Una scena tratta dal film degli indifferenti con Valeria Bruni Tedeschi

Gli Indifferenti, L. Guerra Seràgnoli

Gli indifferenti, romanzo d’esordio di Alberto Moravia.

Nel 1929, Alberto Pincherle, in arte Alberto Moravia, riuscì a pubblicare il suo primo romanzo, Gli Indifferenti, con la casa editrice milanese Alpes. L’opera venne subito contestata dal regime, poiché conteneva un tono polemico, volutamente non implicito, nei confronti del fascismo.

Prima edizione degli Indifferenti, 1929.

Il romanzo venne inoltre inserito nell’Indice dei libri proibiti, a causa delle molteplici scene erotiche in esso presenti. Tutto ciò, come spesso accade, contribuì probabilmente ad accrescere la fama dell’opera, che nel corso degli anni venne tradotta in ben 42 lingue.

Gli indifferenti per Moravia sono coloro che di fronte alla falsità della società fascista, reagiscono subendola o adeguandosi. Egli vuole mostrare un mondo in cui i valori materiali sembrano non avere più diritto di esistere e la coscienza morale degli individui si è uniformata, a tal punto da trasformare gli uomini in automi.

Principale esponente di questo comune comportamento disinteressato nei confronti della realtà circostante è la borghesia, considerata dall’autore inautentica e convenzionale, e pertanto duramente criticata. Questo sentimento anti – borghese è presente anche in alcune opere successive dell’autore romano, come ad esempio La Noia e Il Conformista.

Nell’opera di Moravia, la vicenda ha luogo a metà degli anni 20, e dura solamente due giorni. Essa vede come protagonisti cinque personaggi, molto diversi tra loro, ma legati da una comune indifferenza nei confronti del declino socio – economico della loro famiglia, indifferenza che rende tutti i personaggi insensibili e apatici.

Gli Indifferenti, dalla letteratura al cinema.

Dopo la prima trasposizione cinematografica di Francesco Maselli del 1964 e la miniserie televisiva in due puntate diretta da Mauro Bolognini nel 1988, anche Leonardo Guerra Seràgnoli (Likemeback) decide di raccontare le vicende della famiglia Ardengo nel film Gli Indifferenti (2020) con protagonisti Valeria Bruni Tedeschi, Edoardo Pesce, Vincenzo Crea, Beatrice Grannò e Giovanna Mezzogiorno.

Gli indifferenti di ieri incontrano gli indifferenti di oggi.

Locandina degli Indifferenti

La pellicola di Seràgnoli, esattamente come il romanzo di Moravia, racconta la storia di una famiglia borghese che improvvisamente si ritrova in una profonda crisi economica e morale, di fronte alla quale decide di non reagire, rimanendo in un totalizzante stato di apatia e noia esistenziale, tema molto presente nella letteratura moraviana (nel 1960 egli pubblicò una delle sue opere più celebri, chiamata appunto La Noia).

Vi è tuttavia una sostanziale differenza. Il libro di Moravia infatti, ambienta la vicenda in epoca fascista, mentre Seràgnoli sceglie di adattare la sua versione alla contemporaneità italiana. I personaggi sono inseriti nel contesto culturale attuale, ma conservano la meschinità e l’ipocrisia della borghesia descritta da Moravia.

Nonostante la vicenda sia ambientata in un’epoca diversa, le dinamiche restano invariate, con l’eccezione del finale, su cui ci soffermeremo successivamente. Mariagrazia Ardengo (Valeria Bruni Tedeschi) dopo la morte del marito, vive grazie ai prestiti che da tre anni le fa il suo amante, il manager Leo Merumeci (Edoardo Pesce), grazie al quale ha la possibilità di continuare a vivere una vita mondana.

Anche i figli della donna, Carla (Beatrice Grannò) e Michele (Vincenzo Crea), dipendono in un certo senso da Leo, poiché gli aiuta economicamente a raggiungere i propri obiettivi, diventare una gamer professionista nel caso di Carla e proseguire gli studi nel caso di Michele.

