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Immagine che rappresenta un libro aperto, con degli occhiali da sole poggiati sopra; un telo mare della scorsa campagna estiva Garzanti, e tante conchiglie su un tavolo di legno

Consigli estivi sotto l’ombrellone

L’estate tarda ad arrivare anche se è ormai alle porte, ma noi non potevamo lasciarvi preparare le valigie e farvi partire senza qualche nostro consiglio da portare sotto l’ombrellone o su una comoda amaca tra i boschi di montagna. Come per i consigli sul comodino lasciati in pieno inverno, eccoci con i nostri consigli estivi. Vi lasciamo qui qualche spunto interessante per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Fate un po’ di posto in borsa che partiamo con voi!

La primavera perfetta, Enrico Brizzi

Tra i consigli dell’estate non può mancare il ritorno al romanzo puro di Enrico Brizzi con La primavera perfetta, edito HarperCollins Italia e sugli scaffali dallo scorso aprile.

Luca Fanti, il protagonista, è un uomo fortunato e invidiato da molti. Un matrimonio perfetto con una donna stupenda, due figli che lo amano, un lavoro come manager di suo fratello Olli, famoso ciclista. Dopotutto cosa non va nella vita di Luca? Il punto è che si commettono errori, grandi o piccoli che siano, e i legami costruiti con fatica e sentimenti, che prima erano una salvezza possono diventare una rovina. Brizzi ci restituisce un romanzo vero, un racconto di ascesa e declino, un racconto familiare. La storia di un uomo con il quale è quasi impossibile non provare empatia.

Copertina de La primavera perfetta

Per tutto il resto dei miei sbagli, Camilla Boniardi

Conosciamo tutti Camilla Boniardi come Camihawke, la content editor, la youtuber, simpatica influencer dal carattere travolgente e per il suo essere vera e spontanea. Non la conosciamo, tuttavia, come scrittrice. E quale occasione migliore dei consigli estivi per addentrarci nella sua prima fatica letteraria? Per tutto il resto dei miei sbagli – edito da Mondadori – è la storia di Marta che combatte contro il senso di inadeguatezza, la sindrome dell’impostore, la tendenza a ricercare la perfezione. Un libro dove la protagonista è preda di una certa sfuggevolezza. Vive cercando di dare risposte alla sua irrequietezza trasformando la propria vita in una corsa a ostacoli il cui traguardo è la perfezione, che è inesistente.
Un libro che si divora in breve tempo, complice anche il ritmo della scrittura di Camihawke, scorrevole e coinvolgente!

Copertina per tutto il resto dei miei sbagli

L’ultima estate, André Aciman

André Aciman torna in Italia ad ambientare un altro romanzo, stavolta al sud in Costiera amalfitana, regalandoci una storia d’amore arricchita da elementi misteriosi e a tratti paranormali.

Dopo Chiamami col tuo nome e Cercami, Aciman è sugli scaffali dallo scorso febbraio con L’ultima estate, edito da Guanda, da menzionare assolutamente tra i consigli estivi.

La storia vede protagonista un gruppo di americani rumorosi e con la voglia di divertirsi in vacanza in Italia. C’è poi Raul, un uomo di mezz’età riservato e imperscrutabile che si avvicina al gruppo attratto da Margot, inizialmente diffidente. Aciman ci conduce nella storia d’amore tra i due che supererà il gap generazionale e che arriverà a essere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, verso un passato che lega i due. L’autore ci accompagna con la sua scrittura carica di commozione e sensibilità, marchi inconfondibili dei libri di Aciman.

Copertina L'ultima estate

I prossimi quattro testi hanno in comune un carattere ben definito: sono tutti opere di voci femminili forti, che fanno della diversità uno strumento di dialogo e un punto di partenza della loro poetica. Se quest’estate volete leggere di femminismi o semplicemente di racconti di donne dal mondo, date un’occhiata qui sotto!

Sabrina & Corina, Kali Fajardo-Anstine

È approdata in Italia questa primavera, grazie alla lungimiranza di Racconti Edizioni, una nuova voce americana, Kali Fajardo-Anstine. La scrittrice di Denver esplora con brillante consapevolezza una parte di Stati Uniti ben connotata e forse meno nota: il Colorado contemporaneo.

