Tre piani, E. Nevo
Tre piani, E. Nevo

Tre piani, E. Nevo

Tre piani è un romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo; è uscito nel 2015 ed è arrivato in Italia due anni dopo, nel 2017. Il libro è stato pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom, con la traduzione dalla lingua ebraica di Ofra Bannet e Raffaella Scardi.

Dal romanzo di Eshkol Nevo, Nanni Moretti ha tratto un film dal titolo omonimo, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 23 settembre. Il film ha concorso al Festival del Cinema di Cannes e, dopo la proiezione, ha ricevuto una standing ovation di ben undici minuti. A interpretare i personaggi creati da Nevo e adattati da Moretti vi sono, tra i tanti, Margherita Buy e Adriano Giannini, oltre allo stesso regista.

Il libro, di recente, è uscito anche in formato audiolibro e le voci dei personaggi di Nevo sono interpretate proprio dagli attori che li impersonano nel film di Moretti. Grazie all’uscita del film, anche il libro ha ottenuto ulteriore successo, in particolare tra i frequentatori dei social network, dove negli ultimi tempi Tre piani è uno dei libri più discussi.

Eshkol Nevo è figlio di due docenti di psicologia e ha ricevuto un’educazione laica; ciò ha certamente inciso anche sul suo stile di scrittura e sui temi presenti nei suoi libri. 

Infatti in Tre piani si nota quanto sia stata influente la psicologia, soprattutto nella struttura del romanzo e nella sequenza delle storie. Ai tre piani corrispondono tre storie. In ognuna di queste storie vi è un protagonista principale che narra le vicende, rivolgendosi all’interlocutore con la seconda persona singolare. La particolarità di questo libro la si ritrova certamente nella struttura della narrazione. Infatti, Nevo rappresenta con carta e inchiostro, una sorta di seduta di psicoanalisi, in cui i suoi protagonisti hanno come destinatario delle proprie storie qualcuno pronto ad ascoltare il loro flusso continuo di pensieri e parole.

I personaggi di Tre piani vivono la loro vita in un condominio perfetto e pulito, in un contesto borghese alle porte della città di Tel Aviv.

Questo luogo, visto dall’esterno, all’apparenza può sembrare una vera e propria oasi della felicità. Tuttavia, è proprio quando le porte delle case vengono chiuse dall’interno che si consumano le vicende più disparate. Disperazione, tradimenti, ossessioni e parole taciute per troppo tempo ormai venute a galla. Nevo fa leva sul contrasto tra il dentro e il fuori, tra l’apparenza e la sostanza, tra quello che vedono gli altri e quello che realmente si è e si sente di essere; questo è il filo conduttore di tutte e tre le storie, le quali potrebbero sembrare semplicemente slegate ed avere come punto in comune il condominio, ma nella realtà Nevo pone il lettore di fronte ad una intensa evoluzione dei personaggi, che va da uno stato superficiale ad uno decisamente più maturo.

Al primo piano vivono Arnon e sua moglie Ayelet con le figlie Ofri e Yaeli.
Sopra vive Hani, con i suoi due figli e un marito sempre assente, che viaggia molto per lavoro.
Al terzo piano, invece, abita Dvora, giudice in pensione e vedova.

Ognuno di questi personaggi si rivolge a un interlocutore dandogli del tu. Arnon, per esempio, parla della necessità di difendere la propria figlia Ofri e la sua famiglia; diventa ossessivo nei confronti delle situazioni che vive, ma poi cade in tentazione; tutta la sua storia è rivolta a un suo amico scrittore ed ex militare come lui. Nevo non interrompe mai il flusso delle parole di Arnon, che non danno risposta ai consigli che l’amico gli chiede e alle scuse che egli dà per giustificare i propri comportamenti.

