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Immagine che ritrae il libro di Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui

La scrittrice abita qui, S. Petrignani

Se c’è una cosa che abbiamo capito durante questi mesi di quarantena è il ruolo fondamentale che hanno le case in cui abitiamo.

La casa è il posto all’interno del quale viviamo. Spesso mangiamo, solitamente consumiamo la maggior parte dei nostri pasti, dormiamo e ci riposiamo da una giornata terribile. Dentro di essa ci prepariamo per andare a un appuntamento importante, ci sentiamo liberi di urlare quando siamo arrabbiati, o di piangere quando siamo tristi. Leggiamo libri, ci documentiamo, ascoltiamo musica e generiamo famiglie dietro le tende; e ormai lavoriamo persino senza uscire di casa!

Per questo, il posto in cui abitiamo – che sia un appartamento in condominio, o un cottage in campagna come quello di Marguerite Yourcenar – non può che essere considerato un luogo particolare, che imprigiona e riflette un po’ di ciò che siamo stati.

Da questo presupposto parte l’analisi di scoperta e il viaggio che Sandra Petrignani – scrittrice raffinata ed esperta di autrici del Novecento – ha condotto nelle case museo, nelle abitazioni e nelle città, di alcune tra le autrici più grandi (e poco dibattute) del secolo scorso.

Sandra Petrignani è nata a Piacenza nel 1952.
Roma – dove attualmente vive dividendosi tra la campagna umbra e la grande città – è il posto in ha studiato. I suoi primi contributi letterari furono di natura poetica, e fin dalla giovane età collaborò con notevoli fogli di informazione, come Il Foglio e L’Unità. Per queste e altre testate non si limitò a scrivere di libri. Tuttora, scrive di cinema, teatro, televisione, e altre arti, poiché mai disdegna la possibilità di raccontare – e al contempo raccontarsi -.

Diversi sono i testi che portano il nome di Sandra Petrignani. Tra loro è doveroso menzionare La corsara, raffinata biografia di Natalia Ginzburg (della quale fu buona amica), e il più breve Marguerite, sul personaggio della scrittrice americana Marguerite Yourcenar.

Scrivere, probabilmente è un innato talento, ed è attorno alla scrittura che deciderà di affinerà la propria arte. Manganelli, d’altro canto, fu il primo a sostenerla, quando nel 1987 esordì con un il suo romanzo Navigazioni di Circe. Si cimentò anche nell’impresa editoriale, partecipando alla fondazione della casa editrice Theoria e studiando editing dalla “zarina della critica italiana”, Grazia Cherchi. Attualmente scrive sul suo blog e collabora con numerose riviste culturali e letterarie.

La scrittrice abita qui è un saggio, ma ancor prima che un saggio è una grande narrazione storica che procede episodica e avvincente attorno ad alcune illustri scrittrici del Novecento.

Pubblicato per la prima volta nel 2002 con Neri Pozza, il libro vuole essere una raccolta di testimonianze dirette che Sandra Petrignani ha selezionato viaggiando dall’Africa all’Italia. Si tratta di Grazia Deledda, Marguerite Yourcenar Colette, Karen Blixen, Katherine Mansfield, Virginia Woolf, Vanessa Bell e Alexandra David-Néel e altre ancora, sono solo alcune delle autrici principali del Novecento che immeritatamente non vengono ricordate e di cui la Petrignani ci dà un intrecciato affresco (esclusa la Woolf, e parzialmente la Yourcenar). Basti pensare che Grazia Deledda vinse il Nobel nel 1926 e oggi il suo nome non è noto tanto quello di altri che l’hanno succeduta.

Le storie delle autrici si intrecciano agli spazi delle stanze che hanno abitato.
La scrittrice abita qui non vuole essere soltanto un omaggio a donne di incredibile valore, ma nelle sue pagine si fa cronaca diretta di quei luoghi in cui hanno vissuto. All’interno di questa cornice, il ritratto di una Grazia Deledda scontrosa e orgogliosa, si oppone a quello che è sempre stato tramandato dalla scrittrice, e nel frattempo si intreccia al destino degli ultimi anni di vita di Colette, – costretta a letto fino alla morte -. Gli amori della Yourcenar in un’America agli albori, l’eccesso di femminilità di Colette, e l’antica locanda seicentesca dove visse Karen Blixen.

Uno spazio significativo è riservato alle vite delle autrici protagoniste.