Nella pluripremiata raccolta di racconti Sabrina & Corina, Fajardo-Anstine, con una lingua sincera, pulita e uno stile personalissimo, esplora le vicende di amiche, sorelle, zie, nonne, amiche del cuore e madri, approfondendo l’identità chicana e di discendenze latine che caratterizzano il territorio dove lei stessa è cresciuta e la sua storia familiare.

Una lettura che vi porterà a riflettere sulle dinamiche di genere contemporanee e sulle tante barriere che sono ancora da abbattere. E inoltre, quanto è entusiasmante leggere di voci giovani e originali che raccontano di quotidianità e affetti dall’altra parte del mondo?

Le divoratrici, Lara Williams

Blackie Edizioni ha aggiunto da poco al suo catalogo un libro rosa confetto che incuriosisce già solo dal titolo. Le divoratrici ricorda la voracità sensuale di Circe, l’astuzia nell’irretire uomini indeboliti dalla sua magica aura di seduzione.

Le protagoniste di questo romanzo di Lara Williams, giovane autrice di Manchester, parlano spesso di seduzione, ma non sempre nella maniera più convenzionale o immediata. Riflettono insieme, in una sorta di club femminista, sulle proprietà seducenti del cibo, con le sue proprietà alla-Circe, e sulla seduzione stessa. Il cibo, seduttore, assume una funzione di liberazione dall’oppressione patriarcale, lotta continua e perpetua, qui affrontata metaforicamente a colpi di forchettate e bocconi costosi. Discutono di uomini, di corpi, di pasti, di valori, e forse soprattutto, di identità.

In un momento di passaggio come è quello dei trent’anni, la protagonista, Roberta si confronta con personalità diversa dalla sua, con sensazioni prese in prestito e da mettere in discussione, con l’idea della sua esistenza, passata e futura.

Copertina le divoratrici

Ragazza, donna, altro, Bernardine Evaristo

Se avete sentito parlare di questo romanzo, credetemi, è semplicemente perché è un prodotto editoriale e artistico eccellente. Vincitore del Booker Prize 2019, Ragazza, donna, altro dell’autrice anglo-nigeriana Bernardine Evaristo, uscito in Italia per Sur in una sapiente traduzione di Martina Testa, si incastona come una pietra rara nel panorama della letteratura contemporanea.

Si colloca in uno spazio rilevante della narrativa della Black Britain, sfruttando la diversità del territorio del Regno Unito e dando voce a personaggi che rappresentano donne di tutte le forme e contorni. Con una lingua dal magistrale sperimentalismo, volontariamente fluida e dalle sfumature postmoderne, Evaristo costruisce un quadro complesso e complessivo di queste dodici donne protagoniste, esplorando sessualità, temperamenti, scelte di vita, colori interiori ed esteriori differenti.

Copertina ragazza donna altro

Peyton Place, Grace Metalious

Come ultimo consiglio di questa sezione, vi propongo un “ripescaggio” di un classico statunitense del 1956: Peyton Place, dell’autrice americana Grace Metalious, che potete trovare in Italia nella collana Stile Libero di Einaudi. Diventato anni dopo la pubblicazione anche film e soap opera con Mia Farrow, il racconto di Metalious si colloca in quel filone di letteratura americana di metà Novecento che esplora la figura della casalinga in di periferia (come Metalious stessa era), oppressa e spesso depressa perché annoiata, quella dei figli, giovani adolescenti, tenuti al guinzaglio da rigidi dettami di decoro sociale, e varie tematiche tabù, rompendo così la facciata di perfezione costruita delle piccole cittadine di provincia.

Se avete amato le ambientazioni e tematiche della serie tv Mad Men, i libri di Rona Jaffe e i racconti di ingiustizia sociale come Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Peyton Place è una lettura che non vi potrete perdere.

Leggere un libro è un ottimo mezzo per approfondire le proprie passioni. Se siete appassionati d’arte, o anche se non lo siete, vi consigliamo quattro libri che potrebbero fare al caso vostro. A volte l’arte infatti sembra un argomento troppo lontano o trattato in maniera ampollosa. Vi proponiamo per i consigli estivi qualcosa che di certo non vi annoierà, non rimmarrete delusi.

La signora Bauhaus, Jana Revedin

Partiamo con un romanzo suggestivo, La signora Bauhaus di Jana Revedin, pubblicato da Neri Pozza, ci porta alla scoperta di uno stimolante periodo per le arti, e per le influenze che queste hanno avuto nel mondo culturale più in generale.

