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Pile di libri con albero di Natale

Consigli di Natale sul comodino

Natale è ormai alle porte e anche se avessimo potuto non saremmo mai andate in vacanza senza condividere con voi una serie di consigli di Natale per chiudere quest’anno con un libro sempre sul comodino. Abbiamo pensato a una serie di consigli con cui accompagnare le giornate di festa. Che dire ancora? Armatevi di plaid e tè caldo che ai libri ci pensiamo noi!

Fiabe norvegesi

Edito da Iperborea, è un libricino che racchiude 15 fiabe norvegesi a cura di Bruno Berni corredate da una serie di illustrazioni. La raccolta restituisce il clima e l’atmosfera dei paesi nordici. Le fiabe sono state trascritte e raccolte per la prima volta da Asbjørnsen e Moe nell’Ottocento dopo essere state tramandate oralmente per secoli. Fiabe Norvegesi ci presentano trame e atmosfere a noi nuove con personaggi e strutture che ci sono familiari. Una caratteristica peculiare di Fiabe Norvegesi è quella del riscatto di chi è considerato inferiore. La loro ricchezza narrativa e il loro stile legato alla lingua del popolo vi farà viaggiare lontano con la fantasia, verso storie che hanno come protagonisti troll, giganti, principesse da salvare, prove e ostacoli da affrontare.     

Copertina con disegno di un uomo stilizzato

Quando tutto diventò blu, A. Baronciani

Quando tutto diventò blu è una graphic novel pubblicata da Bao publishing ideata e illustrata da Alessandro Baronciani che tratta il tema dei disturbi da panico. Il processo emotivo affrontato dalla protagonista, Chiara, che viene raccontato e sviscerato con spiccata sensibilità, arriva poi a una conclusione e a uno spiraglio risolutivo.           
Lo stile grafico di Baronciani si esprime sulla pagina in una griglia semplice da fumetto, con due vignette di uguale grandezza. Il suo tratto spesso e di colore blu accompagna dialoghi e flussi di coscienza coinvolgenti e ben costruiti restituendo una storia realistica piena di coraggio.

Disegno di ragazza che gioca con un cane

Proseguiamo con i consigli di Natale proponendo una biografia di cui forse avete già sentito parlare.

Miss Rosselli, R. Paris

Un’intensa biografia edita da Neri Pozza su Amelia Rosselli che Paris ha conosciuto e che racconta in modo atipico. L’autore mescola sapientemente i suoi ricordi e quelli dell’autrice, con le vicende provenienti direttamente dalla sua vita. La Rosselli non fu soltanto una poetessa, ma anche compositrice musicale, etnomusicologa e tentò persino la strada della pittura in seguito a un breve amore con Guttuso.
In queste pagine traspare la «sterminata antichità» della poesia della Rosselli che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere. Attraverso il volto di Miss Rosselli, Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.

Foto di Amelia Rosselli

Parlarne tra amici, S. Rooney

Esordio dell’autrice Sally Rooney che ha per protagoniste Frances e Bobbi, pubblicato in Italia da Einaudi. Frances, l’io narrante del romanzo, e Bobbi, la sua migliore amica nonché ex fidanzata, sono due ventunenni ormai studentesse dell’università. Incontrano Melissa e Nick, una coppia di artisti di una decina d’anni più grandi, Frances si innamora di lui, Bobbi di lei. E da qui l’amicizia senza limiti tra le due sembra andare a rotoli.
Parlarne tra amici è un romanzo sul desiderio, sull’identità, scritto con uno stile originale caratterizzato anche dallo scambio epistolare via e-mail tra le protagoniste.

Volti di due ragazze

Tempi eccitanti, N. Dolan


Un esordio vincente e brillante questo di Dolan che in Tempi eccitanti racconta la storia della protagonista Ava e del suo triangolo amoroso con un ragazzo e una ragazza. Una storia di crescita, di passaggio all’età adulta e di formazione, ma anche di ricerca di identità personale, indagando anche le dinamiche di potere. Un romanzo originale, sagace che parla di una verità in modo intelligente e sincero, pubblicato dalla casa editrice Atlantide.