Questo meccanismo inerziale viene interrotto in seguito al ritorno di Michele dalla Russia. Egli infatti intuisce che Leo si sta approfittando di sua madre per sottrarle l’attico in cui vivono. Tuttavia, Mariagrazia è troppo innamorata per rendersene conto. Questa sua inettitudine, le impedisce persino di accorgersi delle morbose attenzioni di Leo nei confronti di Carla. Ad accorgersi immediatamente di questa relazione clandestina è invece Lisa, ex compagna di Leo, interpretata da Giovanna Mezzogiorno.

Gli spazi diventano i protagonisti del film.

La pellicola si svolge quasi interamente nell’attico della famiglia Ardengo, che diventa il vero protagonista della storia. Questo luogo diviene emblema della borghesia tanto criticata dal giovane Moravia. La fotografia di Gian Filippo Corticelli e la scenografia di Giada Calabria e Loredana Raffi svolgono un ruolo importantissimo a questo proposito. I personaggi si muovono infatti all’interno di una casa che sembra quasi un museo; le stanze sono molto ampie e luminose, i colori sono molto forti ma in perfetta sintonia.

Valeria Bruni Tedeschi, Edoardo Pesce e Vincenzo Crea in una scena del film.

Un’indifferenza senza tempo.

Il regista ha scelto di non seguire pedissequamente l’opera letteraria e ha preferito provare a rappresentare coloro che secondo lui sono gli indifferenti di oggi. L’intento di Seràgnoli è infatti mostrare come, nonostante sia passato quasi un secolo, certi meccanismi sociali siano rimasti invariati. Molto probabilmente, proprio per questo motivo, il regista ha cercato di indicarci una parziale via di fuga, ipotizzando la rottura di questo schema, attraverso il personaggio di Carla.

Il finale come rottura degli schemi e ipotesi di una nuova speranza.

Se nel libro di Moravia Carla decide di accettare la proposta di matrimonio di Leo, nonostante lo disprezzi, nel film agisce, ponendo inevitabilmente fine all’ipocrisia della sua famiglia. Carla, diviene pertanto simbolo di speranza. Carla compie il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, proprio decidendo di denunciare Leo, nonostante ciò implichi la definitiva perdita dello status sociale della sua famiglia. Ciò può essere interpretato come un inaccettabile tradimento o un coraggioso tentativo di immaginare un futuro in cui saremo tutti meno “indifferenti”.

Questa scelta, ma anche la pellicola nel complesso, è senza dubbio un’operazione molto coraggiosa e ambiziosa, ma forse non pienamente riuscita. Ad essere poco convincenti sono alcune delle interpretazioni; Valeria Bruni Tedeschi è un’attrice molto talentuosa ed è perfetta nel ruolo di borghese in decadenza (pensiamo alla sua interpretazione in Il capitale umano di Paolo Virzì), ma il suo trasporto emotivo risulta a volte in contrasto con l’indifferenza di cui dovrebbe farsi portatrice. Lo stesso vale anche per Beatrice Grannò, che interpreta Carla. Edoardo Pesce invece l’ho trovato molto adatto al ruolo di Leo, nonostante non si tratti sicuramente di una delle sue migliori interpretazioni. Vincenzo Crea risulta essere efficace nel ruolo di giovane indifferente, anche se probabilmente ciò è dovuto alla sua recitazione non volutamente piatta e priva di forma.

Immagine istantanea del libro di Alberto Moravia (Gli indifferenti) ritratto vicino a Calathea e Rose bianche

Gli indifferenti, A. Moravia

Gli indifferenti è il primo romanzo di Alberto Moravia, un’opera cruda e spietata ma in grado di far luce tra le inquietudini e i patemi dell’uomo moderno. Una storia permeata dalla tristezza, dalla desolazione e dal dolore, che tra le trame del racconto scomoda temi e racconta di realtà non tanto distanti quanto appaiono a prima vista.

Cominciato quando ancora si trovava a Bressanone, nella casa di cura Von Guggenberg, Moravia compose l’opera in due momenti differenti. È lui stesso a raccontare l’aneddoto ad Alain Elkann, in una lunghissima intervista pubblicata da Bompiani nel ’90, Vita di Moravia.