Walter Gropius ha fondato la più importante scuola d’arte, la Bauhaus, che rappresenta il salto dall’arte al design. Con questo libro Revedin ripercorre le vicende della scuola e dei suoi protagonisti a partire da Ise Frank, principale sostenitrice del progetto e instancabile promotrice. La signora Bauhaus rappresenta una storia di sperimentazione e resistenza, condizioni dalle quali può nascere solo arte pura.

Copertina La signora Bauhaus

La seconda ora d’arte, Tomaso Montanari

Passiamo ora a un saggio, che però non vi deve far pensare a un testo noioso. La seconda ora d’arte pubblicato da Einaudi, si discosta da questo tipo di impostazione per offrire un approccio fresco e diretto con l’arte. Dopo il successo de L’ora d’arte, Tomaso Montanari torna a proporci una via sincera per conoscere l’arte, le opere e tutto ciò che ruota attorno a esse. Montanari si discosta dallo stile ampolloso e propone un punto di vista sincero che si apre a un dialogo diretto con l’arte, per un’educazione artistica sensibile al bello.

Copertina la seconda ora d'arte

Le gioie di collezionare, J. Paul Getty

Copertina Le gioie di collezionare

Adesso una chicca d’oltreoceano, Le gioie di collezionare di Jean Paul Getty pubblicato da Johan & Levi Editore. Una vera e propria delizia.

J. Paul Getty è stato uno dei più importanti imprenditori americani, ma anche un ossessivo collezionista di opere antiche. In questo testo racconta alcuni aneddoti personali riguardo a questa grande passione esponendo la sua filosofia del collezionismo.
Le gioie di collezionare rappresenta un’insolita pubblicazione tutta da scoprire.

Non tutti gli audiolibri vengono per nuocere. Eh si, ci sono anche loro tra i nostri consigli estivi

Se è vero che l’estate è il momento migliore per rilassarsi e dedicarsi a una buona lettura, è altrettanto vero che i lettini del mare sono la cosa più scomoda del mondo. É una triste verità, ma qualcuno doveva pur dirlo. Un consiglio allora che possiamo darvi è quello di ascoltare audiolibri. Sì è vero, nulla sostituisce la carta stampata, però qualcuno che legge al tuo posto a volte è davvero utile e rilassante.  

Vi consigliamo tre (in realtà cinque) letture che crediamo siano ancora più belle se ascoltate

Copertina doppia momenti

Momenti trascurabili, momenti di trascurabile felicità, momenti di trascurabile infelicità, Francesco Piccolo

Copertina Momenti trascurabili

L’ordine con cui leggere questi tre libricini può essere del tutto casuale. Ma affinchè si possa godere a pieno di queste mini dispense sulle vita fatta di momenti più o meno disastrosi che un po’ tutti affrontiamo, la cosa migliore è ascoltarli. Francesco Piccolo, l’autore, legge per Storytel il trittico dei suoi libri, ma non si limita a leggerli. Li interpreta magistralmente. Il cadenzare la tonalità della voce per evidenziare quando sarcasmo, quando allegria, quando scetticismo è la cosa più divertente che si possa ascoltare. 

Momenti di trascurabile felicità, Momenti di trascurabile infelicità e Momenti trascurabili, sono tre “sacri” volumetti di poco più di cento pagine dove fa da padrona la quotidianità. Dunque non si può non ridere. Vi sfidiamo a non trovare qualcosa che Francesco Piccolo racconta che non è capitato anche a voi.

Volevo solo camminare, Daniela Collu

Probabilmente a molti di noi manca moltissimo viaggiare. Forse è anche un po’ per questo che tra i consigli estivi non può mancare questo libro.
Daniela Collu, in un periodo particolare della sua vita, ha deciso da un momento all’altro di intraprendere il cammino di Santiago. No, non storcete i nasi, in Volevo solo camminare non si parla di un cammino spirituale – religioso. Daniela Collu è un personaggio noto, Stazzitta su instagram, ed è soprattutto una deejay e come tale ha una voce che si fa ascoltare molto bene.

