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#chivuolessereLibronario

Ciao, amici, lettori e non lettori, soprattutto non lettori, questo articolo è dedicato a voi.

Ho molti amici, molte persone che mi girano attorno e a cui io, a mia volta, giro intorno: in questo centrifugare, la vita è una cosa così bella che permette di avere scambi, interpretare pensieri. Così prendo spunto dalla vita: molti miei amici, persone che conosco, o che mi seguono, alla domanda: quanti libri hai letto nel 2018?, rispondono: zero.
Mi chiedo, allora, quale sarebbe il numero giusto.

Quanti libri andrebbero letti?
L’anno scorso, i dati Istat hanno parlato chiaro: lettura in calo, rapidissimo e vertiginoso, persone che non hanno libri nelle loro librerie, altre che non ne hanno mai letto. Questo mi ha preoccupato, al punto che mi sono chiesto: che cosa ne sarà di tutta questa letteratura che non viene letta? Di tutti gli insegnamenti che non abbiamo appreso dai libri, e dei mondi, delle persone, dei punti di vista con cui non ci relazioniamo? E in che modo, io, potrei essere utile a chi non ama i libri?

Perché leggiamo?
Perché ci permette di entrare in contatto con situazioni che non abbiamo vissuto e che non potremo vivere. Ci permette di empatizzare con un personaggio diverso da noi, e alla fine, qualcosa impariamo. Riformuliamo giudizi, consideriamo aspetti di noi che non conoscevamo, e impariamo ad amare, a contemplare la pace, il rispetto: a conoscere la varietà del mondo, così tanta e abbondante, con cui non possiamo interagire normalmente.
Leggete il libro di un traditore, e scoprirete che il traditore ha le sue buone ragioni.
Imparerete a giudicare meno.

E allora… Perché non leggiamo?
Non abbiamo tempo, siamo sempre impegnati. In un tempo in cui Instagram non esisteva e Facebook nemmeno, la sera, prima di andare a letto, se non si guardava la televisione che si faceva? Si leggeva magari. E ora che il tempo è diventato così stretto, le ore si sono ridotte e tutto pare necessariamente così limitato, le persone hanno smesso di leggere.
Libri cari, prezzi alti, dice qualcun altro.
Biblioteche poco fornite, personale poco disponibile e meramente interessato.
Stipendi bassi, famiglie numerose, una signora mi scrive “A fine mese i conti non tornano se spendo 15 euro per un libro che non sia per mia figlia”.

Ora, che cosa succede?
Io e una manica di bookblogger, che fanno foto belle, parlano di cose nuove, a cui devo tanto per la buona riuscita di questo progetto, hanno deciso di aiutarmi. E così è nato #chivuolessereLibronario.
A sostenerci un esercito di case Editrici, piccole e grandi, importanti, che hanno capito cosa voglia dire fare letteratura, fornire cultura, aiutare le persone. Imprese nel vero senso della parole, felici di poter aiutare il mondo, innamorate del loro mestiere, fedeli, a esso.

Leggere costa troppo? Vi ruba tempo? Non lo fate?
Forse dovreste, e adesso avrete la possibilità di leggere un libro gratis che vi verrà mandato a casa direttamente da una Casa Editrice.

Come fare? 
A partire da lunedì 25 giugno, per quattro lunedì di seguito sulla mia pagina Instagram potrete trovare un sondaggio, una domanda su un qualsiasi tema e argomento, lontano il più possibile dal mondo letterario: dovrete rispondere correttamente a tre su quattro (3/4) domande dei sondaggi per poter partecipare all’ultima fase.
Vi comunicherò il profilo Instagram dove potrete trovare la risposta al quiz due giorni dopo. Alla fine pubblicheremo una foto del libro in palio, e commentando  potrete partecipare all’estrazione per provare a vincere il libro, di cui vi avrò precedentemente parlato.

Dopo la diretta di domenica 24/06, delle 19, dove vi presenteremo la prima carrellata di quiz, potrete trovare le risposte corrette per ogni mercoledì, su dei profili che puntualmente vi indicherò. Le domande spazieranno in qualsiasi campo, riguarderanno soprattutto aree specializzate di interesse: ingegneria, salute, sport, cibo, moda, gossip.
Ricordo ancora che il gioco è destinato a raccogliere non lettori, quindi, ognuno di voi si chieda sinceramente se è un lettore forte.
Alla fine del Contest verranno fatti i dovuti controlli ai profili di ogni partecipante; a quelli chiusi verrà richiesto di aprirli.