Copertina del libro con volti stilizzati

Tra i consigli di Natale non può mancare qualche classico


Il libro di Natale, S. Lagerlöf

Il volume edito da Iperborea è composto da otto racconti della narratrice Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, «la più grande scrittrice dell’Ottocento», secondo Marguerite Yourcenar. Il tono semplice e vicino al folklore popolare svedese racconta storie con tema natalizio. L’autrice ci restituisce le atmosfere nordiche: il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l’immensità della natura. Ne Il libro di Natale non manca anche una piccola dose di crudeltà, tipica della tradizione delle fiabe popolari.

Immagine che raffigura festeggiamenti di Natale

Il canto di Natale, C. Dickens

Un consiglio sempreverde per le letture natalizie è il grande classico Il canto di Natale di Charles Dickens nell’edizione della Rizzoli. La fantastica storia del burbero Scrooge che fa i conti con i fantasmi del passato, del presente e del futuro, in una nuova veste illustrata interamente da Iacopo Bruno.

Copertina libro "Un canto di Natale"

«Qualcuno in terra» replicò lo spirito «proclamando di conoscerci e di operare in nostro nome, agisce secondo le sue passioni, il suo orgoglio, la sua cattiva volontà, il suo odio, la sua invidia, il suo bigottismo, il suo egoismo; ma è estraneo a me e ai miei simili, come se non fosse mai esistito. Ricordati di questo e rendi quei tali responsabili delle loro azioni, non noi.»

Anna Karenina, L. Tolstoij

Avere più tempo per la lettura spesso è l’ottimo incentivo per iniziare un grande (in tutti i sensi) romanzo. Anna Karenina è un intreccio di storie d’amore: quello illecito di Anna per il conte Vronskij e quello invece legittimo tra Kitty e Levin. Il tutto narrato magistralmente dal grande Tolstoj e ambientato tra lo sfarzo e l’aristocrazia ottocentesca di Mosca e Pietroburgo.

Volto di giovane donna

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Tra i nostri consigli di Natale non poteva mancare la poesia.

Vita meravigliosa, P. Cavalli

Una summa poetica edita da Einaudi che descrive in appena 128 pagine tanti stati d’animo che ci legano gli uni agli altri. Racconta la nostalgia, gli scherzi della mente, le passioni d’amore e la speranza. Ci descrive attraverso i suoi componimenti, a volte molto brevi, delle verità assolute. Riesce a entrare e comprendere ogni stato d’animo, mette per iscritto quello che anche noi avremmo sempre voluto dire. Che sia un augurio o un invito, l’importante è vivere questa vita meravigliosa.

Copertina con poesia della Cavalli

L’avversario, E. Carrère

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Emmanuel Carrère è riuscito a mettersi in contatto con questo uomo (sì, questa storia è vera) il cui racconto è L’avversario, edito da Adelphi. Tramite la sua testimonianza cerca di ricostruire e descrivere quei giorni di impostura che hanno condotto Romand all’ergastolo.

Foto di ombra su un'abitazione

Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato.

L’ombra del vento, C. L. Zafón

Tra i consigli di Natale abbiamo deciso di inserire questo romanzo edito da Mondadori. Cosa c’è di più bello per un lettore che leggere libri che raccontano di altri libri? L’ombra del vento è il romanzo di esordio di Zafón, primo di una magica tetralogia, ambientato nella Barcellona del 1945. Daniel Sempere viene condotto dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati, luogo che ospita tutti quei volumi dimenticati e caduti nell’oblio. Daniel sceglie, tra tutti, un romanzo intitolato L’ombra del vento, opera di Juliàn Carax, avvolto da un alone di mistero. Questo romanzo segnerà l’inizio di un’avventura che durerà dieci anni e che cambierà il corso della vita di Daniel, scaraventandolo in un vortice di intrighi, misteri da svelare, e matasse di cui trovare il bandolo.

Copertina libro con cattedrale

Cosa pensano le ragazze, C. De Gregorio

Concita De Gregorio, editorialista presso La Repubblica, ha rivolto a più di mille donne delle interviste riassumendole in 38 racconti pubblicati da Einaudi. L’autrice, per due anni ha condotto questa indagine per poi racchiuderla in questa sorta di mappa. Concita De Gregorio rappresenta l’universo femminile e gli ostacoli che spesso le donne sono costrette ad affrontare proprio perché donne. 

