Un’amicizia, è il nuovo romanzo di Silvia Avallone edito Rizzoli e pubblicato a Novembre 2020. È la storia di un legame che si innesca la notte di Ferragosto del 2005 tra due quattordicenni accomunate dalle crisi di ogni adolescente, ma dissimili per molti altri aspetti. Beatrice estroversa e pronta a tutto pur di apparire, Elisa nascosta in felpe giganti pronta a tutto pur di non essere osservata. Il romanzo è narrato in prima persona da una ormai trentaquatrenne Elisa che ritrova i suoi vecchi diari. Sembra che a muoverla verso la stesura di questo romanzo sia un misto di rabbia e desiderio di rivalsa. Il lettore non sa perchè questa storia viene raccontata, e la Avallone è bravissima a tenerlo incollato fino all’ultimo capitolo per farglielo scoprire.

Foto della scrittrice Silvia Avallone

Un’amicizia viscerale di quelle che solo l’adolescenza può regalarti. Amiche per sempre…o forse no?

Silvia Avallone ci regala la storia di due amiche nella quale molti sicuramente possono riconoscersi. L’amicizia viscerale che non ti fa pensare ad altro. Quel legame così forte per il quale sacrificheresti tutto. La scrittrice ci fa capire che spesso i legami più forti si creano nei momenti con più difficoltà, nel momento in cui tutto sembra stia per finire e in cui niente vada per il verso giusto. Un’amicizia è tanto più forte quanto più si raccolgono insieme i cocci l’una dell’altra; Elisa e Beatrice lo faranno spesso reciprocamente.

Un’amicizia che nasce in provincia, a cavallo di due secoli. L’avvento di Internet come apertura verso un nuovo mondo.

La storia che Elisa ci racconta si sviluppa tra il 1994 e il 2005, a cavallo tra due epoche. Il periodo storico che ha visto il lettore CD soppiantare il walkman, la nascita dei primi blog e la prima connessione veloce, i cellulari a colori con fotocamera annessa. A fare da sfondo alla narrazione tre città: una provincia della Toscana (di cui non ci viene mai svelato il nome), Biella e Bologna. Le città avranno un ruolo importantissimo per gli stati d’animo e per i sentimenti della protagonista. Dalla prima città Elisa dovrà staccarsi violentemente e contro la sua volontà, nell’altra dovrà rimanere accanto a un padre che non ha conosciuto per quattordici anni. L’ultima, Bologna, è quella che finalmente sceglie per vivere la sua vità.

Il contrasto tra la parola e l’immagine: Essere VS apparire.

Io la vedevo, nitida e chiara, la sua infelicità. In quel momento compresi che tutto quello che Beatrice avrebbe fatto nella sua vita sarebbe stato, in fondo, confondere le acque. Restare al sicuro dietro la percezione degli altri. Rendersi irriconoscibile.

Sebbene molto diverse, le due amiche hanno un sentimento comune che le guida: volersi raccontare. Elisa prova a farlo attraverso le poesie e la scrittura di racconti. Beatrice trova il modo di esprimersi attraverso le immagini e le fotografie. Così il blog inizialmente e i social successivamente saranno il suo campo di battaglia per sferrare tutto quello che vuole che gli altri credano di lei. Silvia Avallone si serve di Beatrice, per ricordare quanto un sorriso in una foto può non essere la realtà. Un’amicizia allora non è solo il racconto di un legame viscerale tra due adolescenti, è anche la storia di come spesso ciò che sembra non è. Il romanzo ci fa ragionare sull’epoca moderna, e su quanto spesso condividere la propria vita diventa per molti più importante che viverla.

La genitorialità delle madri di Elisa e Beatrice fa riflettere sulla condizione femminile: come la non realizzazione di un genitore può influire su un figlio.

Così come Beatrice è estremamente diversa da Elisa, allo stesso modo lo sono Annabella e Ginevra, le loro madri. Entrambe però, pur trovandosi agli opposti l’una dall’altra (Annabella lavora in una fabbrica mentre Ginevra è moglie di un noto avvocato) raccontano una stessa storia. Le due donne infatti, intrappolate in una cultura che non gli ha permesso di essere ciò che volevano, sono state costrette a rinunciare alle proprie passioni per i propri figli. Tutto questo ovviamente si ripercuote sulla vita delle ragazze. Ginevra vuole Beatrice famosa, perfetta e riversando sulla figlia tutto quello che in passato avrebbe voluto essere lei. Al contrario Annabella vive un immenso dolore per il talento da musicista che non ha potuto coltivare. Il dolore delle madri diventa automaticamente il dolore delle figlie.

Non dovrebbero mai morire, le madri. Quando lo fanno, ti guardi indietro ed è come se non avessi più una storia, un posto, niente.

Un romanzo senza pause, una narrazione fiume

A Silvia Avallone va riconosciuta la grande bravura e maestria nel raccontare tantissime vicende, sempre nuove, mai noiose nè scontate. Il lettore è immerso in una vicenda lunga 445 pagine che prende continuamente pieghe nuove e a tratti lascia il fiato sospeso. L’autrice descrive in modo limpido e reale i sentimenti di paura, di sopraffazione, di inadeguatezza classici della fase adolescenziale. Passa poi magistralmente a raccontare invece il dolore, le preoccupazioni e le tante reponsabilità che caratterizzano le famiglie delle due protagoniste. Ci porta in un passato non così lontano, in cui con uno squillo sul cellulare facevi capire all’altro che lo pensavi e ti mancava. Una storia pura e delicata dedicata a chi ha voglia di rituffarsi in una parentesi di vita che sicuramnte tutti abbiamo vissuto.