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Immagine di Aldostefano Marino che ritrae il libro di Anne Frank in mezzo a dei tulipani e pagine di diario e quaderni

Il Diario di Anne Frank

L’originale Diario di Anne Frank

Con queste parole, una giovanissima Anne Frank appena tredicenne, nel giorno del suo compleanno comincia a scrivere il suo Diario. È il 12 giugno del 1942, il diario le è stato regalato dai suoi genitori, insieme a “una camicetta azzurra, un gioco di società, una bottiglietta di succo d’uva”.

Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno.

a. frank, diario, einaudi, torino 1993.

In quelle prime pagine di Diario, la vita di Anne possiede ancora tutte le caratteristiche di una vita normale.

È un’adolescente sveglia con un’intelligenza penetrante, un’ironia a incomprensibile a molti, una parlantina spesso criticata e un bagaglio carico di desideri. Quello più grande è diventare una giornalista, aiutare il mondo e le persone con le sue parole e per mezzo della sua penna stilografica.

La sua classe è numerosa; Anne ha poche amiche: una forse, con cui tuttavia i rapporti si son sgualciti. Ha avuto un solo amore ostacolato dalla nonna di lui, non va d’accordo con tutti, e il suo carattere spesso la porta a riconoscersi sola e a meditare sulla propria condizione, recriminando l’esigenza di una persona a cui confidare tutti i propri drammi, i peccati, le colpe, qualcuno con cui essere del tutto sincera.

Anche perché nemmeno i suoi genitori sono in grado di comprenderla: con sua madre non ha un buon rapporto e non c’è alcun dialogo tra loro; con suo padre, invece, spesso le vien più facile confidarsi. Nonostante Anne provi in tutti i modi a essere la figlia che i suoi genitori vorrebbero, le loro attenzioni sembrano rivolgersi sempre alla sorella maggiore, Margot, l’unica di cui sua madre pare andare fiera – mentre di lei non è mai contenta. A parte questo, Anne è una bambina felice ed è come se di lei esistessero due Anne.

La prima Anne è la ragazzina irrequieta, irriverente, con i voti alti a scuola ma il carattere spigoloso; la seconda, invece, è quell’Anne che vorrebbe essere, quella che ella riesce a dedicare solo a se stessa e che nessuno conosce.

La seconda è quella che scrive il Diario, e che si rivolge a Kitty – l’interlocutore paziente a cui Anne affida le proprie confessioni – con precisione e sincerità. A quelle pagine, Anne assegna il compito di raccogliere i suoi pensieri, i suoi drammi di tredicenne indisciplinata; il suo avvento nel mondo delle donne, ma invero diventano qualcosa di più. Poiché a un mese di distanza da quando ha cominciato a scrivere racconta ciò che sconvolge la loro esistenza, ignara di star trasformando il suo diario in un’opera destinata all’umanità. Eppure è proprio ciò che Anne desidera più di tutto, esser utile a qualcuno, diventare immortale anche quando lei non vivrà più.

Cara Kitty,
così ci incamminammo sotto il diluvio, papà, mamma e io, ognuno con la sua cartella o borsa della spesa piena di oggetti più svariati. Gli operai che andavano a lavorare di mattina presto ci guardavano pieni di compassione; dalle facce si capiva che erano dispiaciuti di non poterci offrire nessun mezzo di trasporto; l’appariscente stella gialla parlava da sé.

anne frank, giovedì 9 luglio 1942

Già da mesi la famiglia dei Frank, i Van Pels, e il dentista Fritz Pfeffer stanno programmando la propria partenza e attendono il momento più propizio per nascondersi.

Da tempo portano via da casa loro tutto quello che possono e lo trasferiscono in quello che diventerà il loro Alloggio segreto, situato nei piani superiori degli uffici in cui ha sede la ditta di Otto Frank.

Il 6 luglio 1942, per sfuggire alla persecuzione nazista, la famiglia dei Frank si trasferisce nell’alloggio, sito ad Amsterdam al numero 263 di Prinsengracht. Tutti quanti indossano numerosi strati di vestiti per riuscire a portare con sé più cose possibili, stanno attenti che nessuno li veda e si affrettano con la paura nel cuore. Solo qualche giorno dopo, quando arrivano i Van Pels e Pfeffer, le finestre degli alloggi sono già completamente oscurate, e a ognuno viene assegnato un incarico.

Tutti i dipendenti della ditta sono a conoscenza del nascondiglio e continuano a lavorare come se nulla fosse; tuttavia, nessun’altra lo sa, ed è meglio così.

