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Copertina del libro con un uccello posato su un cumulo di immondizia dove spicca una TV.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia, E. Malaj

Dal tuo terrazzo si vede casa mia è l’opera prima di Elvis Malaj, primo autore italiano del catalogo di Racconti Edizioni, tra i finalisti del Premio Strega 2018.

Questo libro d’esordio, sin dalle primissime pagine, ci trasmette la cifra stilistica del suo autore, con l’effetto che immediatamente capiamo di cosa Malaj vuole parlarci. Il suo è un realismo diretto, schietto, fatto di situazioni e di personaggi.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia ha come fil rouge la continua contrapposizione di due mondi: quello italiano e quello albanese che caratterizzano anche la vita di Malaj. Elvis Malaj, infatti, è nato in Albania a Malësi e Madhe nel 1990 e trasferitosi in Italia a 15 anni.

Primo piano fotografico dell'autore Elvis Malaj.

L’ironia, tra i leitmotiv della raccolta

Tra i tanti leitmotiv quello dell’ironia cattura l’attenzione del lettore. Costituisce l’elemento che permea le esistenze ordinarie dei protagonisti trasformandole così in qualcosa di più e di narrativamente attraente.
Il contesto è reso efficacemente con una lingua semplice e immediata.
Malaj ricorre al gergo, usando di tanto in tanto espedienti retorici e inserendo talvolta espressioni in albanese. Sembrerebbe che i dodici racconti della raccolta siano scritti in perfetto stile “carveriano”. Un mix che si pone come uno strumento terapeutico e catartico per affrontare i conflitti interiori e per abbattere i tabù della società moderna.

Racconti Edizioni, la casa editrice che ha lanciato Malaj

Il linguaggio di Malaj ha trovato la sua espressione nella brevità del racconto. Non stupisce, quindi, che la sua scrittura abbia convinto la casa editrice Racconti che concentra proprio in questo genere la sua attività editoriale. Una realtà che nasce nel 2016 e che lavora per scardinare l’idea comune che “i racconti non vendono”, restituendo al racconto valore e importanza.
La casa editrice vanta infatti nel suo catalogo grandi classici, – come Virginia Woolf, John Cheever, Margaret Atwood, John O’Hara, James Purdy – una riscoperta di autori stranieri e giovani autori italiani all’esordio. Racconti Edizioni concentra la sua mission nella costruzione di un percorso letterario partendo da un limite: la visione del racconto come genere “di serie B”.

Uno spaccato della nostra società

I protagonisti di Dal tuo terrazzo si vede casa mia, nella maggior parte dei casi, sono giovani ragazzi albanesi in Italia. Essi si presentano quasi come possibili alter ego dell’autore e si propongono come emblema di una generazione di giovani cresciuta in Italia, ma nata altrove.
Malaj ha il pregio e l’abilità di offrirci uno spaccato della nostra società. Il tutto inserito in una serie di racconti piacevoli e avvincenti che si stagliano tra l’identità albanese e la giovinezza trascorsa in un posto lontano.
Un mare che separa le due realtà e che ritroviamo anche nella seconda “fatica letteraria” di Malaj uscita per Rizzoli: Il mare è rotondo.

I protagonisti di Malaj vivono situazioni bizzarre


Che siano personaggi italiani come Giuseppe e Maria o albanesi ormai trapiantati in Italia o, ancora, ragazzi come Agron e Silvia – che nel racconto A pritni miq? vivono una storia d’amore “vagabonda”, connotata da punte di sarcasmo e che cercano a lungo un posto adatto a loro -, si tratta sempre di figure legate da confusione, incertezza e disorientamento nella gestione dei rapporti umani e per la riuscita del loro stesso futuro.
Situazioni bizzarre come quella che vive Kastriot, il protagonista dell’ultimo racconto – Morte di un personaggio – che chiude la raccolta.
Kastriot voleva essere solo un romanziere e nelle pause dalla scrittura si arrampica sul terrazzo di un’abitazione vicina per annaffiare le piante mentre l’appartamento è vuoto. Ed è proprio una frase pronunciata da questo personaggio a dare il titolo all’opera: “Dal tuo terrazzo si vede casa mia”, spiega il giovane a Veronica, inquilina che incontra in una di queste incursioni.

