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La vincitrice del Premio Neri pozza, Francesca Diotallevi, con il suo romanzo Dentro soffia il vento ritratto vicino a limoni, decotti, fiori secchi e tisane

Dentro soffia il vento, F. Diotallevi

Dentro soffia il vento è un romanzo di Francesca Diotallevi edito Neri Pozza e vincitore della Sezione Giovani del Premio Neri Pozza – Fondazione Pini – Circolo dei Lettori del 2016.
L’autrice, classe 1985, è laureata in Beni culturali. Tra le sue opere oltre a Dentro soffia il vento ricordiamo Le stanze buie (Mursia, 2013), Amedeo, je t’aime (Mondadori Electa, 2015) e Dai tuoi occhi solamente (Neri Pozza, 2018).

Ho avuto tra le mani Dentro soffia il vento qualche mese fa, un regalo di compleanno in anticipo da parte di un caro amico. Spinta dalla curiosità per la trama e per la personalità di questa giovane autrice ho cominciato la lettura del romanzo e senza rendermene conto mi sono ritrovata catapultata a Saint Rhémy, tra le vicende narrate. Un libro che mi ha conquistata sin dalle primissime pagine per la delicatezza con cui l’autrice esprime tematiche forti e complesse come l’amore, il dolore, la fede, il risentimento e il pregiudizio.
Un elemento cardine che ha contribuito ad alimentare il mio interesse per questo romanzo è stata la scrittura brillante di Diotallevi. L’autrice racconta aspetti semplici senza renderli banali e realtà complesse senza sminuirle; tratta le vicende nella loro interezza senza tralasciare aspetti crudi e negativi regalandoci la narrazione di un’umanità reale e viva.

Non lasciare che qualcuno ti dica in cosa credere, ragiona con la tua testa, segui l’istinto. Nessuno dovrà importi chi amare. L’amore non si insegna, è l’unica cosa che non posso spiegarti. Non posso dirti quali battaglie combattere, dovrai capirlo da sola e non sarà facile. L’amore non lo è mai, richiede coraggio e tenacia. Non si sceglie, è sempre lui che sceglie te.

Primo piano di Francesca Diotallevi, autrice di Dentro soffia il vento

Una storia e tre punti di vista

Dentro soffia il vento è raccontato secondo tre punti di vista, quello dei tre personaggi principali abitanti di Saint Rhémy, un paesino tra le montagne della Valle d’Aosta.

Il primo è Don Agape, il nuovo parroco arrivato da Roma che ha difficoltà a conquistare la fiducia della comunità perché egli stesso è pieno di dubbi e timori circa la sua missione spirituale. Un uomo che ha preso i voti senza convinzione, incapace di opporsi al volere della famiglia e che forse per la prima volta, con questo trasferimento a Saint Rhémy, ha assecondato il suo desiderio di mettersi alla prova e di (ri)trovare la propria fede.

Il secondo personaggio è Yann, un ragazzo a cui la vita ha tolto molto e che si ritrova a convivere con un dolore fortissimo legato alla perdita di suo fratello Raphael, caduto in guerra. Yann vive divorato dai sensi di colpa perché avrebbe dovuto arruolarsi, ma era stato considerato inabile a causa di un incidente avvenuto molti anni prima. Un personaggio tormentato, schivo ma affascinante.

Fiamma, una ragazza indipendente, sola, che vive nel bosco e che viene additata dai suoi compaesani come una strega per la sua capacità di preparare decotti con proprietà curative. Il suo unico contatto con la realtà era costituito proprio da Raphael, il solo a esserle amico, un personaggio che si avverte come una presenza costante nella storia sebbene non intervenga mai.

I personaggi di Dentro soffia il vento


Le tre voci narranti raccontano la loro storia personale e lo fanno attraverso i loro ricordi e le loro sensazioni, con questa soluzione viene costruita una trama che trascina i lettori nel corso degli eventi.

Yann prova un odio profondo per Fiamma, anche se non sfugge al lettore quanto questo sia solo un risvolto dell’amore e di un legame che viene represso e tenuto a distanza dal giovane stesso. Yann, infatti, deve rifugiarsi in questo sentimento perché Fiamma agli occhi degli abitanti del paese è una strega e non sembra esser possibile poter provare nulla di diverso dall’odio nei suoi confronti.
Sarà poi Don Agape che cercherà di ricondurre la giovane “in seno al gregge” andando contro ogni pregiudizio e diceria del popolo.

Pagina dopo pagina le storie si incrociano e l’ombra di mistero iniziale si dissolve lasciando spazio a segreti e sentimenti taciuti. Grande risonanza è data anche alla superstizione e al pregiudizio – ma che sono solo sentimenti di facciata, perché molti abitanti del paese, di nascosto, fanno ricorso ai rimedi e ai decotti di Fiamma. A Saint Rhémy l’ignoranza è un male difficile da estirpare e la barriera di pettegolezzi e pregiudizio diventa sempre più alta intorno a Fiamma.