I racconti dei pellegrini del cammino di Santiago sono tutti diversi ma tutti meravigliosi e coinvolgenti. Daniela Collu non è scesa troppo nei dettagli, non descrive minuziosamente i paesaggi, ma sa descrivere molto bene i sentimenti e il dolore delle caviglie gonfie. L’emozione che Daniela Collu sembra ancora provare mentre ci legge questo suo libro rende l’ascolto davvero piacevole. Questo audiolibro è presente sia su Storytel che su Audible.

copertina Volevo solo camminare

Se proprio non riuscite ad ascoltare audiolibri perchè continuate a preferire la lettura sulla carta stampata, quello che possiamo consigliarvi allora sono dei podcast. Quelli che vogliamo proporre sono in particolare due:
Phenomena e Copertina.

copertina podcast phenomena

Phenomena è un podcast ideato e scritto da Paola Moretti «una seduta spiritica in forma di podcast». Così lo descrivono. Ogni puntata è dedicata a una scrittrice che, in un monologo interpretato da un’attrice professionista, racconta la sua assurda vita e le bizzarre vicende che le sono capitate.

Copertina invece è un prodotto di Matteo B. Bianchi. Se amate leggere non potete non ascoltarlo. Questo podcast infatti è pensato per chi ama leggere e ha bisogno di nuovi consigli. I suggerimenti vengono scelti da librai e da autori celebri che intervengono a ogni puntata. Non perdetevelo perchè molti titoli suggeriti sono delle vere chicche.
Cosa dirvi di più? Buon Ascolto!

Oltre a indicarvi dei libri perfetti per i consigli estivi, proviamo a offrirvi anche qualche suggerimento cinematografico.

Prima di tutto, se si pensa all’estate, si pensa al caldo, alla musica e agli amori passeggeri. I consigli estivi cinematografici quindi cercano di racchiudere quelle tematiche che tanto ci sono care appena i primi raggi di sole e le giornate più lunghe cominciano ad arrivare.

Vicky Cristina Barcellona, Woody Allen

Locandina Vicky Cristina Barcellona

In Vicky Cristina Barcelona (2008), uno degli ultimi film di Woody Allen, troverete tutto questo e molto di più.

La trama è semplice: Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) sono due giovani turiste americane appena arrivate a Barcellona, dove hanno intenzione di trascorrere tutta l’estate. Una sera, le due ragazze incontrano per caso Juan Antonio (Javier Bardem), un affascinante pittore che le invita a trascorrere un weekend insieme a lui, a Oviedo. Vicky, timida e in procinto di sposarsi, vorrebbe respingere l’offerta, ma Cristina, attratta da Juan Antonio, decide di accettare.
Se vi manca viaggiare e amate la vivace e colorata Barcellona, questo film fa per voi.

Vacanze Romane, William Wyler

Se invece preferite recuperare, o rivedere, un grande classico, vi consigliamo Vacanze Romane (1953), il film che ha fatto conoscere al mondo la meravigliosa Audrey Hepburn.

Locandina Vacanze Romane

La pellicola, diretta da William Wyler, è ambientata a Roma, durante l’estate. Essa racconta la storia della principessa Anna, in missione diplomatica nella capitale italiana, la quale decide di fuggire dai suoi doveri ufficiali per visitare la Città Eterna. Qui incontrerà il giornalista statunitense Joe Bradley (Gregory Peck) che scorterà Anna in giro per la città, allo scopo di scrivere un articolo esclusivo su di lei. I problemi avranno inizio quando lui si innamorerà di lei.

Perchè guardare questo film? Se le dieci candidature ai Premi Oscar non fossero sufficienti a convincervi, la presenza di Gregory Peck e Audrey Hepburn, due degli attori più talentuosi e carismatici della storia del cinema, potrebbe farvi cambiare idea. Senza considerare il fatto che la grande protagonista del film sia proprio Roma. Il film fu infatti interamente girato nella capitale italiana e tra i luoghi delle riprese figurano i posti più iconici della città, tra cui Castel Sant’Angelo, la Fontana di Trevi, Piazza di Spagna e il Colosseo.

Il libro David Golder di Irene Nemirovsky rappresentato aperto, sull'intestazione, con tre tulipani rosa al suo lato.

David Golder, I. Némirovsky

Correva l’anno 1929 quando sulla scrivania del prestigioso editore francese, Bernard Grasset, arrivò un manoscritto anonimo che si intitolava David Golder. Grasset proprio non aveva idea che dietro quel lavoro potesse nascondersi una donna, perché era convinto si trattasse di un autore maschile.

Per tale ragione, Grasset decise di affidare la ricerca ai giornali, affinché l’autore potesse farsi vivo. Tuttavia, l’autrice che rivendicò l’opera era Irène Némirovsky, una giovane donna russa dell’alta borghesia, rifugiatasi in Francia dopo la rivoluzione bolscevica. Ciò che sorprese l’editore fu proprio che a scrivere una storia sì tanto cruda e brillante, potesse essere una donna.

