Tutto il bene, tutto il male, C. Carulli
Tutto il bene, tutto il male, C. Carulli

Tutto il bene, tutto il male, C. Carulli

Tutto il bene, tutto il male di Carola Carulli – edito dalla casa editrice Salani – è un libro fatto di forti opposti. Il contrasto familiare, che capitolo dopo capitolo si fa più intenso e ricco di dettagli, diventa la cornice entro cui si riescono a delineare le scelte dei vari personaggi.

Sin dall’inizio sono evidenti due fazioni: i diversi e i perfetti. I diversi sono coloro che vorrebbero un’esistenza non inquadrata e svincolata dalle regole sociali; i perfetti marciano sulla loro bella presenza per sostenere uno stile di vita fatto di eleganza e di esteriorità. L’autrice sottolinea e rimarca la differenza tra i membri della famiglia indicando queste due forti polarità.

Quello che, tuttavia, ne esce è un quadro dove non esistono zone grigie, dove il personaggio o punta alla superficialità, o alla profondità; o è molto buono e aperto nei confronti degli altri, o non riesce a comprendere e accettare le necessità altrui.

La voce che ci accompagna in Tutto il bene, tutto il male è quella in prima persona di Sveva mossa dalla necessità di un riscatto.

Ci racconta soprattutto della figura femminile di riferimento che ha scelto: la zia Alma; l’unica persona che abbia mai sentito dalla sua parte e che stima tanto da volerle assomigliare. Alma non soltanto è una donna libera e indipendente, ma va controcorrente rispetto alla madre e alla sorella, entrambe legate a un’idea di status che non le potrà mai appartenere.

Lei non sarebbe mai stata una moglie e una madre solo perché i costumi e la società volevano così. La grande forza di questa figura è di non voler essere altro che se stessa. Nello scavo che Sveva ci presenta sulla zia, e a cui cerca di dare uno sguardo il più sfaccettato possibile, veniamo catapultati in un labirinto. Tanti dettagli, tante vicende, tanti personaggi, forse troppi per stare dietro a ognuno con la dovuta cura. 

Alma riconosce in Sveva se stessa ed è proprio per questo che la sostiene e in qualche modo le fa da madre. Le due donne si assomigliano, hanno lo stesso broncio, la stessa voglia di vivere, la stessa forza, le stesse madri assenti.

Entrambe nate senza essere state desiderate, come dovrebbe essere.

Alma non era stata prevista, mentre l’arrivo di Sveva aveva provveduto a saldare un matrimonio e un’apparenza, che servivano alla madre Sarah per conformarsi al mondo. Se Alma però aveva avuto il padre che si era preso cura di lei, per Sveva nessuno dei genitori biologici era riuscito a farle da guida; chi negando la sua presenza e chi affidandone la crescita ad altri. Sveva viene protetta dalla zia che la inizia a una vita fatta di infinite possibilità, in netta opposizione con ciò che vorrebbe Sarah per la figlia.

La storia di Tutto il bene, tutto il male, ricca di figure femminili –diversamente da quanto potremmo aspettarci – parla anche degli uomini, di due in particolare.

Sia con il padre, Emanuele, che con il compagno, Tommaso, Alma ha un codice, un modo di comunicare tutto loro, incomprensibile agli altri. L’amore verso gli uomini per Alma è iniziato così. Con un padre amorevole e affettuoso dal quale si è rifugiata, dopo la rottura della relazione dei suoi genitori. Lei lo ha scelto perché tra lui e la madre aveva subito inteso con quale dei due vi era affinità; quale dei due la desiderasse e le volesse bene.

Emanuele l’ha cresciuta assecondandola, alimentando le sue passioni e interessi, lasciandola libera. In Tommaso ritrova un uomo proprio come suo padre, semplice e incapace di limitarla. Si viene a creare così un altro forte contrasto. La naturalezza dei suoi rapporti con gli uomini, fatti di amore e taciti accordi, si scontra con le difficili relazioni femminili.

Con le donne Alma comunica con il silenzio, incapace di lasciarsi andare alla felicità e di parlarne senza avvertire che in questo modo le stia già scivolando via.

La maternità è il tasto più dolente di tutta la storia

Nelle prime due parti del romanzo viene presentato come un potenziale tratto congenito, che sia impossibile per una donna diventare diversa da quella che l’ha generata. Nonostante ciò, Alma sceglie di diventare madre per Sveva. E questo suo atto di altruismo è l’unico appiglio che la nipote ha per allontanarsi da genitori incapaci di fare i genitori.

Il linguaggio e lo stile in Tutto il bene, tutto il male

La rabbia della protagonista si nota molto nello stile impiegato nel riportare i suoi pensieri. La scrittura rispecchia il carattere della giovane voce narrante e al suo uso di un linguaggio schietto, un po’ irruento e che a tratti si perde nelle sue considerazioni. Il rischio nell’utilizzo di una esposizione così graffiante è la fatica che si ha nel differenziare le personalità femminili durante i dialoghi, molto simili tra loro. 

Tra le tante caratteristiche che l’autrice ci lascia sul personaggio di Alma, che però sembrano ricorrere poi anche in Sveva come in una sorta di passaggio di testimone, ve ne è una che ho trovato un po’ sacrificata. Mi riferisco al lato spirituale di questa zia, legato al suo sentire fuori dal comune e alle visioni della nonna da cui ha preso il nome. Si tratta di una connessione mistica al mondo che ritorna saltuariamente, ma mai approfondita. 

Vi è, invece, un altro aspetto su cui la Carulli si sofferma nelle descrizioni e ritorna quasi per ogni personaggio dell’ampio panorama che ci fornisce: la bellezza.

La scelta narrativa che tuttavia adopera, più improntata a dire piuttosto che a mostrare, non riesce sempre a differenziare bene questo elemento, a tratti quasi ridondante. La volontà dietro a questo dettaglio è sicuramente quello di voler illustrare la molteplice gamma di fascini in cui ci possiamo imbattere, ma la sua ricorrenza un po’ ossessiva lo priva delle sue potenzialità. 

Ogni personaggio, inoltre, presenta una rottura, una crepa che ne segna la vita, che lo rende in qualche modo difettoso. Nessuno è esente da urti che ne contraddistinguono lo sviluppo. Tutti si portano addosso un dolore che faticano a lasciar andare e che piuttosto nascondono, chi dietro l’alcol, chi dietro l’assenza di maternità, chi dedicandosi alle cure di una figlia. La tragicità che quindi accomuna, non solo la figura della nipote e della zia, ma anche dei personaggi che le circondano, viene premiata solo quando si comprende come affrancarsi da un’eredità scomoda.

La famiglia di Sveva è fatta, ancora una volta, di due direzioni, una che tende alla conservazione, incapace di cambiare; un’altra che ricerca un rimedio agli sbagli passati, grazie all’esperienza. La bambina che Alma porta in grembo può rappresentare finalmente la redenzione. Una figlia che abbia una madre presente e la possibilità di essere sostenuta nei suoi sogni, desideri e volontà. 

Quello che Carulli sembra volerci trasmettere in Tutto il bene, tutto il male è la possibilità di una speranza.

Nella vita ciò che può fare la differenza non è solo da che famiglia veniamo, ma anche da chi veniamo aiutati a maturare durante il percorso. Non sono i nostri legami di sangue che determinano chi saremo, ma definiscono piuttosto il passaggio obbligato per capire come e dove vogliamo andare.

Articolo a cura di Francesca Bevilacqua

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