Per questo, ai rifugiati non è consentito fare rumore, soprattutto in alcune ore della giornata; devono alzarsi sempre alla medesima ora, e impegnarsi fin da subito a razionarsi il cibo. Anne divide la stanza con il dentista, ma lo trova insopportabile, soprattutto perché non le lascia mai la scrivania dove vorrebbe scrivere il suo diario in santa pace.

Così tutti gli abitanti dell’alloggio prendono a vivere con una serie di accortezze atroci, affinché nessuno li scopra. A nulla servono le ricchezze possedute, i risparmi della signora Van Pels, e il loro riconoscimento sociale; né, tantomeno la speranza di salvarsi: da quel momento ogni cosa sarà diversa per tutti.

Gli ebrei devono portare la stella giudaica; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non posso prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche se è di loro proprietà; gli ebrei non possono fare acquisti dalle 15 alle 17; gli ebrei possono andare solo dai parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono andare al teatro, al cinema e in altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono frequentare la piscina né i campi da tennis e di hockey e quelli per altri sport; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all’aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei cristiani; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e altre simili.

Così vivacchiamo senza poter fare questo e quello.

anne frank, sabato 20 giugno 1942

Durante la lettura del Diario di Anne Frank, l’alloggio segreto diventa un’emblema: la sua immagine, fatta di stanze impolverate, finestre sbarrate e mobili massicci, ci si para davanti con una forza disarmante.

Ma di che cosa si tratta, se non di una trappola? Per due anni, le famiglie Frank, Van Pels e il dentista Pfeffer hanno abitato quel nascondiglio senza mai uscirvi, senza che mai gli fosse permesso guardare per troppo tempo fuori dalle finestre… Soltanto alcuni fedeli amici, scampati alle leggi razziali, entrano ed escono dal loro alloggio per rifornirli di viveri, cibi (sempre più poveri), ma anche notizie e libri. Durante quei due anni, queste tre famiglie hanno abitato l’alloggio raschiando patate, ossessionati dalle privazioni alimentari e sempre in ascolto della radio inglese.

Foto della camera di Anne nell’Alloggio segreto che ella divideva con Fritz Pfeffer

Tutti i volti, i racconti, le paure, le improvvise irruzioni dei ladri e i gatti che si succedono nei magazzini, sono narrati da Anne. Un Anne nuova rispetto alle prime pagine del Diario, più matura, ma terribilmente annoiata; che trascorre le sue giornate tutte uguali, terrorizzata dall’idea che quando la vita riprenderà, avrà perso due anni di scuola.

Nel Diario, Anne ora si lamenta di quanto il signor Van Pels si trattiene in bagno; ora critica apertamente il modo in cui essi hanno educato i propri figli; ora è in rotta con tutti gli abitanti dell’alloggio e nessuno la comprende. Arriva persino un momento in cui tra Anne e il giovane Peter Van Pels pare star nascendo un amore giovane e i loro sguardi e le proprie speranze si rincorrono sul memoriale.

Talvolta, però, l’Anne più esigente lascia spazio a un’Anne più mansueta, più docile e spensierata che riesce a non pensare alla propria sorte; così il suo Diario si trasforma in un fedele testimone di cronaca quotidiana, il riflesso fedele dei giorni di clausura di questa piccola comunità ebraica. E nonostante tutti appaiono intenti a vivere la propria nuova vita come se nulla fosse, tutti si leggono attraverso la loro natura più indifesa.

A mano a mano che i giorni da rifugiati avanzano, ognuno di loro è più stanco: i litigi si succedono, le riconciliazioni sono sempre meno efficaci. Eppure, nonostante della guerra resti traccia negli annunci radio, nelle preoccupazioni di Anne c’è sempre il tentativo di trovare un lato positivo.

Spesso e volentieri Anne riflette su come la loro vita riprenderà quando tutto sarà finito, e non smette di credere che troveranno la salvezza. Ma mentre i giorni avanzano e la noia abbonda, certe volte Anne si abbandona allo sconforto di pensare che per loro sarebbe stato meglio morire subito, che vivere in attesa di un giorno che presto sarebbe arrivato.

Nello scritto che introduceva l’edizione del Diario di Anne Frank nel 1964, Natalia Ginzburg scriveva:

Il libro di Anne Frank, noi lo leggiamo sempre tenendo presente la sua tragica conclusione; senza poterci fermare a quei precisi momenti che vi sono raccontati, ma sempre guardando oltre, sempre cercando di figurarci quel campo di Bergen Belsen, dove Anne è morta, e quegli otto mesi che ha trascorso là, prima della morte, certo penosamente ricordando l'”alloggio segreto”, l’idillio con il ragazzo Peter, i gattini, le feste per i compleanni, le amiche Elli e Miei che fino all’ultimo hanno rischiato la vita per la salvezza di lei e dei suoi […]

prefazione all’edizione del 1964 al diario di anne frank, a cura di Natalia Ginzburg

Pochi giorni prima che i tedeschi fecero irruzione nell’alloggio segreto, Anne è intenta a riscrivere e ricontrollare i suoi Diari.