Mia madre lo diceva sempre: non basta il cuore a sconfiggere l’ignoranza e la superstizione.

Lo stile di Dentro soffia il vento

In Dentro soffia il vento l’abilità di Diotallevi viene evidenziata da più aspetti. Le parole scelte dall’autrice sono misurate ed evocative; la sua prosa è agile, la lettura cattura. Dalle parole di Yann, di Fiamma e di Agape si viene rapiti e ci si ritrova tra quei boschi, in quel paesino, preda di quei turbamenti. Diotallevi ha il pregio di rendere i personaggi vivi, grazie anche a una spiccata attenzione ai dettagli che si traduce nelle descrizioni particolareggiate delle emozioni e dei sentimenti umani. Risulta impossibile non restare coinvolti dalle vicende e non entrare in empatia con i personaggi e con il loro vissuto.

L’amore non si insegna, è l’unica cosa che non posso spiegarti. Non posso dirti quali battaglie combattere, dovrai capirlo da sola e non sarà facile. L’amore non lo è mai, richiede coraggio e tenacia. Non si sceglie, è sempre lui che sceglie te.

Ambientazione del romanzo

Le ambientazioni del romanzo sono calate in un’atmosfera suggestiva: questo esercita molto fascino sul lettore. La storia si svolge, infatti, in un paesino della Valle d’Aosta, a Saint Rhémy, dove una ristretta comunità di abitanti estremamente religiosa svolge tranquillamente la propria vita. Una comunità blindata nella propria diffidenza rispetto al mondo circostante e dedita alla fede, alle prediche e ai sermoni ottusi e corrotti.

Con te è diverso, tu sei il vento che mi soffia dentro, sei colui che muove i miei passi. Se sparissi in questo momento, sparirei con te.

Primo piano di Francesca Diotallevi autrice di Dentro soffia il vento

La scrittura e i temi di Dentro soffia il vento

Dentro soffia il vento è un romanzo che conquista il lettore con la sua delicatezza, per la sua narrazione di dolore e amore resi in maniera immediata.

Queste tematiche si intrecciano trascinando il lettore in un vortice di emozioni che si fanno più forti a mano a mano che si procede con la lettura. Un libro intenso, profondo, una storia che lascia moltissimo ai lettori dopo averli condotti in un percorso al limite del magico.
Il romanzo a tratti crudo e violento, infatti, è anche intriso di magia e poesia. Al punto che un peso determinante nella costruzione delle vicende è dato dalla superstizione tipica dei piccoli paesi, che prevale su tutto e tutti e incide su sentimenti puri come l’amore.

Dentro soffia il vento è un libro che è entrato in punta di piedi arrivando a insinuarsi a poco a poco nell’animo. Diotallevi mi ha fatto affezionare ai personaggi, partecipare alle loro vite, provare quelle sensazioni e a tratti soffrire con loro. Ha descritto un amore puro osteggiato dal risentimento e dal pregiudizio, ma in grado di accogliere e superare enormi difficoltà.
Amore e odio si rincorrono per tutto il romanzo, alternandosi e mescolandosi.
Una scrittura che è come una magia, scorre veloce sulle pagine e ti guida in questi rapporti intricati che regalano brividi e che ci ricordano l’importanza di lottare per i nostri sentimenti avendo il coraggio di ascoltare noi stessi.

Il capitale amoroso è il nuovo libro di Jennifer Guerra all'interno della collana Munzioni di Roberto Saviano. Il libro è ritratto vicino all'edera e ai papaveri nella sua versione digitale

Il capitale amoroso, J. Guerra

Dopo Il corpo elettrico (2020, Edizioni Tlon) Jennifer Guerra torna in libreria con un nuovo interessante saggio.
Il capitale amoroso, manifesto per un eros politico e rivoluzionario (2021, Bompiani), accolto nella collana Munizioni diretta da Roberto Saviano.

J. Guerra autrice de Il capitale amoroso
Jennifer Guerra

Jennifer Guerra, nata nel 1995 a Brescia, è scrittrice e giornalista.
Ha lavorato come redattrice a The Vision, per cui ha curato anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Nel 2020 è uscito il suo primo libro, Il corpo elettrico pubblicato in Italia grazie alle Edizioni Tlon.

Il capitale amoroso è un pamphlet che ha come obbiettivo quello di riportare l’amore al centro delle nostre vite.

L’amore ci viene proposto prevalentemente in una versione idealizzata, sdolcinatamente romantico, e inoltre è mercificato sempre di più, sminuendolo quindi a prodotto commerciale.