Nel settembre del 1925 ho lasciato Cortina e sono andato a Bressanone. Una mattina, a letto ho iniziato Gli indifferenti […] Incastravo il calamaio tra le lenzuola. Scrivevo con la penna tenendo il pennino rovesciato, così che mi succedeva di bucare la carta. Insomma il letto, dopo il senatorio, era diventato per me come il guscio per la lumaca

vita di moravia, alain elkan e Alberto Moravia

Quando cominciò a scrivere, Moravia era stato ricoverato poiché malato di una rarissima forma di tubercolosi ossea – la stessa malattia che per tutta la vita lo costrinse ad affidare il proprio equilibrio a un bastone. Al tempo Moravia era molto giovane, non aveva più di diciassette anni, non aveva avuto unioni sessuali e non aveva ancora trovato modo di maturare esperienza dell’altro sesso. Eppure, tra le pagine degli Indifferenti, il sesso sembra essere un motivo portante; e fu proprio in quel periodo che, grazie a un conoscente, Moravia fece il suo primo incontro con una insegnante.

In quelle giornate tutte uguali, Moravia si mise al lavoro, ma egli ancora non sapeva che Gli indifferenti sarebbe diventato uno dei romanzi più significativi del tempo.

Ne concluse la scrittura nel 1927, e dall’Hotel di Solda ne diede notizia alla zia, la poetessa Amelia Rosselli. La prima stesura avvenne su carta velina e non recava nemmeno la punteggiatura, tanto che, come l’autore raccontò, le virgole vennero aggiunte solo in seconda battuta.

Nonostante le buone prospettive di vendita, l’editore Alpes accettò di pubblicarlo solamente dietro il pagamento di cinquemila lire da parte dell’autore. Moravia accettò, supportato e incoraggiato da suo padre, che sin da piccolo riconosceva in lui grandi potenzialità. Peccato che, nonostante l’opera ricevette subito un’accoglienza meritevole, a Moravia non fruttò neanche un centesimo, poiché i diritti maturati pareggiarono la cifra che l’autore aveva versato per la pubblicazione.

E proprio a conferma delle ipotesi paterne, in pochissimo tempo Gli indifferenti scalò le classifiche e suscitò più clamore di quanto se ne aspettasse. In qualche modo, infatti, il libro rappresentava una rottura netta con la narratività precedente: in primo luogo per il suo forte realismo, ma anche perché Gli indifferenti inventarono un nuovo modo di scrivere.

Sin da subito Moravia si presentò come quello che sarebbe sempre stato: schietto, crudo, per alcuni impoetico, e realista, contro la tendenza più popolare del surrealismo. Ma soprattutto Moravia fu in grado di portare agli occhi di tutti temi ritenuti inaccettabili.

È questo il caso degli Indifferenti, il cui punto di partenza fu la volontà di rappresentare la crisi dei valori del XIX secolo. Un secolo buio, assoggettato dal fascismo, abitato da personaggi privi di affetti, senza scopi né ambizioni, nascosti dietro maschere d’ipocrisia.

Ma i personaggi degli Indifferenti sono reali: essi sono i protagonisti della borghesia decadente degli anni Trenta. Una matassa di esistenze grette, prive di qualsiasi ideale e morale, alle quali è preclusa una qualunque forma di amore e di ambizione.

I protagonisti degli Indifferenti sono la vedova Ardengo e il suo amante Leo, convinti di esser abbastanza scaltri da nascondere a tutti l’unione che va avanti da anni. Le loro discussioni ormai non sono che inutili giochi di potere; essi sono stanchi l’uno dell’altra: la vedova è al lastrico, e Leo è l’unico in grado di mantenerla, ma proprio all’inizio del romanzo, egli è stanco e la mette davanti a un ultimatum: rendergli tutti i soldi che gli deve.

Ma Mariagrazia, che di impegni e responsabilità proprio non ne vuole sapere, non si rassegna, e spera che sarà sua figlia, la giovane Carla, a salvare la famiglia dalla rovina. Su di Leo, invece, il figlio più piccolo, Mariagrazia non ripone tante aspettative, ed è invero convinta che sarà sua sorella a salvare anche lui. Ciononostante, Leo e Carla sono figli del secolo in cui sono nati, e anche loro sembrano non avere alcuna ambizione, alcuno scopo: passano le giornate ad annoiarsi, e sperano che da un giorno all’altro la loro vita cambi. Non fanno niente per sottrarsi al tedio dei loro giorni: attendono una novità per niente curiosi, per il solo fine di spezzare la noia. Neanche i personaggi più giovani riescono a brillare di luce propria: adulti, vecchi e bambini sono tutti mossi da appetiti elementari ed egoistici.