Ha scoperto dalla Radio che tutti coloro che abbiano raccontato quei duri anni saranno ricompensati. Anne si appresta a ricontrollare, aggiunge qualcosa qua e là, taglia passaggi ritenuti noiosi, e annota tra le pagine del suo ultimo quaderno le proprie speranze:

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

anne frank nelle ultime pagine del suo diario

Il Diario di Anne Frank risulta incompleto, poiché i tedeschi nazisti scoprirono il loro nascondiglio qualche mese prima della liberazione. Venne portato in salvo da Miep Gies, la donna che aiutò la famiglia Frank durante la clandestinità. Per molto tempo, tutto il materiale venne custodito nel fondo di un cassetto chiuso a chiave, affinché nessuno potesse appropriasene. Quando infine Otto Frank tornò dalla prigionia (1945) fu il primo a leggere quelle pagine; si occupò di correggerle, le rimaneggiò e trovò un editore che fosse adatto a pubblicarle.

La sola versione che oggi abbiamo la possibilità di leggere è l’unica versione approvata dal Fondo di Anne Frank. Una lettura dolorosa, triste, ma necessaria. È molto più che una lettura: è un reperto storico autorevole che fornisce immagini precise e dolorose di un periodo che tutti vorremmo dimenticare ma che è bene non venga mai dimenticato. E se tra i desideri di Anne vi era proprio quello di diventare una grande scrittrice, un po’ di speranza resta nel cuore di chiunque legga il diario, che già sa che tutto quel dolore ha potuto almeno coronare il suo desiderio più intimo: sopravvivere alla finitezza della propria esistenza.

Postwar, la nostra storia, Tony Judt

Quello che sta accadendo oggi, nel mondo, non è altro che il ripetersi ciclico della Storia.

Ci avviciniamo sempre alla Storia come una disciplina da studiare; qualcosa che non ci appartiene. Ma considerate che l’URSS è caduta nel 1991; e non c’è bisogno di andare così lontano nel tempo, per trovare nella storia contemporanea i risultati di ciò che è accaduto o cambiato durante la Guerra fredda. Ora stesso, in Russia, i diritti umani sono estremamente ristretti; il conflitto arabo-israeliano non si è ancora concluso; e la Gran Bretagna si fa gli affari suoi con la Brexit, come ha sempre fatto (tanto che fu la prima potenza occidentale a dare il via alla decolonizzazione, con la liberazione dell’India nel ’47, perché intenta a curarsi delle politiche interne al proprio paese, appena uscito dalla Guerra).

È importante conoscere la Storia indipendentemente da un contesto scolastico – come spesso siamo abituati a fare- : avvicinarsi a essa e poterla leggere noi direttamente, interpretarla con tutte le carte scoperte, da un punto di vista più neutrale e oggettivo. Tuttavia, la maggior parte dei programmi scolatici, si fermano con il giorno della proclamazione della Repubblica – 1946; e del dopoguerra se ne conosce solo il periodo imminente, e non quello in cui son state decise le sorti dell’Unione Europea e del mondo.

Ho letto Postwar di Tony Judt (Editori Laterza) per il mio ultimo esame universitario. Ho conosciuto una parte fondamentale del nostro passato, quel momento in cui ogni stato, ogni grande potenza – mosso da principi nazionalisti – ha cercato di accaparrarsi la propria sovranità o di espandere i propri confini che, bene o male, da allora non son cambiati più di tanto.

Vi consiglio la lettura di Postwar. Non c’è amore. Non ci sono relazioni complicate, né momenti di tenerezza. Al massimo incontrerete persone che hanno realmente cercato di cambiare il mondo, e che in qualche modo ci sono riuscite. 
È la Storia a noi più vicina. Una grandissima e potentissima narrazione d’azione che fa riflettere e ci costringe a fare i conti con la nostra storia.

Non aspettatevi un manuale. Postwar di Tony Judt è un saggio senza punti morti. Lo storico e scrittore britannico ci fornisce una visione neutrale del terzo sistema internazionale, raccontandolo con estrema attenzione e con un immenso apparato di fonti.