In contrapposizione a questo aspetto, dell’amore edulcorato, la nostra società ha sviluppato un’atteggiamento opposto, caratterizzato soprattutto da un sentimento negativo come quello del cinismo.

Siamo abituati a considerare l’amore superficiale e spesso lo mettiamo in secondo piano rispetto a diversi aspetti della vita, come il lavoro. La nostra società punta sulla realizzazione dell’individuo, e questo ci ha portati all’estremizzazione del capitalismo. Se prima l’individuo era schiavo del padrone oggi siamo diventati noi i nostri stessi sfruttatori.

Siamo tutti diventati imprenditori di noi stessi, introiettando lo schema del «poter-fare» e non più quello del «dover-fare»: le nostre vite si sono trasformate in progetti di cui noi siamo gli unici responsabili, sia che finiscano bene sia che falliscano.

il capitale amoroso, guerra, bompiani, milano 2021

Il nostro tempo libero viene cannibalizzato dalla produttività.

Anche attività puramente di svago come vedere un film o leggere un libro sono diventate per noi motivo di produttività.
Siamo costantemente impegnati, anche quando dovremmo rilassarci, gli orari si dilatano, le forze diminuiscono, per lasciare il posto all’insoddisfazione.

Secondo Jennifer Guerra la soluzione risiede appunto nel riportare al centro di tutto un sentimento che abbiamo smarrito: l’amore.

L’appello che ci pone l’autrice de Il capitale amoroso è quello di riequilibrare le nostre priorità e dare più spazio ai sentimenti.
Solo così è possibile riprendere contatto con il sentimento puro dell’amore, che ci mette in collegamento con le persone che abbiamo vicino.

Riprendendo uno studio del sociologo canadese John Alan Lee, che identifica sei diverse tipologie di amore, Jennifer Guerra analizza, alla luce della nostra società, quale tipologia ci caratterizza di più, e quale invece sarebbe in grado di rappresentare questo percorso di riequilibrio.

Pragma rappresenta l’ideologia moderna che abbiamo dell’amore. Questa tipologia riconosce nel matrimonio e nella famiglia un elemento fondamentale per la società.
È una tipologia di amore concreto, secondo il quale ci si sposa per soddisfare un’interesse personale.

Agape invece, in contrapposizione, si caratterizza per essere una tipologia di amore incondizionato, volto all’altruismo e all’interesse verso gli altri.
È una tipologia di amore sincero, che non considera nessun tipo di vantaggio personale.

Secondo Jennifer Guerra è nella tipologia Agape che dobbiamo cercare la nostra forma di amore sincero, quello capace di riportare l’equilibrio tra le nostre dinamiche sociali.

L’autrice tocca molteplici aspetti derivanti dai più disparati ambiti culturali.

La bellezza di questo saggio sta nella capacità di Guerra di condensare in pochi capitoli temi complessi come quello dell’amore, e delle difficoltà dei rapporti sociali, toccando aspetti molto diversi tra loro.

Jennifer Guerra ci parla di come l’amore è stato interpretato in letteratura nel corso del tempo, e del modo in cui questo tema è stato interiorizzato e percepito dai lettori, e quindi dalla società. Ci parla di Hemingway, offrendoci un’interessante chiave di lettura dei vari personaggi, mettendo in evidenza come l’aspetto amoroso sia presente all’interno delle opere dello scrittore americano.

Ma l’autrice de Il capitale amoroso tocca anche temi fondamentali come la politica, la filosofia con lo scopo di trovare un analisi che sia in grado di riportare al centro la forma d’amore puro (Agape) che nel tempo è stata sempre più sottovalutata.

Il capitale amoroso ci sprona a mettere in atto quella che Jennifer Guerra chiama rivoluzione, e cioè la riappropriazione degli equilibri puri tra persone, in cui l’amore è protagonista. Una pratica da mettere in atto quotidianamente, spostando la richiesta di attenzione da noi stessi per direzionarla verso gli altri.

L’amore non è uno stato di grazia o un obiettivo lontano, è una pratica quotidiana di resistenza che ci ricorda che c’è qualcosa di bello e di buono anche in una realtà difficile da cambiare.

il capitale amoroso, j. guerra, bompiani, milano 2021

Articolo a cura di Chiara Orfini.

Il libro Le braci di Marai, ritratto in mezzo ai tulipani su una tavola di legno

Le braci, S. Márai

La prima volta che Le braci vide la luce correva il 1942. Il romanzo più famoso di Sándor Márai uscì prima a Budapest, in poco tempo venne tradotto in tedesco, ma non ottenne subito il successo che l’autore si aspettava.

La sua opera, infatti, bandita dall’Ungheria per decenni è tornata in primo piano solo negli ultimi vent’anni. Eppure, dal momento in cui abbiamo riscoperto Sándor Márai nessun lettore che lo abbia incontrato si è sottratto al piacere di suggerirlo ad altri lettori. Sarà forse per l’innata capacità narrativa e stilistica di Sándor Márai, oppure, a ragion veduta, per la grande storia che raccontano Le braci.