Abito dall’altra parte della piazzetta, dal tuo terrazzo si vede casa mia.’ Veronica lo guardò per un attimo senza capire. ‘E quindi?’. ‘Siamo la famiglia di albanesi che si sono trasferiti qui qualche anno fa, ci conoscono tutti nel quartiere’. ‘Il fatto che sei albanese dovrebbe rassicurarmi?’. ‘Ma sei razzista?’. ‘Dammi pure della razzista, ma se mi ritrovo in casa un albanese armato di coltello di sicuro non penso che sia un benefattore’

Malaj è un autore senza filtri

Malaj parla – o meglio scrive – senza filtri. Non assume i toni seriosi di una critica sociale, del confronto tra “me e te”, “noi e loro”, ma scioglie in dialoghi serrati, frizzanti e realistici gli atteggiamenti e le visioni di due culture che si incontrano e che si guardano anche con diffidenza, talvolta.
Una presa di coscienza ironica e forse autoironica che descrive, evitando intenzionalmente ogni tipo di serietà e pesantezza, ciò che significa essere e sentirsi come sospesi, tra Albania e Italia, tra due realtà divise e mescolate allo stesso tempo.
Una serie di racconti piacevoli e avvincenti che raccontano l’identità albanese e il significato di vivere la giovinezza in un luogo lontano da quello natìo.
Come, ancora, nel caso di Kastriot dove la diffidenza e le convinzioni della società inducono Kastriot a deformare se stesso per modellarsi sui pregiudizi culturali:

Kastriot era ubriaco e aveva fatto a botte: aveva semplicemente fatto quello che ci si aspettava da un albanese a una festa, anche se non era ubriaco, neanche beveva lui, ma era ciò che pensavano tutti in quel momento. Dopo il pugno che si era preso in pieno volto dal fustacchione ventenne, comunque, un po’ ubriaco si era sentito

Contaminazione e leggerezza

Potremmo dire, per riprendere le parole dei Paolo Zardi, che in effetti “per quanto ci si possa sforzare, nessun italiano potrà mai scrivere questa storia”.    
Contaminazione è forse una delle parole chiave della raccolta, che con leggerezza – altra parola chiave – parla di argomenti e di sentimenti in maniera efficace e incisiva.

Tra le abilità di Malaj c’è quindi quella di aver mescolato due identità in modo originale. Così è arrivato a costituirsi come una voce che effettivamente mancava nel panorama editoriale italiano e che ci auguriamo possa costituire solo l’inizio di un nuovo filone nella nostra cultura letteraria.

Perché ci ostiniamo, F. Sjoberg

Frederik Sjoberg è uno scrittore ed ematologo: vive sull’isola di Runmaro, vicino alla città di Stoccolma, e lì, dove si è trasferito a partire dal 1986, pare che abbia trovato il suo paradiso naturale.
Da sempre scrive, soprattutto saggi, racconti che hanno sempre qualcosa da insegnare. Studia da vicino le mosche: insetti dei quali l’autore è tremendamente affascinato, forse per le loro dimensioni o per la capacità di sapersi adattare ovunque si trovino.

Perché ci ostiniamo è il primo libro che leggo di quest’autore dal nome impronunciabile: prima di questo, Sjoberg ha avuto un successo planetario con L’arte di collezionare mosche, portato in Italia, anche quello, dalla raffinata casa editrice Iperborea. Nei suoi scritti traspare molto di lui, della sua vita e della passione per gli insetti e per la natura in generale: li studia da vicino, come un attento osservatore che rivendica la sua parentela diretta dal mondo naturale, e ha iniziato a collezionarli sin da quando era bambino.