I personaggi degli Indifferenti sono pochissimi. Nessuno di loro brilla per qualità morali, ma anzi potrebbero esser definiti ripugnanti.

Dietro tale ragione si nasconde una delle principali cause che portò il fascismo a censurare l’opera prima di Moravia. Gli indifferenti, infatti, venne messo al bando per molto tempo: specialmente perché contraddiceva e capovolgeva del tutto gli ideali e i valori eroici incarnati dal fascismo. E per questa ragione, venne denunciato chiunque si apprestasse a stampare Moravia, e oltraggiato persino chi avesse da dire qualcosa di buono su di lui. Agli occhi degli indifferenti, tutto perde importanza, niente ha valore, neanche il denaro, gli affetti, il tempo. E così, anche l’arco temporale narrato da Moravia non va oltre i due giorni, l’ambientazione è del tutto accessoria, e i pensieri dei protagonisti, i loro sogni, e la loro interiorità, sono i luoghi in cui dimorano le azioni più grandi – quelle che ci permettono di analizzare la vera crisi del romanzo.

Per i personaggi degli Indifferenti così non sembra esserci alcuna via d’uscita. Essi sono inesorabilmente condannati alla tristezza e alla decadenza del loro tempo. E alla fine, persino l’ipotesi di scampo più ammaliante nasconde in realtà altre trappole, costrizioni, ipocrisie.

Pile di libri con albero di Natale

Consigli di Natale sul comodino

Natale è ormai alle porte e anche se avessimo potuto non saremmo mai andate in vacanza senza condividere con voi una serie di consigli di Natale per chiudere quest’anno con un libro sempre sul comodino. Abbiamo pensato a una serie di consigli con cui accompagnare le giornate di festa. Che dire ancora? Armatevi di plaid e tè caldo che ai libri ci pensiamo noi!

Fiabe norvegesi

Edito da Iperborea, è un libricino che racchiude 15 fiabe norvegesi a cura di Bruno Berni corredate da una serie di illustrazioni. La raccolta restituisce il clima e l’atmosfera dei paesi nordici. Le fiabe sono state trascritte e raccolte per la prima volta da Asbjørnsen e Moe nell’Ottocento dopo essere state tramandate oralmente per secoli. Fiabe Norvegesi ci presentano trame e atmosfere a noi nuove con personaggi e strutture che ci sono familiari. Una caratteristica peculiare di Fiabe Norvegesi è quella del riscatto di chi è considerato inferiore. La loro ricchezza narrativa e il loro stile legato alla lingua del popolo vi farà viaggiare lontano con la fantasia, verso storie che hanno come protagonisti troll, giganti, principesse da salvare, prove e ostacoli da affrontare.     

Copertina con disegno di un uomo stilizzato

Quando tutto diventò blu, A. Baronciani

Quando tutto diventò blu è una graphic novel pubblicata da Bao publishing ideata e illustrata da Alessandro Baronciani che tratta il tema dei disturbi da panico. Il processo emotivo affrontato dalla protagonista, Chiara, che viene raccontato e sviscerato con spiccata sensibilità, arriva poi a una conclusione e a uno spiraglio risolutivo.           
Lo stile grafico di Baronciani si esprime sulla pagina in una griglia semplice da fumetto, con due vignette di uguale grandezza. Il suo tratto spesso e di colore blu accompagna dialoghi e flussi di coscienza coinvolgenti e ben costruiti restituendo una storia realistica piena di coraggio.

Disegno di ragazza che gioca con un cane

Proseguiamo con i consigli di Natale proponendo una biografia di cui forse avete già sentito parlare.

Miss Rosselli, R. Paris

Un’intensa biografia edita da Neri Pozza su Amelia Rosselli che Paris ha conosciuto e che racconta in modo atipico. L’autore mescola sapientemente i suoi ricordi e quelli dell’autrice, con le vicende provenienti direttamente dalla sua vita. La Rosselli non fu soltanto una poetessa, ma anche compositrice musicale, etnomusicologa e tentò persino la strada della pittura in seguito a un breve amore con Guttuso.
In queste pagine traspare la «sterminata antichità» della poesia della Rosselli che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere. Attraverso il volto di Miss Rosselli, Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.