Tanto l’editore era sorpreso che la interrogò a lungo per comprendere se facesse da prestanome a qualche altro romanziere; ma appena l’opera uscì, il successo ne fu presto decretato unanime.

Insieme alla sua opera, immediatamente divenne celebre anche il nome di Irène Némirovsky.

Scrittori, autori e critici convennero che l’opera dell’autrice fosse qualcosa di mai visto prima. E la scoperta al grande pubblico di questo nuovo talento, mise d’accordo anche personaggi di estrazioni sociali totalmente divergenti tra loro. Ma sempre, ciò che più stupiva chiunque la leggesse, era che «David Golder porta la firma di una donna, si deve quindi riconoscere che è scritto da una donna».

Il passato travagliato dell’autrice forse non sarà noto a molti ma, dimenticate per molto tempo, tutte le opere di Némirovsky ripresero a circolare solo nell’ultimo scorcio del secolo scorso. Di sicuro, il tentativo di far luce su un’autrice ingiustamente scomparsa va ricondotto alla scoperta del suo romanzo più celebre: Suite francese. Un romanzo che per molti anni è stato custodito dalle figlie di Nemirovsky, le uniche della famiglia che riuscirono a mettersi in salvo dalla strage nazista.

David Golder è un’opera diversa dalle altre, prima di tutto perché il protagonista è un uomo.

David Golder è un ricco banchiere ebreo – proprio come il padre di Irène. Da ventisei anni egli è in società con Simon Marcus, insieme hanno fondato una ditta che conta quattro sedi tra Londra, Berlino, Parigi e New York. Tuttavia, il suo socio Marcus è colpevole di aver fatto un investimento sbagliato e di aver buttato l’azienda sotto una cattiva luce. Ha provato persino a imbrogliare l’astuto e temutissimo banchiere, ma è Golder che lo smaschera e lo butta fuori dall’azienda.

Golder è un uomo ricco e senza scrupoli: un personaggio che per tutta la vita non si è curato di nient’altro che della propria azienda. È come se egli, per oltre ventisei anni non abbia fatto altro che ricoprire un ruolo confezionatosi addosso: quello di capo, marito e padre, che non ha tempo da dedicare a nessuno che non ha a che fare con i suoi affari.

Il denaro, ancor prima di Golder, è il protagonista della novella. È ciò che tutto muove, e verso cui ogni pensiero tende.

Di Golder, i soldi sono l’unica cosa che interessa agli altri. Sua moglie non fa altro che domandargliene, per poi spenderli e spanderli in giro per il mondo, alla ricerca di sempre nuovi dispendiosi uzzoli da soddisfare. Sua figlia, viziata e considerata come la bambina più bella e più intelligente del mondo, ha imparato presto dalla madre: anche lei considera il padre solamente come qualcuno pronto a darle i soldi che richiede. E non importa se, di volta in volta, le richieste si fanno sempre più cospicue, e Golder si ritrova sempre a dover cercare nuovi affari e nuove entrate, è come se da qualche parte fosse scritto che nella famiglia Golder le cose possano andare solo in quel modo.

Ma appena qualche pagina dopo l’esordio, Golder ha un terribile attacco di angina pectoris e la sorte rimescola le carte delle loro esistenze.

Esistenze precarie, grette, dedite solamente a soddisfare le proprie necessità, ma che poi, nel momento del bisogno, non esitano a impaurirsi quando il destino le pone davanti al rischio di perdere la loro preziosa fonte di sostentamento. Perché è questo che Golder rappresenta per tutte le persone con cui viene in contatto: nient’altro che una banca.

Al di là dei suoi soldi non c’è alcun affetto, consolazione, ragione che porti le persone che gli stanno attorno a intristirsi per la sua sventura. E a nulla valgono le raccomandazioni del medico di non metterlo al corrente della sua malattia, di lasciare che egli possa riposare e rimettersi in forza. L’unica cosa che muove tutti i personaggi è il denaro e il morboso attaccamento che le persone hanno alle ricchezze.

Perciò David Golder si trasforma presto in un romanzo che tra le righe nasconde una denuncia al mondo ebraico del primo Novecento.