Copertina libro con foto di una ragazza

Pista nera, A. Manzini

Pista nera è il primo libro della serie di gialli di Antonio Manzini su Rocco Schiavone, pubblicati da Sellerio. Rocco Schiavone è un personaggio esilarante, burbero, maldestro e con un passato ingombrante. In Pista nera viene condotta l’indagine per scoprire chi ha ucciso Leone Miccichè, trovato semisepolto in mezzo a una pista sciistica. Sul corpo è passato un cingolato usato per spianare la neve, che l’ha smembrato rendendolo irriconoscibile. Da pochi e semplici indizi Rocco Schiavone capirà che non è stato solo un incidente.

Copertina libro con immagini di sci nella neve

Gli anni della leggerezza, E. J. Howard

Gli anni della leggerezza è il primo di cinque volumi di una saga famigliare ambientata nell’Inghilterra degli anni 1930 e 1940, edito da Fazi. In questo primo capitolo ci vengono presentati tutti i personaggi di questa ampliata famiglia. A fare da sfondo a tutte le vicende c’è l’incombere della Seconda guerra mondiale, che spesso cambia o sconvolge le vite dei protagonisti. La lista dei nomi nelle prime due pagine e l’immenso albero genealogico spiazzano i lettori, ma alla fine vi dispiacerà salutare tutta la famiglia Cazalet.

Illustrazione di una spiaggia affollata

 Ma in quella casa l’inerzia era imperante e contagiosa: gli orologi ticchettavano pigri, i mosconi ronzavano un poco contro i vetri delle finestre a ghigliottina e poi cadevano nel generale torpore.

Gideon, T. Muir

Gideon è il primo volume di una trilogia fantasy/sci-fi dove l’autrice ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e negromanti omosessuali. La negromante della Nona Casa ha bisogno di una spadaccina e si affida a Gideon. La protagonista è stata allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, ma non vede l’ora di lasciarsi alle spalle questa vita. La sua nemesi Harrowhark Nonagesimus, prodigio della magia ossea, non vuole lasciare andare per nessun motivo Gideon senza prima servirsi delle sue abilità per compiere un’ultima missione a beneficio della Nona Casa. Gideon è l’unica spadaccina in grado di assolvere questo compito. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; se Harrow fallirà la Nona Casa morirà.

Copertina libro con scheletri

Questi i nostri consigli di Natale, ce n’è per tutti i gusti! Ci piace pensare di aver suggerito almeno un libro “giusto” per ciascuno di voi, qualsiasi tipo di lettore voi siate.
Vi diamo appuntamento all’anno prossimo con tanti altri contenuti, recensioni e consigli di lettura della redazione. Nel frattempo, non possiamo che augurarvi buone letture e felici feste!

A cura di Raffaella Anna Indaco e Silvia Bonelli



Un tempo gentile, il romanzo di Milena Agus in libreria da settembre

Un tempo gentile, M. Agus

Un tempo gentile è il nuovo romanzo di Milena Agus pubblicato ad Agosto da Nottetempo.

In poco meno di duecento pagine racconta la storia di un paese dell’entroterra sardo e dei suoi abitanti. Gli uomini e le donne di questa terra sembrano pedine in un gioco da tavola dimenticato, iniziato e mai finito. Gli abitanti di questo paese sono passivi di fronte alla vita che gli scorre davanti, popolano una terra a cui nessuno bada più da tempo.

Durante un cambio di stagione cambia la vita di un intero paese.

Improvvisamente un gruppo di migranti, accompagnato da volontari, giunge sull’Isola e si sistema in una casa abbandonata di un paese dimenticato da tutti. Paura e sconcerto sarà il sentimento che assale sia i paesani che gli invasori. “Quello non è il posto giusto” è ciò che ripetono sia gli uni che gli altri. Ma proprio quando la vita sembra non appartener più a quel posto d’oblio, la narrazione prende una piega del tutto inaspettata e Agus racconta meravigliosamente tutto questo.

Un romanzo corale che dà voce a tutti.

Un tempo gentile si apre con la lista dei personaggi che agiranno tra le pagine del romanzo. Come uno spettacolo teatrale quindi, facciamo la conoscenza dei personaggi ancor prima di vederli comparire sul palcoscenico.

Un tempo gentile non è la cronaca di un viaggio per mare, né la testimonianza di un gruppo di migranti in cerca di fortuna.

Milena Agus non ha come obiettivo quello di farci conoscere le motivazioni che spingono un popolo a fuggire dalla propria città. L’intento non è nemmeno quello di raccontarci o descrivere le difficoltà di viaggi infiniti in mezzo al mare. Non vi è traccia di tragedia nelle sue parole, e il racconto diviene per la scrittrice l’occasione per riflettere su una situazione dolorosa e disastrosa. Ma da un evento improvviso e spaventoso, può sempre nascere qualcosa di buono. È così che Agus ci mostra con delicatezza il potere della condivisione e come a volte, al cambiamento non corrisponde la morte.