Foto di Amelia Rosselli

Parlarne tra amici, S. Rooney

Esordio dell’autrice Sally Rooney che ha per protagoniste Frances e Bobbi, pubblicato in Italia da Einaudi. Frances, l’io narrante del romanzo, e Bobbi, la sua migliore amica nonché ex fidanzata, sono due ventunenni ormai studentesse dell’università. Incontrano Melissa e Nick, una coppia di artisti di una decina d’anni più grandi, Frances si innamora di lui, Bobbi di lei. E da qui l’amicizia senza limiti tra le due sembra andare a rotoli.
Parlarne tra amici è un romanzo sul desiderio, sull’identità, scritto con uno stile originale caratterizzato anche dallo scambio epistolare via e-mail tra le protagoniste.

Volti di due ragazze

Tempi eccitanti, N. Dolan


Un esordio vincente e brillante questo di Dolan che in Tempi eccitanti racconta la storia della protagonista Ava e del suo triangolo amoroso con un ragazzo e una ragazza. Una storia di crescita, di passaggio all’età adulta e di formazione, ma anche di ricerca di identità personale, indagando anche le dinamiche di potere. Un romanzo originale, sagace che parla di una verità in modo intelligente e sincero, pubblicato dalla casa editrice Atlantide.

Copertina del libro con volti stilizzati

Tra i consigli di Natale non può mancare qualche classico


Il libro di Natale, S. Lagerlöf

Il volume edito da Iperborea è composto da otto racconti della narratrice Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, «la più grande scrittrice dell’Ottocento», secondo Marguerite Yourcenar. Il tono semplice e vicino al folklore popolare svedese racconta storie con tema natalizio. L’autrice ci restituisce le atmosfere nordiche: il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l’immensità della natura. Ne Il libro di Natale non manca anche una piccola dose di crudeltà, tipica della tradizione delle fiabe popolari.

Immagine che raffigura festeggiamenti di Natale

Il canto di Natale, C. Dickens

Un consiglio sempreverde per le letture natalizie è il grande classico Il canto di Natale di Charles Dickens nell’edizione della Rizzoli. La fantastica storia del burbero Scrooge che fa i conti con i fantasmi del passato, del presente e del futuro, in una nuova veste illustrata interamente da Iacopo Bruno.

Copertina libro "Un canto di Natale"

«Qualcuno in terra» replicò lo spirito «proclamando di conoscerci e di operare in nostro nome, agisce secondo le sue passioni, il suo orgoglio, la sua cattiva volontà, il suo odio, la sua invidia, il suo bigottismo, il suo egoismo; ma è estraneo a me e ai miei simili, come se non fosse mai esistito. Ricordati di questo e rendi quei tali responsabili delle loro azioni, non noi.»

Anna Karenina, L. Tolstoij

Avere più tempo per la lettura spesso è l’ottimo incentivo per iniziare un grande (in tutti i sensi) romanzo. Anna Karenina è un intreccio di storie d’amore: quello illecito di Anna per il conte Vronskij e quello invece legittimo tra Kitty e Levin. Il tutto narrato magistralmente dal grande Tolstoj e ambientato tra lo sfarzo e l’aristocrazia ottocentesca di Mosca e Pietroburgo.

Volto di giovane donna

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Tra i nostri consigli di Natale non poteva mancare la poesia.

Vita meravigliosa, P. Cavalli

Una summa poetica edita da Einaudi che descrive in appena 128 pagine tanti stati d’animo che ci legano gli uni agli altri. Racconta la nostalgia, gli scherzi della mente, le passioni d’amore e la speranza. Ci descrive attraverso i suoi componimenti, a volte molto brevi, delle verità assolute. Riesce a entrare e comprendere ogni stato d’animo, mette per iscritto quello che anche noi avremmo sempre voluto dire. Che sia un augurio o un invito, l’importante è vivere questa vita meravigliosa.

Copertina con poesia della Cavalli

L’avversario, E. Carrère

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Emmanuel Carrère è riuscito a mettersi in contatto con questo uomo (sì, questa storia è vera) il cui racconto è L’avversario, edito da Adelphi. Tramite la sua testimonianza cerca di ricostruire e descrivere quei giorni di impostura che hanno condotto Romand all’ergastolo.