Da poco arrivata in Francia, lontana dalla morale protestante, quella prima Némirovsky venne da molti ritenuta antisemita. Il carattere di Golder, infatti, è fortemente negativo. Egli non persegue valori diversi dai soldi e costantemente è dominato da un’avarizia senza scrupoli. Ma fu proprio la scrittrice a screditare quest’opinione errata che si erano fatti sul proprio conto:

Perché i francesi Israeliti si vogliono riconoscere in David Golder?

Olivier Philipponnat, Patrick Lienhardt, La vie d’Irène Némirovsky, Parigi (Grasset Denoël) 2007, pp 189

È vero anche che i Nemirovsky, appena giunti a Parigi, erano felici di considerarsi lontani dagli ebrei tradizionali, poiché volevano a tutti i costi raggiungere l’assimilazione con la cultura del luogo ove si erano stabiliti. Ma mai, l’opera, voleva essere deliberatamente un attacco mirato agli ebrei.

Tanto che nel 1935, proprio Nèmirovsky dichiarò che se al tempo in cui pubblicò David Golder, Hilter fosse stato già al potere, avrebbe addolcito le figure degli ebrei che andava raccontando. Poiché ella non voleva affatto renderli mira diretta delle proprie storie, ma piuttosto sfruttare per i personaggi dei suoi racconti i difetti che rilevava all’interno della comunità; su cui certamente le veniva più facile costruire narrazioni di successo.

Quel tono accusatorio nei confronti degli ebrei, dominati dall’odio e sempre estremizzati, proviene forse, in maniera più immediata, dalla brutta situazione famigliare in cui Némirovsky era costretta.

Sono certo che con questa affermazione non rivelerò nulla di nuovo ai più attenti nemirovskiani: perché è infatti noto a molti che Némirovsky ha sempre provato a riprodurre sulle pagine le proprie sofferenze.

Suo è il padre banchiere sempre intento a occuparsi di affari che realmente fallì nei propri investimenti. Ma suo è anche il tipo ricorrente di madre insopportabile, costantemente alla ricerca di svaghi e amori effimeri, attraverso cui far progredire la propria posizione sociale e la considerazione che il mondo che conta ha di lei. Un tipo che ritorna in David Golder, ma presente in tutti i suoi romanzi: Il vino della solitudine, Il ballo, per raggiungere la più matura delle crudeltà in Jezabel.

E ricorrente, affine a queste madri vanitose e altamente malvagie, è il tema della famiglia, dei bambini lasciati crescere nell’indifferenza – come se la loro importanza durasse il tempo di esser concepiti.

David Golder ci consegna una Nemirovsky della prima ora, all’interno di cui è possibile ritrovare i topoi dell’intera produzione.

Un libro dove è possibile ritrovare alcuni dei problemi che animano anche le famiglie del XXI secolo. Una storia attuale, scritta attraverso una struttura finemente costruita; una narrazione densa di cattiveria, odio, e tristezza, che si frappone tra il genere autobiografico e il romanzo.

Ma al di là di tutto, ciò che resta alla fine di tutti i libri di Némirovsky, è che sono libri preziosi, anche quando non ne si conosce la storia che li ha concepiti.

Fermoimmagine su televisore di una scena del film Revolutionary Roads dove Leonardo Di Caprio e Kate Winslet si danno le spalle in cucina

Revolutionary Road, S. Mendes

Nel 1961, venne pubblicato Revolutionary Road, romanzo scritto dallo statunitense Richard Yates. Tre anni dopo uscì anche in Italia con il titolo I non conformisti.

Revolutionary Road ottenne consensi molto positivi dagli scrittori dell’epoca, ma la critica lo accolse con poco entusiasmo. Tuttavia, come spesso accade, il romanzo venne rivalutato in seguito alla morte dell’autore, nel 1992, venendo annoverato persino tra i classici della letteratura statunitense. A consacrare la riscoperta del film, fu l’omonima trasposizione cinematografica del regista Sam Mendes, vincitore del premio Oscar per American Beauty.

Revolutionary Road è ambientato negli Stati Uniti degli anni ’50 e tratta la tematica della famiglia e delle convenzioni sociali.

Frank e April Wheeler, interpretati rispettivamente da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, sono una giovane coppia felicemente sposata. Hanno due figli e vivono in una casa grande e spaziosa nel Connecticut, a Revolutionary Road appunto, la via più ambita dell’intera città.

