaggi, incontri, conoscenza. E la mia professione mi ha sempre offerto numerosi stimoli in questo senso. È stato meraviglioso crescere viaggiando, conoscendo tante persone, facendo esperienze anche estreme. La paura talvolta c’è stata, come a Scampia, dove ci inseguirono e minacciarono o allo Zen di Palermo, per fare i primi esempi che mi vengono in mente. Sono i rischi del mestiere. Ma la motivazione e la convinzione di raccontare qualcosa che avrebbe potuto cambiare le condizioni di vita di alcune persone – fosse stata anche solo una – è sempre stata una spinta più forte della paura. E anche una sana dose di incoscienza, ammettiamolo.

Il tuo blog è un mondo pieno di informazioni, spunti, viaggi e tante esperienze personali. Tra le righe e le tante sfumature di colore di ​Sgrunt! spesso compaiono storie che riguardano i più deboli, gli emarginati, coloro che tanti preferiscono chiamare “diversi”. Quanto è difficile dar voce a queste situazioni, riuscire a raggiungere un obiettivo, aiutarli in modo concreto?

È una battaglia da condurre. Ci si interessa a persone fragili o emarginate solo quando il problema ci riguarda da vicino. E, invece, sono proprio le persone che non vivono situazioni di questo genere che hanno il dovere di dare voce a chi è in difficoltà. Questa per me è sempre stata una missione, qualcosa coerente con i miei valori e con ciò che mi è stato insegnato e trasmesso in famiglia e nelle scuole cattoliche che ho frequentato. È impegnativo, ma la soddisfazione che ne deriva dopo è unica. Il sorriso di Simone (trovate la storia sul blog) e di mamma Sara, usciti dalla reclusione di un appartamento popolare al settimo piano nel quale erano confinati a causa della disabilità, è stato un momento di pura e autentica gioia da celebrare e condividere.

Tornando a ​Fiori di mango,​ c’è una parte in cui Lorenzo, cugino di Gloria, torna in Italia e inizia (motivato proprio da lei) un corso di meditazione. Le pagine dedicate a questa disciplina occupano pochi capitoli nel libro ma sono molto intense e regalano degli insegnamenti per la vita di tutti i giorni. Alla fine di Fiori di mango i ringraziamenti sono rivolti a Neva e Corrado (insegnanti guida dell’Ameco – Associazione per la Meditazione di Consapevolezza) che sono citati spesso nel romanzo. Deduco che anche tu pratichi questa disciplina, e mi chiedevo come l’hai conosciuta e che spazio occupa nella tua vita.

Si, pratico la meditazione vipassana (tradizione theravada, buddhista) da dieci anni e il Tai Chi Chuan, un’arte marziale cinese che rappresenta una forma di meditazione in movimento, da un anno e mezzo. Mi sono avvicinata alla meditazione per caso, leggendo un libro. Dovevo affrontare un intervento chirurgico che mi avrebbe costretta all’immobilità per un po’ di tempo e avevo fatto acquisti in libreria. Nella saggistica ero stata attratta da un titolo e acquistai, tra le varie letture, anche questa. Ebbi modo di leggere il volume con grande attenzione. Dopo feci delle ricerche e decisi di frequentare una scuola di meditazione romana molto seria e qualificata, con docenti riconosciuti a livello internazionale (niente santoni, niente esotismi, niente frikkettoni new age). L’approccio e il molto studio che ne deriva ha per me sostituito il desiderio di prendere un’altra laurea. È un campo molto interessante, molto concreto e dinamico: gli effetti della pratica si vedono nella vita quotidiana e trovo che anche questo sia un modo per “igienizzare” il mondo, rendendo noi più consapevoli delle nostre parole e azioni, e gli altri più disponibili a recepire un indirizzo salutare per la propria vita.

Tra i vari ruoli che hai ricoperto sei stata anche insegnante di “Teoria e tecnica del linguaggio televisivo” presso l’Università degli studi di Tor Vergata. Come descriveresti questa ulteriore esperienza nella tua vita e soprattutto quanto ti riconosci negli universitari di oggi, probabilmente giornalisti di domani?

È stata una bellissima esperienza contribuire alla formazione di giovani menti (in alcuni casi poco più giovani di me) e trasmettere loro le mie competenze ed esperienze professionali. Ciò che ha caratterizzato la mia esperienza di docenza, almeno nelle mie intenzioni, è stata la disponibilità verso gli studenti, la lealtà nel rapporto, l’entusiasmo. Con alcuni di loro sono ancora in contatto dopo un decennio circa. Ho cercato di essere per loro il docente che avrei desiderato incontrare quando frequentavo la scuola di specializzazione. Mi sono riconosciuta nella loro voglia di arrivare e nella loro visione idealizzata della professione, che avevo anche io da giovane studentessa. Mi auguro che siano loro il motore del cambiamento di cui la professione ha bisogno e non un ulteriore ingranaggio di un sistema talvolta farraginoso e autoreferenziale. Ho molta fiducia nei giovani e nella loro creatività, che mai come adesso è necessaria per aprirsi nuove strade.

Tu sei molto attiva sui social, e utilizzi il tuo ​Sgrunt! come un diario virtuale molto aggiornato. Secondo te, abituati a questa epoca digitale fatta di “scrolli rapidi” e storie che svaniscono dopo 24 ore, quanto è importante scrivere bene una notizia? Soprattutto oggi cosa vuol dire scrivere “bene” una notizia? Sta cambiando o cambierà il giornalismo da questo punto di vista?