Un romanzo che gioca con molteplici parallelismi. Ricostruire un rudere = ricostruire animi.

Quando i migranti sbarcano nell’entroterra sardo, si posizionano in un una casa abbandonata con finestre sgangherate, muri decadenti ed erbacce rampicanti. Tutto il racconto ruoterà intorno a questo vecchio ammasso di pietre, simbolo e rappresentazione muraria dell’animo dei paesani. Gli abitanti del romanzo, sebbene rozzi e non istruiti, sapranno essere come quell’antica dimora: rotti ma pronti ad accogliere e a ospitare “gli invasori”. Ma non appena i cittadini si accorgono di essere i primi a godere dei vantaggi del loro arrivo, il muro del pregiudizio cade.

Che motivo avevano di esistere? Ma anche noi, che motivo avevamo di esistere ridotti come eravamo ridotti?

I nativi sardi trovano, attraverso la lettura dei loro animi, la forza per rinascere, iniziano quindi a esistere e smettono di vivere apaticamente la loro vita. Ricostruire il rudere, richiudere i buchi sul tetto, aggiustare porte e finestre: tutto questo significherà arginare il malessere e l’indolenza che li attanagliava. I fiori piantati che germogliano non sono che la metafora della rinascita stessa di quella popolazione ormai spenta da tempo.

La tenacia delle donne sarde, libere da ogni pregiudizio.

Un tempo gentile è un testo corale e la scrittrice non ci presenta mai i personaggi che parlano, nè tanto meno le paesane descrivono loro stesse. Impariamo però a conoscere attraverso le loro azioni e i pensieri quanto grande sia la loro forza e determinazione. A ostacolarle non saranno solamente le loro conterranee, ma anche i loro stessi mariti. Dapprima si nascondono mentre si dirigono al rudere, poi se ne fregano di ogni parere. Fiere camminano a testa alta verso “i nuovi arrivati” che tanto le fanno sentire utili. Tanto è il benessere e la bellezza che scaturisce da queste donne che alla fine anche i mariti si convinceranno ad aiutare “gli invasori”. Ma nel romanzo le protagoniste sono le donne, proprio tutte: ci sono madri, figlie, mogli; e ognuna di loro possiede dentro sé la forza per rinascere.

La potenza di Milena Agus sta nella sua capacità di mostrarci il lato positivo della faccenda e ci dona un grande insegnamento.

Milena Agus ci permette di vedere il risvolto positivo di ogni cosa. Comunica con i suoi lettori e suggerisce loro che tutto ciò che accade nella vita, se viene affrontato come una possibilità e non come un ostacolo, può rivelarsi un grande dono. L’arrivo degli invasori che tanto impauriva, non è altro che una risorsa per questo silenzioso paese fantasma. Agus lascia da parte le descrizioni e i lunghi dialoghi e preferisce dare spazio ai sentimenti, alle sensazioni: è il romanzo delle percezioni. Infine ribadisce con una scrittura raffinata, ma semplice, che la vita è una sola e che va vissuta sempre, senza aspettare l’arrivo di un barcone di migranti che la sconvolge improvvisamente.

Gli “invasori” non parlano mai, ma muovono le azioni di tutto il paese.

Il paradosso più grande è che la voce dei migranti in questo romanzo non si sente praticamente mai, i loro pensieri sono interpretati. Non chiedono nulla, non vogliono niente: quel paese dell’entroterra sardo per loro è solo una rampa di lancio che li condurrà negli altri paesi europei. Milena Agus non vuole silenziare “gli invasori”, anzi: è a loro che affida i messaggi più importanti, disseminati per tutto il racconto. Il loro silenzio riempe i vuoti, cancella i pregiudizi, fa fiorire un nuovo paese. E alla fine, le parole non dette rigenerano gli animi e i cuori di quei cittadini che tanto hanno amato occuparsi di quelle genti.

Un finale gentile per un romanzo gentile.