Frank lavora come impiegato nell’azienda Knox&Co, mentre April è un’aspirante attrice. Da chiunque li conosca, essi vengono dipinti come una coppia amorevole e affiatata, rientrando perfettamente nello stereotipo della famiglia perfetta degli anni ’50. Tuttavia la famiglia Wheeler non è poi così diversa dalle altre.

Kate Winslet e Leonardo DiCaprio rappresentati durante una discussione nel celebre film Revolutionary Road

Ben presto lo spettatore scopre che la coppia sta attraversando una profonda crisi, sia personale che familiare: entrambi realizzano di non star conducendo la vita a cui aspiravano.

Frank si rende conto di essere intrappolato nella monotonia di un lavoro poco appagante, seppur ben remunerato; egli ripensa a quando si riprometteva che avrebbe fatto di tutto per non diventare come il padre. In realtà, non solo lavorerà come impiegato, ma lo farà proprio nella stessa azienda di suo padre, la Knox&Co appunto. Frank tenterà di evadere da questa soffocante realtà attraverso una breve relazione extraconiugale con una giovane segretaria, ma il tentativo si dimostrerà vano.

April invece, in seguito al fallimentare spettacolo teatrale messo in scena con la compagnia del paese, si rende conto di essere ancora distante dal coronamento del suo sogno di diventare un’attrice di successo. Con due gravidanze alle spalle, April teme di esistere solamente in quanto moglie e madre e di non riuscire a realizzarsi a livello personale. Lei però, rispetto a Frank, ha il coraggio di sognare, e ciò rappresenta di fatto la sua più grande salvezza, condannandola tuttavia ad un’implacabile insoddisfazione.

Il punto di svolta per la coppia sembra essere la prospettiva di un trasferimento a Parigi, dove avrebbero la possibilità di iniziare una nuova vita.

Felici della propria scelta, condividono la notizia con tutti, i quali si mostrano alquanto scettici, sottolineando la fretta con la quale essi avessero agito e l’evidente fragilità della scelta. La coppia infatti, presa dall’entusiasmo, non aveva ancora nemmeno pensato ad una possibile sistemazione nella capitale francese.

L’unico che sembra comprendere realmente la loro necessità è John (Michael Shannon), il figlio di un’amica dei Wheeler (Kathy Bates). In una conversazione con la coppia, appena Frank dichiara di voler scappare dal disperato vuoto della vita, John è il primo ad approvare la loro scelta di evasione da una realtà oramai profondamente alienante. Occorre sottolineare che John sia affetto da gravi problemi psichiatrici, ed è molto interessante che sia proprio lui a pronunciare quella frase, quasi come se il regista volesse suggerire che la pazzia sia un requisito essenziale per riuscire a fuggire da una società rigida e chiusa.

Due avvenimenti interrompono bruscamente la momentanea serenità della famiglia Wheeler: la terza gravidanza di April e la promozione di Frank.

Il ritrovamento di un equilibrio sembra essere destinato a rimanere un miraggio, un’illusione. Il finale è emblema di questa visione pessimistica. Sam Mandes non si limita a mostrare il collasso definitivo del matrimonio di Frank e April, bensì narra parallelamente altre due situazioni in cui il matrimonio prosegue, ma non privo di segreti, odio e soprattutto indifferenza.

Sam Mendes vuole forse comunicarci che il lieto fine sia solo un’utopia e che questa sia la sorte che prima o poi spetta a chiunque? Difficile dirlo, ma è curioso che meno di due anni dopo, sia lo stesso regista a concludere il suo matrimonio con Kate Winslet, attrice protagonista del film.

In Revolutionary Road, Sam Mendes critica l’American Life degli anni ’50. Una società fondata sulla cultura dell’apparire, su un disperato desiderio di conformità e l’ossessivo tentativo di mantenere le apparenze.

Non risulta difficile individuare delle analogie con American Beauty, nonostante quest’ultimo fosse ambientato negli anni ’80. Il regista ci mostra ancora una volta il contrasto tra esteriorità e interiorità, tra apparire ed essere. La prima ci fornisce quell’immagine idealizzata che i parenti hanno di loro; mentre la seconda ci mostra la realtà nella sua più cruda concretezza.

Pensandoci bene, i coniugi di Revolutionary Road ricordano molto Lester e Carolyn Burnham (Kevin Spacey e Annette Bening), protagonisti di American Beauty. Entrambi, infatti, provano a mantenere intatto un matrimonio alimentato soltanto dalla monotonia.

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