Perché ci ostiniamo, per quanto venga catalogato come un libro di narrativa, in realtà, del romanzo ha solo i metodi narrativi: infatti, Sjoberg procede spedito, attraverso capitoli brevi, nel narrare le vite di personaggi dai nomi complicati, tutti accomunati da un’accattivante tendenza: l’arte del collezionismo. Ma più che una serie di racconti è forse una raccolta di saggi, sapientemente selezionati e finemente curati che cerca ed esplora la bellezza del mondo, di cui spesso ci dimentichiamo.

Sono nove i viaggi che Sjoberg racconta: tutti prendono spunto da dettagli minimi, dall’osservazione di un albero o dal rinvenimento di un autografo dietro l’autoritratto dell’artista Strindberg. Tutte le storie raccontano di aneddoti e personaggi stravaganti, sconosciuti – soprattutto in Italia -, come quella scritta intorno al personaggio di Anna Lindhagen, pioneiera dell’ambientalismo svedese che incontrò Lenin.
Perché ci ostiniamo? Perché continuiamo a raccogliere e conservare? Che cosa si nasconde dietro l’ossessione della ricerca di pezzi introvabili?

Attraverso l’approccio scientifico e contemporaneamente umanistico, Sjoberg, abilmente e con una scrittura caotica, torna spesso indietro e salta continuamente in avanti, racconta di avventure che riguardano la natura, la Storia, soprattutto l’arte e, più in generale la bellezza del mondo: una bellezza importante e spesso trascurata che, solo di rado, ci troviamo a osservare e studiare attentamente. All’interno di queste pagine è proprio lei la protagonista: la bellezza, che si fonde con l’arte contemporanea e che diventa protagonista assoluta.

Perché ci ostiniamo più che un libro è quindi una raccolta di saggi che ci sprona, giusto il tempo di qualche ora – data la brevità del racconto -, a cercare la bellezza e a non sottovalutarla più.
Impossibile non leggerlo se si è amanti della casa editrice Iperborea che, per l’ennesima volta, conferma il suo innato talento nell’individuare storie che vale davvero la pena ascoltare.

Per la foto di copertina dell’articolo si ringrazia il Punto Red Feltrinelli, nel pieno centro di Roma, un luogo ricreativo dove è possibile acquistare libri, leggerli e mangiarci sopra tantissime delle buone specialità che vengono cucinate direttamente dallo staff Feltrinelli.

Eguali amori, D. Leavitt

David Leavitt nasce a Pittsburgh nel 1961, si laurea a Yale e, a soli ventitré anni, pubblica la sua prima raccolta di racconti: Balli di famiglia. Il successo e i riconoscimenti arrivano immediatamente, pubblica altri romanzi e diviene uno tra i maggiori rappresentanti degli scrittori ebrei della East Coast americana.
In Italia i diritti dei suoi romanzi sono stati acquisiti di SEM e sono, attualmente, in corso di pubblicazione.

Quando leggo storie raccontate da scrittori di fama mondiale, che scrivono da una vita, e che hanno un ottimo riscontro tra i pareri della stampa mondiale, mi domando chi sia io per poter giudicare un romanzo più o meno valido.
È questo il caso del libro attraverso cui ho incontrato per la prima volta la scrittura dell’americano Leavitt: uno scrittore che mi ha convinto per la sua consacrata capacità di inventare storie, mondi, e spingere alla riflessione più intima; ma che mi ha lasciato un po’ interdetto per il modo che sceglie di raccontarci tutto questo.

Eguali amori è una matassa di storie, un groviglio di emozioni, luoghi, situazioni, persone: ogni abitante del racconto assume un ruolo, una importanza riguardevole, tanto da meritare che parte della sua storia venga narrata, ogni dialogo riferito, anche  seppur non sia necessario ai fini della narrazione (questo è l’unico aspetto delle tecniche narrative che ho trovato un po’ ridondante e per cui, lo giuro, leggerò altro di Leavitt).