Una storia d’amicizia e d’amore, di fedeltà e tradimenti: la storia di due amici che per tutta la vita attendono di rincontrarsi.

La storia delle Braci è ambientata nel 1940, in un sontuoso castello ai piedi dei Carpazi. Lì, da quarantuno anni, Henrik aspetta il ritorno del suo migliore amico, Konrad: a dividerli è rimasto un solo grandissimo segreto, noto solamente a loro.

Henrik è il figlio della Guardia reale ed è diventato il generale dell’esercito dopo aver fatto carriera militare. Nelle spoglie stanze del castello in cui è arroccato – pressoché intatte dal giorno in cui i due amici si sono salutati – Henrik si abbandona a trascorrere giornate tutte uguali.

Superati i settant’anni, l’unico suo desiderio è quello di potersi riconciliare all’unico amico che egli abbia avuto. Si tratta di Konrad, il giovane figlio di un povero barone che aveva stretto amicizia con lui. Insieme trascorrono l’adolescenza in un collegio militare a Vienna e stabiliscono tra di loro un’intesa che va oltre i limiti e le convenzioni. Tuttavia, quarant’anni prima rispetto all’esordio del romanzo, i due amici si separano. Il primo, infatti è più portato a servire lo Stato – anche per la propria nascita; il secondo, invece, è confortato dalla musica e sogna di diventare un musicista, e per questo – o almeno così sembrano le cose – abbandona Vienna per i Tropici.

Ma quando Nini, la cameriera che da sempre si è presa cura di Henrik, quarantuno anni dopo lo avvisa che c’è una lettera per lui, egli sente che è finalmente arrivato quel momento che entrambi aspettano. Le chiede di preparare la tavola e di allestire la sala da pranzo – proprio quella in cui avevano cenato per l’ultima volta insieme, con la compagnia di Krisztina, l’ormai defunta moglie del nobile.

Ma qual è il segreto che entrambi celano dentro di loro? Che cos’è stato in grado di tenerli vicini anche lontani, anche dopo essersi traditi vicendevolmente? Di che cosa devono parlare dopo tutto quel tempo? Quali conti sono rimasti in sospeso?

Le braci di Sándor Márai ha un ritmo incalzante ma non è un thriller, e nemmeno un giallo. È un romanzo, un romanzo che sa fornire al lettore i dettagli di cui ha bisogno dosandoli con il contagocce e che conduce all’ultima pagina, paragrafo dopo paragrafo, in una climax crescente, destando stupore.

È un libro sulla memoria, la memoria di un ardore trasformatasi ormai in tiepide braci; un legame rovinato, che davanti al tradimento si domanda fino a che punto quel sentimento può essere alterato se privato dei suoi fondamenti: il perdono e l’altruismo. Può esistere amicizia senza perdono, senza comprensione, senza aver nulla in cambio? Fino a che punto è amicizia quella che spinge Henrik a perdonare la fuga di Konrad? E in quale misura la fuga fa parte di quel sentimento?

L’amicizia, così come l’amore, non dovrebbe essere pura e solida al di là delle attitudini, dei comportamenti, delle comunanze dei singoli? Questo è quello che crede Henrik nelle Braci, ma è anche ciò che lo lascia lì, immobile nei suoi pensieri, ad aspettare il ritorno del suo amico. Non per condannarlo, né per aver spiegazione a due dubbi che lo travolgono da quando se n’è andato; forse, lo attende per la sola ragione di non potersi sottrarre a un’affinità sincera che esiste tra loro.

Le braci è un libro sulla memoria. La memoria di un’amicizia che si conserva dentro entrambi i protagonisti, ma che invero pare essersi conclusa per sempre. La memoria come ragione di sopravvivenza alle proprie menzogne, ma anche a quelle in cui ci rinchiude il mondo stesso. Perché per Henrik, il protagonista del romanzo, i fatti non raccontano niente della verità: i fatti, le azioni, spesso sono le conseguenze di ciò che si prova, di ciò che si patisce, di ciò che potrebbe giustificarci. Ma la verità non sono i fatti, e allora: per conoscere la verità, a Henrik non resta che attendere che il suo ospite risponda a due sole domande. Solo così egli potrà capire che cosa è successo quarant’anni prima: conoscere le intenzioni dietro le azioni.

Con una tecnica narrativa impeccabile, uno stile poetico e ricercato, in un romanzo scarno di personaggio ma che ha la potenza di un monologo teatrale, Sándor Márai ci consegna un perfetto esemplare della letteratura ceca del primo Novecento. Un libro che tutti dovrebbero aver letto e consigliato almeno una volta.

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