Aiutatemi. Aiutateci. Aiutiamoci.
Leggere cambia la vita e ci rende persone migliori.
Soprattutto ORA!

Infine grazie, meritano di essere citati uno per uno, i fantastici bookblogger che collaborano nell’impresa:
La graphic-designer del progetto: @manumomelibri
@luigi__bianco; 
@libriamociblog
@libriattraversolospecchio;
@mattia.tortelli
@_charlottebooks_
@mr.tannus
@gwynto.books
@lalibraiainblu
@franmagistro
@lellettrici_books

BUON CHI VUOL ESSERE LIBRONARIO e buona fortuna!

Se sei un Editore, uno scrittore, un giornalista, uno speaker radiofonico, un autore, un cantante: chiunque tu sia, qualsiasi informazione tu voglia scoprire a proposito di #CVEL, contatta l’ufficio stampa del progetto (cvel@aldostefanomarino.it), sarai aggiornato in tempo reale sul progetto.

Ascoltate, raccontate, imparate, amate

Scriverò un libro, presto, magari lo farò, in cui racconterò delle persone che si incontrano per strada e che ci sediamo ad ascoltare aspettando l’autobus.
Ieri, tornando a casa dal Roma Pride, ho conosciuto Francesco mentre cercava di rubare il cellulare ad una ragazzina che stava accanto a me e che se n’è accorta.
Francesco ha ventuno anni, la madre è libanese e il papà marocchino. La madre vive con lui e gli altri sui cinque fratelli, lui è il quarto di sei figli, il papà è in giro per l’Italia “ma a lui non gliene frega nulla di noi”.

Francesco è stato in carcere per spaccio, quando aveva diciassette anni e «Ora sai dove sto andando? A vendere la coca!». Francesco mi ha chiesto di ammettere che fosse un bel ragazzo, “anzi, a dirla tutta bellissimo, dai, ammettilo”.

Abbiamo fatto il percorso sul tram insieme, ho provato a dirgli che una vita così, in cui si scappa, continuamente, da tutti e da tutto, è una vita da schifo. Gli ho detto di darsi una sistemata e di portare in giro curriculum, di imparare a far la pizza, o la Carbonara, o qualsiasi cosa non riguardi fare il cattivo. Gli ho detto che la gente fa schifo, che in Italia è pieno di razzisti, ma che per ogni razzista c’è uno come me, che sta dalla loro parte. Gli ho detto di non rubare più agli altri, che ognuno vive le proprie battaglie e che se a me avesse rubato il cellulare, forse, avrei perso un po’ della mia fiducia nei suoi e nei loro confronti.

Francesco ogni tanto esce, ma quando esce sta nelle piazze a vendere, non vede amici, non fa attività ricreative, «Sai quanto c’ho nello zaino? Trecento euro e sette cellulari, ma altrimenti a la mamma mi’ e fratellini miei chi ci pensa?».

Ho detto a Francesco che gli voglio bene e che, visto che è così bello, potrebbe anche fare il modello, o qualsiasi cosa, ché essere così belli e nascondersi per tutta la vita non va bene.

Francesco mi ha abbracciato, mi ha ringraziato, mi ha detto che la sua vita a ventuno anni è spacciata, ma mi ha detto che ci penserà, che ci proverà. E che mi vuole bene, solo per aver fatto del becero moralismo, io che non ho mai avuto bisogno di rubare per far star bene mamma, che di sorella ne ho una sola e studia fuori, come me.

Ora non so se Francesco smetterà di rubare, non so se inizierà a far vita migliore, però almeno, Francesco, sa che qualcuno gli vuole bene, che a qualcuno importa di lui: mi ha abbracciato, ringraziato e poi ha continuato a guardarmi finché non è sceso dal tram.

Impariamo a non giudicare, a sederci ed ascoltare le persone, a conoscere i loro problemi, i loro cuori, le loro storie, ad incrociarle. Siamo tutti amici, dobbiamo esserlo, oggi più che mai.

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