[Il disegno sul post-it in alto è un’illustrazione satirica della Guerra fredda, di Ronald Saerle]

Mrs. Caliban, Rachel Ingalls

Chi è Mrs. Caliban?

Ma è la coraggiosa e abitudinaria protagonista del romanzo breve di Rachel Ingalls, uscito in America nel 1982, e riscoperto solo di recente. Un racconto fantascientifico e d’amore, sotto il quale si nasconde una neanche troppo velata critica nei confronti della società statunitense degli anni Ottanta.

È il boom economico, avvento della televisione e dell’industria cinematografica e, ogni classica famiglia americana, sembra essa stessa il prodotto di quell’industria improntata su tempi quantitativi più che qualitativi. Interessi e passioni sembrano appiattirsi, modi di vestire e cibi da mangiare sono gli stessi, all’interno di una società dove chi non si omologa è destinato a essere escluso. Chi non si conforma alle regole dei medio borghesi, o non ascolta la radio, non guarda la televisione, chi non ha un buon lavoro e una segretaria, una camicia sempre stirata e una macchina all’ultimo grido, non è considerato dalla società.

Mrs. Caliban e suo marito Fred, ogni giorno e per tutta la vita, fuori da casa interpretano la parte di un canovaccio a cui tutti dovrebbero attenersi, anche se a loro viene più difficile che agli altri. Un bel giardino, una bella macchina e un buon lavoro. Non hanno figli da portare a scuola, perché sono morti, e proprio in quel momento sembra cominciato l’inesorabile sfacelo al quale insieme sono destinati.
Dentro casa, invece, spogliati dei loro vestiti di scena, dormono in camere separate e hanno smesso di cenare insieme da tempo. Dorothy finge di non accorgersi che il marito la tradisca, e Fred non si preoccupa di fingere di accorgersi più di lei.

Chi è Mrs. Caliban?

Mrs. Caliban sono tutte le donne americane, stereotipo delle casalinghe disperate e trascurate dai loro mariti. La protagonista di questo romanzo è una donna sulla quarantina, imprigionata in un matrimonio dove non riesce più a sentirsi appagata. Madre mancata di due bambini persi e migliore amica di Estelle, un’attrice divisa tra più uomini e svariate feste, sempre intenta a bere. Due donne discorde, ma con le stesse mancanze, e a loro volta vittime in modi diversi. 

E mentre fino a qui Mrs. Caliban potrebbe sembrare April, la protagonista di Revolutionary Road, e Fred un Frenk meno fantasioso e ancor più conformista, ciò che rende il dimenticato romanzo della Ingalls una storia che dovrebbe esser letta è l’amore tra Dorothy e il Mostruomo: e, difatti, questa è il nocciolo.

A pagina trenta ci troviamo già immersi nella storia, senza alcuna possibilità di abbandonarla, quando il Mostruomo, una creatura simile alla figura umana – ma che umana non è – è un essere marino e verdeggiante scappato dall’Istituto di ricerca Ocenografica, compare nella cucina di Dorothy.
Il Mostruomo Ha un nome e si chiama Larry ma, contrariamente a come i media vogliono farlo credere non è pericoloso, è aggressivo solo quando deve difendersi. Approdato nella cucina di Mrs. Caliban, sarà questo il momento in cui, porgendogli un gambo di sedano, e scoprendolo amante dell’avocado, Dorothy si accorgerà della sua bontà e deciderà di difenderlo dal mondo intero, nascondendolo nella sua camera da letto. E non solo: infatti, grazie alla sua gentilezza, finirà per innamorarsene.

Questa è la storia d’amore e l’unica storia che d’amore parli all’interno di tutto il romanzo. Una storia che sfida i pregiudizi e i preconcetti, attraverso la quale gli stereotipi e le assurdità del conformismo americano vengono uno per uno screditati e resi bersaglio della critica di Rachel Ingalls. Una critica mai esplicita ma perfettamente riconoscibile a una società poco creativa e molto triste: dove, chi ci vive, non può che risultarne una vittima.

Una storia d’amore cruda, una scrittura divertente e acuminata, amata da Joyce Carol Oates fino a John Updike. Una storia che è rimasta nascosta per troppo tempo, persa tra i file delle cartelle di qualche editore, ma evidentemente meritevole per cui necessitava di essere stampata e diffusa ancora.

Paragonata alla storia d’amore tra King Kong e una bella giovinetta in pericolo, alla Bella e la Bestia e ai film di David Lynch, Mrs. Caliban è un romanzo che non sembra aver più di due anni e in realtà ne ha quasi cinquanta. Un quasi-classico da regalare a chi ama le storie d’amore ma si è stancato di leggere sempre le stesse.

 

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