Fin dall’inizio si intuisce la fine del romanzo, e all’ultima pagina la Agus ci nega il colpo di scena. I migranti partono e lasciano quel paese dell’entroterra sardo, lasciando quel popolo finalmente in grado di riconoscersi allo specchio. Il tempo gentile si ripercuote sugli abitanti ma anche sul lettore, che chiude il libro abbracciando tutte quelle genti che hanno ritrovato nel diverso una risorsa per migliorarsi.

Questo racconto ci insegna che ognuno di noi può essere importante per la vita di qualcun altro. Anche se pare non assomigliargli affatto.

La bella estate venne pubblicato per la prima volta nel 1949 procurò a Pavese la vittoria dello Strega.

La bella estate, C. Pavese

Uscito per la prima volta nel 1949, in una raccolta che comprendeva anche Il diavolo sulle colline e Tre donne sole, La bella estate portò a Cesare Pavese la vittoria del Premio Strega nel 1950. Nell’agosto di quello stesso anno, all’incirca un mese dopo la vittoria del premio, Pavese si tolse la vita nell’albergo Roma di Torino.

Solo negli ultimi anni, Einaudi ha ripubblicato La bella estate svincolata dagli altri due romanzi brevi, a cui si accomuna per il tema principale e per la tipologia del racconto.

La bella estate è prima di tutto un romanzo di formazione, o come tale si presenta.

Osservando la protagonista della Bella Estate, infatti, ci troviamo davanti a una giovane Ginia, donna acerba che si appresta a diventare adulta e lavora in un atelier. Durante l’ultima estate della sua immaturità, tanto attesa e immaginata, Ginia scopre attraverso Amelia un mondo totalmente nuovo rispetto a quello che conosceva. Amelia è poco più grande di Ginia e per vivere posa come modella davanti ai pittori che desiderano dipingerla. Sarà proprio grazie a lei che inizierà a frequentare alcuni ambienti particolari, salotti, bar e dimore di artisti bohémien: ricettacoli sì di arte e bellezza ma anche di svaghi sfrenati e pericolosi.

Proprio in una di queste occasioni, Ginia conoscerà il pittore Guido e desidererà essere anche lei ritratta da lui, senza tuttavia sentirsi minimamente adatta a ricoprire questo incarico.

È così che Amelia la persuade ad abbandonare la propria timidezza e la spinge tra le braccia del giovane pittore. Tuttavia, Guido non ricambia pienamente i suoi sentimenti: fin da subito si dimostra ostico all’idea di accompagnarsi a una donna, tuttavia apprezza la compagnia di Ginia e per un po’ di tempo la illude con belle parole e pensieri.

Amelia la conduce in una sorta di iniziazione sentimentale, è attratta da Ginia e nonostante provi a farglielo capire, lei pare avere occhi solamente per il pittore. Finché un giorno, Ginia decide di farsi dipingere da Guido davanti ad Amelia. Ma quando scopre che non sono soli la felice occasione diventa un pretesto di vergogna e umiliazione…

Quel momento tanto atteso, diviene così per Ginia ciò che fa svanire la sua bella estate, e tornando a casa rimpiange di essersi lasciata andare.

Quando fu sola nella neve le parve di essere ancor nuda. Tutte le strade erano vuote, e non sapeva dove andare… Si divertiva a pensare che l’estate che aveva sperato, non sarebbe venuta mai più.

La bella estate è un romanzo cortissimo che dovrebbe essere conosciuto e letto da tutti gli adolescenti.

Perché La bella estate è il racconto della perdita dell’età dell’innocenza, verso cui tutti i giovani tendono e da cui poi non è più possibile far ritorno, se non attraverso i ricordi. E spesso, i ricordi di questo passaggio sono carichi di vergogna, rimpianti, perché nessuno ci prepara ad affrontarlo come dovrebbe esser fatto. La bella estate è il romanzo che celebra la perdita dell’innocenza, certo non uno dei più letti di Pavese, ma uno dei più significativi, se si pensa che Ginia vagheggia diverse volte di suicidarsi, fine che poi spetterà allo stesso Pavese.

Solamente una volta che Ginia è disposta ad accettare la fine dell’infanzia la sua vita può infatti procedere, lontana dalle attraenti disillusioni promesse dal cambiamento.

La bella estate diviene quindi molto più di una stagione, ma l’emblema di una fase beata e spensierata che contiene dentro di sé la potenza delle speranze e del cambiamento. Una bella estate, sì, meravigliosa, ma una stagione che tanto aspettiamo e che a un certo punto giunge – necessariamente, per forza di cose – verso la fine.

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