Eguali amori è un romanzo famigliare e racconta gli amori diversi, ma eguali, di quattro personaggi principali e di tutte le persone che gli gravitano intorno. È la storia della perseveranza al dolore vero. Dura moltissimi anni, e vive in tantissimi luoghi dell’America: trascina il lettore, pagina dopo pagina, all’interno di storie tutte diverse tra loro, il cui lo scopo primario è quello di dimostrarci che l’amore è sempre amore, in tutte le sue forme.

Racconta l’amore di Nat per Louise: un amore fatto di supporto e dedizione.
Lei, Louise: una donna indipendente e forte, che ha imparato a convivere e a sopravvivere a un dolore più grande di lei. Una donna senza religione, ma attaccata ai valori, alla vita vera, contro i fronzoli di quella vita che il marito si preoccupa appaia perfetta. Ha passato una vita dolorosa, ma tuttavia non si scoraggia e trova supporto spesso in sua sorella, con cui vive un rapporto di amore e odio, in quanto totalmente diversa da lei.
Lui, Nat: un uomo di successo, sfinito dal matrimonio, che cerca conforto altrove e tra le braccia di Lillian, una donna che lo ama e che ammira la sua devozione alla moglie e al suo dolore. Ha passato gli ultimi quarant’anni della sua vita a prendersi cura della moglie malata di cancro, sotto le luci bianche degli ospedali, a sorriderle anche quando proprio non ne trovava la ragione.
Racconta l’amore di Nat e Louise per i loro figli, quindi quello di due genitori impegnati a dargli il meglio e sempre in apprensione per il loro futuro. Danny e April ormai son cresciuti; ora vivono in posti diversi, ma non smettono di ritrovarsi lì, in quella casa dove sono diventati grandi, e da cui son scappati entrambi, dalla Costa dell’Ovest americano verso mete più ambite.
Danny, che è sempre stato un figlio di cui andar fieri, diligente, un avvocato di successo, un uomo con la testa sulle spalle che ha trovato un altro uomo con cui condividere la quotidianità: Walter (ancora amore). Una grande storia d’amore, di naturalezza e pochi eccessi. Danny è un ragazzo cresciuto, il piccolo di casa che si prende cura di tutti, e che non trascorre sera senza telefonare la madre, o volta in cui rifiuti le richieste di soccorso della sorella maggiore. Walter è un amante sincero, solidale e solido, che tutto a un tratto scopre il mondo delle chat d’incontro e si interroga sulla purezza del suo amore per Danny.
April, invece, è fatta di tutt’altra pasta: ha un carattere particolare e ha vissuto l’adolescenza di una teenager americana scapestrata: diventa una cantante rock, ma poi mira ad altri orizzonti e sposa la causa femminista. Le sue canzoni diventano inni cantanti dalle donne, poesie lette nei locali.
April ama, è la sua capacità più grande, così tanto che non riesce a fermarsi: pare che abbia un amore così grande per la vita; sembra che a qualsiasi esperienza possa partecipare, lei sia convinta di doverne prendere parte, provarla, sperimentarla, mettersi in pericolo per essa.

Eguali amori è popolato di personaggi, insegnamenti, vite vissute all’insegna della normalità e altre nel nome della sregolatezza. È abitato da volti, vicini di casa, persone che si incontrano a far la spesa, donne delle pulizie, parrocchiani e rabbini. È un grande minestrone che si beve dalla stessa pentola.

Eguali amori è un romanzo scorrevole, emozionante e affascinante: a tratti confonde, tanti sono i personaggi, ma chiarisce, una volta per tutte, la semplicità, la necessità e l’eguaglianza di tutti i tipi di amore, purché di amore si tratti. 


Eguali amori è una storia necessaria per comprendere che l’amore è sempre amore.

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