Hani narra la sua vita in una lunga lettera che indirizza alla sua amica Neta, la quale si è trasferita con la famiglia a Middletown, negli Stati Uniti. Hani racconta della continua lontananza del marito e del soprannome che i suoi vicini le hanno dato poiché la vedono sempre da sola: la vedova. La sua vita ruota tutta intorno ai suoi figli e alla solitudine perenne che vive, lontana da persone coetanee. Uno dei pensieri che attanaglia la mente della protagonista è la paura di diventare come sua madre, ricoverata in una struttura psichiatrica. La sua triste quotidianità viene scombussolata dall’arrivo del cognato, fratello di Assaf, suo marito. Da questo momento in poi si placa la solitudine, ma realtà e immaginazione si fondono, fino a non essere scisse.

L’ultimo racconto, rispetto ai precedenti, trasmette una decisa maturità: Dvora è una giudice in pensione. Ha avuto un matrimonio apparentemente felice con il marito Michael; con lui ha condiviso anche la professione, e un rapporto difficile con il figlio Arad, che non vede ormai da molti anni.

Ora che il marito è morto, decide di raccontargli gli ultimi accadimenti della propria vita tramite messaggi lasciati in una vecchia segreteria telefonica trovata in un cassetto nello studio del marito. In un periodo di cambiamento e proteste nella città di Tel Aviv, la donna si sente ancora piena di vita. Decide così di dire al marito tutto ciò che non ha avuto il coraggio di ammettere mentre egli era in vita, tentando anche di recuperare ciò che per tanto tempo le è mancato.

Queste tre storie si intersecano e allo stesso tempo sfuggono e l’influenza della psicologia la si nota nella costruzione di esse; infatti, tutte e tre rimandano alla teoria della personalità di Freud, che suddivide la personalità in tre stadi: l’Es, l’Io e il Super-io.

Arnon, del primo piano, è la rappresentazione dell’Es: impulsivo e sfrontato, non pensa alle conseguenze delle proprie azioni. Secondo Freud questo è lo stadio dell’inconscio, il lato psichico dell’irrazionalità, in cui mancano le regole della logica e si tende a soddisfare i propri bisogni irrazionali e a placare gli istinti. Hani, invece, appartiene alla sfera dell’Io, ovvero quel momento della personalità che tenta di mediare tra l’irrazionalità dell’Es e le rigide regole dettate dal Super-io.

L’Io è continuamente in bilico e oscilla tra questi due stadi della personalità, risultando spesso debole, instabile. Esso si trova a dover scegliere tra i propri desideri e ciò che invece offre la realtà. Dvora, che è una giudice in pensione abituata a seguire e a far rispettare le regole, incarna, secondo Nevo, il Super-io, ed è per questo che affida a lei, all’interno di Tre piani la spiegazione di questa teoria di Freud. La donna, per dare spiegazione a un suo sogno; decide perciò di acquistare e leggere tutte le opere del filosofo, dando così una definizione di questa teoria in uno dei messaggi telefonici diretti al marito defunto.

Il Super-io rappresenta l’ordine delle cose, l’effetto delle azioni compiute e le conseguenze che ne scaturiscono; analizza le possibilità e i divieti, è l’opposto dell’Es, ovvero definisce la razionalità.

Così come gli stadi della teoria freudiana, anche i personaggi di Tre piani attraversano queste fasi: dall’inconscio alla consapevolezza, passando per i dubbi.

Tre piani è un libro che racconta non solo la vita di tre persone e delle loro famiglie, ma è l’affresco preciso di una società attanagliata dai dubbi e dal cambiamento: non a caso nel libro compaiono le proteste del 2011 a Tel Aviv. Si racconta del servizio militare obbligatorio. Eskhol Nevo parla della sua gente e del popolo israeliano attraverso i suoi personaggi, mettendo sullo sfondo la storia del suo Paese.

Tre piani è un libro che nasconde al suo interno tutta la profondità dell’animo umano, delle relazioni e della vita; ciò, però, non deve spaventare il lettore. Tre piani, infatti, è scritto con uno stile di scrittura scorrevole e allo stesso tempo intrigante, e questo non gli permetterà di staccarsi dalle pagine. La storia di Arnon, Hani e Dvora continuerà a risuonare nella testa di chi li ha conosciuti per molto tempo. 

Articolo a cura di Annalaura Casciano

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