Le vite di queste incredibili nove personalità vengono osservate attraverso le stanze che hanno abitato, le letture, gli studi e gli incontri (densi di influssi e influenze) che hanno fatto in vita loro. Tuttavia, la Petrignani non si risparmia di fornirci retroscena accattivanti, provenienti dalle loro vite più intime; i loro amori e le passioni più recondite. Un viaggio che fisicamente esordisce nella Barbagia, il cuore tenebroso della Sardegna, per arrivare all’Inghilterra di Virginia Woolf e alle innumerevoli stanze abitate dall’autrice inglese.

Ma che cosa lega sottilmente le donne de La scrittrice abita qui? Forse il tentativo di rimarcare i propri spazi, la necessità di far sentire la propria voce all’interno di società che si opposero alla loro grandezza. Donne con obiettivi e sogni ben precisi, ambiziose, e disposte a tutto pur di riuscire a dire ciò che vorrebbero. Ma tuttavia, sempre rappresentate dalla critica e dall’opinione comune, con ostilità; mai comprese fino in fondo.

La scrittrice abita qui è una lettura interessante e in qualche modo formante. Sandra Petrignani ha uno stile inconfondibile, una prosa incalzante e ricca di armoniosi vocaboli ricercati; lunghe descrizioni di posti che vorremmo vedere meglio e conoscere a fondo.
Una scrittura poetica, che evidentemente ha subito l’influsso dei suoi primi esordi, ma da cui non si può che restare ammaliati. Soprattutto se si hanno a cuore alcune tematiche e personalità che Sandra Petrignani conosce a fondo, e narra in prima persona. In questo caso, l’autrice del libro rappresenta appieno un punto di comunicazione tra il passato e il presente, mantenuto in vita con estrema eleganza.

LUX, Eleonora Marangoni

Vincitore del Premio Neri Pozza 2017, Lux di Eleonora Marangoni è uno dei meritevoli romanzi finalisti in gara alla settantaduesima edizione del rinomato Premio Strega.

La storia di Lux comincia quando il giovane Thomas Edwards, eredita da parte di suo zio Valentino Tilli un albergo in rovina, per anni meta amata da personalità di ogni tipo.
L’Hotel Zelda è un palazzetto di tre piani in tutto, più largo che alto, quasi inghiottito dal giardino che lo circonda.
Tom è un architetto, gestisce uno studio di light design, e vive le cose solo in superficie: conduce la vita senza grande trasporto e si abbandona agli eventi come per dovere. Pur amando perdutamente Sophie Selwood, una donna che non vede da sette anni, da un anno e mezzo sta con Ottie, una chef che ha reso la cucina un’arte, con un figlio di sette anni al seguito, Martin.
Thomas non è interessato all’eredità ricevuta, non crede nemmeno di meritarsela e insieme a Ottie e Martin, compie un viaggio verso il sud Europa per incontrare il Nuovo Proprietario per vendere l’albergo e la sorgente d’acqua minerale Zelda.
Ma non appena i tre metteranno piede sull’Isola, subito dopo esser sbarcarti, saranno sorpresi da eventi misteriosi e dalla capacità del destino di rimescolare le carte.

L’autrice, Eleonora Marangoni, è nata a Roma. A Parigi si è laureata in letteratura comparata e ha deciso di vivere della sua passione. Qui scrive, e si occupa di copywriting e comunicazione.
In Lux, sorprendente è la nuova vita che la Marangoni dà ai luoghi. Ci troviamo tra il Sud dell’Europa e l’Inghilterra, ma la vera ambientazione del romanzo sono i posti che l’essere umano inventa per fuggire dai propri fantasmi. L’Isola diventa per Eleonora Marangoni un luogo metaforico. È il luogo dove saranno decise le sorti del giovane erede italoinglese. Qui, Thomas ha bisogno di far ritorno per chiarire i conti con il passato, ricongiungersi alla sua famiglia, e decidere il proprio futuro.

La prima grande dote di Eleonora Marangoni è quella di saper costruire un intreccio ricco di dettagli, di storie, di personaggi ben caratterizzati. Quando si legge il libro non c’è un vero e proprio elemento che mantiene vivo l’interesse del lettore, una domanda sulla quale interrogarsi finché non finisce la storia. Se questo accade, però, è grazie alla fortissima capacità narrativa della mano autoriale della Marangoni. Lunghi periodi e descrizioni dettagliate, pochi discorsi diretti e molti termini ricercati.
È sorprendente leggere questa storia. Ogni paragrafo suggerisce qualcosa al lettore, che aspetta di leggere quello successivo perché l’opinione sia ribaltata completamente.
In questo caso, da un punto di vista tecnico, si potrebbe dire, che Lux è costruito attraverso un climax disteso che senza sosta ascende verso il finale perfetto.


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