Certamente lasciare traccia di quanto si scrive, se non negli archivi almeno nelle menti, è fondamentale. Nel giornalismo televisivo la scrittura è importante, ma viene inevitabilmente accompagnata dalla potenza dell’immagine, che talvolta la sovrasta descrivendo la realtà senza bisogno di parole. Noto, negli ultimi anni, una minore attenzione verso la scrittura in generale, tanti errori anche nei quotidiani online e penso a colleghi celebri che si rivolterebbero nella tomba per molto meno. Amo i social e ne apprezzo il valore e la capacità di arrivare soprattutto ai più giovani. Ma trovo pericoloso quando si dà la precedenza alla costruzione del personaggio social strumentalizzando i contenuti. Ho sposato la scuola di chi mi ha insegnato che il giornalista non è un personaggio, ma è al servizio della notizia.

Il nuovo InkPad 3 Pro prodotto da PocketBook, rappresentato su una tavola di legno e circondato da libri

PocketBook, InkPad 3 Pro

Quando PocketBook mi ha proposto di provare il loro nuovo e-reader, inizialmente sono stato titubante. Il mio approccio con la lettura, infatti, è sempre stato di tipo tradizionale, perché ho sempre collegato questa pratica a un oggetto fisico, ossia il libro.

Forse per orgoglio, senza aver provato un e-reder, ho ripetuto come un giuramento che non avrei mai preferito il digitale al cartaceo.
Dei libri amo la loro adesione alla tradizione. L’odore, il tatto della carta, scrivere sulla prima pagina il giorno in cui comincio, sottolineare le parti che ho preferito e su cui poi – magari – un giorno tornerò.

Fin da quando ho cominciato a leggere ho sempre prediletto l’idea che a una storia corrispondesse necessariamente un oggetto: come se il libro stesso facesse parte del racconto che si legge.

Non potrei mai dimenticare la copertina di un libro che per me è stato importante. E difatti, ho sempre scelto i libri anche secondo un principio estetico e formale, poiché il contenitore, talvolta, può rendere più o meno godibile il contenuto. Inoltre, mi è sempre piaciuto avere tutti i miei libri a portata di mano, ma a una certa è diventato impossibile tenerli con me.

Infatti, nel mese di gennaio mi sono trasferito a Milano, dove i miei spazi si sono ridotti notevolmente. Anche per i libri non ho più tutto lo spazio di prima, e così, parallelamente alla collaborazione con PocketBook, ho iniziato a credere che un e-reader sarebbe venuto incontro ai miei problemi. Ciò che più mi attraeva era la possibilità di poter avere sempre le mie letture con me, e di non dover scegliere i libri da portarmi appresso prima di una partenza.

E così è stato. InkPad 3 Pro mi ha conquistato.

PocketBook nasce nel 2007 a Lugano, in Svizzera. Attualmente è uno dei maggiori produttori globali di e-reader basati sulla tecnologia E Ink Carta e vende i suoi prodotti in più di 35 paesi al mondo.

Gli e-reader di Pocketbook sono pensati con grande cura e meticolosità verso ogni esigenza di lettore. Gli schermi non affaticano la vista, l’interfaccia è in 35 lingue e le impostazioni sono ampiamente personalizzabili. Ha uno schermo di 7.8 pollici, dotato di multisensoriale screen e tecnologia SMART light, che permette la lettura in qualsiasi condizione di luce. Un’altra caratteristica imprescindibile, soprattutto per chi ama leggere in spiaggia, è la sua impermeabilità che vi permetterà di prendere schizzi e secchiate d’acqua senza che dobbiate procurarvi una nuova copia del libro che avevate in lettura.

InkPad 3 Pro è dotato di connessione WiFi e connettività Bluetooth. Inoltre, possiede un adattatore audio micro USB attraverso cui connetterlo al PC, o a delle casse esterne.

Grazie all’innovativo sistema tecnologico, PocketBook mette a disposizione uno store virtuale dove poter scaricare e caricare i vostri libri digitali. L’app per smartphone PocketBook Reader consente di leggere e ascoltare i vostri libri su tutti i dispositivi iOS e Android. L’app supporta qualsiasi formato: PDF, EPUB, DjVu, MOBI, DOCX, RTF e tanti altri, davvero per ogni tipo di esigenza!

Grazie a InkPad 3 Pro potrete ascoltare anche i vostri audiolibri MP3 e MP4. Ma non solo: InkPad supporta anche la musica!

Ho testato InkPad 3 per due mesi, alla conclusione dei quali devo ammettere che l’e-reader non potrà mai sostituire il posto che da sempre detiene il cartaceo. Tuttavia, è vero anche che il libro non garantisce molte delle innovazioni e possibilità di cui vi ho parlato. Per me si è dimostrato un ottimo supporto alla lettura tradizionale, perché mi ha permesso di leggere ovunque, cosa che, invece, con il libro fisico non è possibile: soprattutto se si è ossessionati come me dalle sue condizioni. Un e-reader vi permetterà di ingrandire le pagine fino alla dimensione che preferite e di accaparravi titoli classici e nuovi a prezzi imbattibili. Infine, l’ho detto e lo ribadisco: InkPad 3 Pro vi darà la possibilità di avere sempre con voi i libri che amate, e di non dover più versare lacrime amare prima dei vostri futuri traslochi.

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