Foto di ombra su un'abitazione

Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato.

L’ombra del vento, C. L. Zafón

Tra i consigli di Natale abbiamo deciso di inserire questo romanzo edito da Mondadori. Cosa c’è di più bello per un lettore che leggere libri che raccontano di altri libri? L’ombra del vento è il romanzo di esordio di Zafón, primo di una magica tetralogia, ambientato nella Barcellona del 1945. Daniel Sempere viene condotto dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati, luogo che ospita tutti quei volumi dimenticati e caduti nell’oblio. Daniel sceglie, tra tutti, un romanzo intitolato L’ombra del vento, opera di Juliàn Carax, avvolto da un alone di mistero. Questo romanzo segnerà l’inizio di un’avventura che durerà dieci anni e che cambierà il corso della vita di Daniel, scaraventandolo in un vortice di intrighi, misteri da svelare, e matasse di cui trovare il bandolo.

Copertina libro con cattedrale

Cosa pensano le ragazze, C. De Gregorio

Concita De Gregorio, editorialista presso La Repubblica, ha rivolto a più di mille donne delle interviste riassumendole in 38 racconti pubblicati da Einaudi. L’autrice, per due anni ha condotto questa indagine per poi racchiuderla in questa sorta di mappa. Concita De Gregorio rappresenta l’universo femminile e gli ostacoli che spesso le donne sono costrette ad affrontare proprio perché donne. 

Copertina libro con foto di una ragazza

Pista nera, A. Manzini

Pista nera è il primo libro della serie di gialli di Antonio Manzini su Rocco Schiavone, pubblicati da Sellerio. Rocco Schiavone è un personaggio esilarante, burbero, maldestro e con un passato ingombrante. In Pista nera viene condotta l’indagine per scoprire chi ha ucciso Leone Miccichè, trovato semisepolto in mezzo a una pista sciistica. Sul corpo è passato un cingolato usato per spianare la neve, che l’ha smembrato rendendolo irriconoscibile. Da pochi e semplici indizi Rocco Schiavone capirà che non è stato solo un incidente.

Copertina libro con immagini di sci nella neve

Gli anni della leggerezza, E. J. Howard

Gli anni della leggerezza è il primo di cinque volumi di una saga famigliare ambientata nell’Inghilterra degli anni 1930 e 1940, edito da Fazi. In questo primo capitolo ci vengono presentati tutti i personaggi di questa ampliata famiglia. A fare da sfondo a tutte le vicende c’è l’incombere della Seconda guerra mondiale, che spesso cambia o sconvolge le vite dei protagonisti. La lista dei nomi nelle prime due pagine e l’immenso albero genealogico spiazzano i lettori, ma alla fine vi dispiacerà salutare tutta la famiglia Cazalet.

Illustrazione di una spiaggia affollata

 Ma in quella casa l’inerzia era imperante e contagiosa: gli orologi ticchettavano pigri, i mosconi ronzavano un poco contro i vetri delle finestre a ghigliottina e poi cadevano nel generale torpore.

Gideon, T. Muir

Gideon è il primo volume di una trilogia fantasy/sci-fi dove l’autrice ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e negromanti omosessuali. La negromante della Nona Casa ha bisogno di una spadaccina e si affida a Gideon. La protagonista è stata allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, ma non vede l’ora di lasciarsi alle spalle questa vita. La sua nemesi Harrowhark Nonagesimus, prodigio della magia ossea, non vuole lasciare andare per nessun motivo Gideon senza prima servirsi delle sue abilità per compiere un’ultima missione a beneficio della Nona Casa. Gideon è l’unica spadaccina in grado di assolvere questo compito. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; se Harrow fallirà la Nona Casa morirà.

Copertina libro con scheletri

Questi i nostri consigli di Natale, ce n’è per tutti i gusti! Ci piace pensare di aver suggerito almeno un libro “giusto” per ciascuno di voi, qualsiasi tipo di lettore voi siate.
Vi diamo appuntamento all’anno prossimo con tanti altri contenuti, recensioni e consigli di lettura della redazione. Nel frattempo, non possiamo che augurarvi buone letture e felici feste!

A cura di Raffaella Anna Indaco e Silvia Bonelli



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