• Aldostefano Marino

Camere separate, Pier Vittorio Tondelli

Per chi approda a Camere separate dopo aver fatto esperienza di Tondelli in altre pagine, appare lampante fin dalle prime righe che l'ultimo romanzo dell'autore si discosta bruscamente dai testi precedenti.


In Camere separate non c'è spazio per la sperimentazione, per lo slang giovanile, e per i passaggi ridondanti. Ogni singola parte di cui il romanzo si costituisce tende verso un nucleo, una intenzione, una riflessione tanto cara a Tondelli come individuo: l'abbandono dell'altro e persino del proprio Io, del sé interiore, per una ricerca che intende sviscerare il vero io, libero dalle apparenze, dai vincoli sociali, dalle imposizioni di una società che gli sta stretta. Una società che non lo comprende e che lo spinge costantemente al rifiuto di ciò che è per raggiungere una dimensione in cui egli è come gli altri vorrebbero, come gli altri sarebbero disposti ad accettarlo.


Camere separate è un romanzo introspettivo, un'ode ai turbamenti e alle vicissitudine dell'anima, dove la storia, più che attraverso i fatti e le azioni, prende forma nell'interiorità attraverso l'abilità di un narratore onnisciente, che osserva, senza mai giudicare, i comportamenti di un protagonista che altro non è che l'alter-ego di Tondelli, il giovane Leo, che si appresta a raggiungere il trentesimo anno di vita.


Un giovane ancora troppo giovane, ma che sente di non aver più nulla a che fare con la sua giovinezza, che si percepisce estraneo ai lunghi viaggi, ai party, ai locali notturni ricettacoli di incontri ed esperienze, ai bicchieri di gin and tonic abbandonati vuoti, ai posacenere stracolmi di mozziconi esausti, a pentole piene di carboidrati dopo aver tirato fino a mattina in qualche bar frequentato da clientele omosessuali.


Proprio l'omosessualità è tema centrale di Camere separate, e diversamente da così non potrebbe essere, perché il romanzo esordisce proprio dalla scomparsa dell'altro personaggio amato, un personaggio che è morto ancor prima che il romanzo cominci, ma che con il peso della sua assenza occupa più spazio di quanto ne occupasse in presenza.


Leo, infatti, è reduce da una relazione che gli ha tolto la vita, con un uomo, Hermann, un arcangelo bellissimo, ma prima ancora un giovane smarrito, un diavolo che non cerca salvezza altrove dall'alcool e dalle droghe pesanti. E proprio quando la necessità della separazione affida a Leo il compito di una drastica decisione di abbandonare e lasciare andare, proprio quando Leo ha perso le forze per immaginare un amore come quello che ha sempre letto sui libri e nei film, durante un party, incontra Thomas.


Con Thomas è un amore libero, senza costrizioni, un amore che vive grazie alla razionalità di cui viene investito. Un amore concepito come camere separate, perché solo nella distanza, solo nel desiderio della riconciliazione, Leo, insaziabile e quanto mai incompleto, frammentato, può trovare con lui l'equilibrio necessario per non cercare altrove ciò che non ha trovato neanche in Thomas.


Per questo chiamava il loro amore "camere separate". Lui viveva il contatto con Thomas come sapendo, intimamente, che prima o poi si sarebbero lasciati. La separazione era una forza costitutiva della loro relazione e ne faceva parte analogamente all'idea di attrazione, di crescita, di desiderio sessuale. Era una consapevolezza che se non impediva l'abbandono, lo rendeva più umano. P. V. Tondelli, Camere separate, Bompiani, Firenze, 2017 (p. 98)

La morte prematura di Thomas lo getta nella perdizione, nella ricerca di un senso che non c'è, e che se c'è non è facile trovare.


Thomas desiderava vivere il loro amore nella condivisione, nella quotidianità dei gesti, eppure, per Leo, nessun tentativo di plagiare ciò che la società vorrebbe per i suoi individui – soldi, famiglia, carriera, rispetto delle norme – potrà normalizzare la loro relazione. Nel giro di tre o quattro anni si sono amati profondamente, si sono incontrati con intervalli di tre settimane al massimo, hanno viaggiato, esplorato il mondo, hanno sperimentato l'amore carnale, perfino l'amore condiviso; si sono presentati insieme a numerose feste e party esclusivi. Hanno bevuto, litigato a gran voce, fino a ostinarsi nei propri silenzi, fino a compatirsi, a raggiungere nella sola possibilità di frequenti separazioni il desiderio di ritrovarsi vicini, di aiutarsi insieme a comprendere l'un l'altro, a comprendere il mondo.


È proprio la scomparsa di Thomas a condurre Leo verso la scrittura: Leo, proprio come Tondelli, è uno scrittore di successo, scrive romanzi, firma pezzi per note riviste, ma non ha mai concepito la scrittura come fino a questo momento: uno strumento per leggersi dentro, per comprendere sé stesso, accettare i propri limiti senza pretendere di superarli. Che alle fine, poi, è lo stesso ruolo che Tondelli stesso attribuisce alla scrittura, allontanandosi da quegli altri autori che invece scrivono solo per scrivere qualcosa. Una scrittura attraversata dai sentimenti, perché per lui, che piaccia o meno, non si scrive che d'amore, in qualsiasi modo si scelga di narrarlo.


Ambientato tra l'Italia, la Germania e l'Olanda, Camere separate, attraverso continui salti temporali tra presente e passato, tra l'illusione che tutto non finisca e la rassegnazione che tutto è invece finito, è testimone di uno stile ricercato e sublime. Un linguaggio poetico che non rifugge dalle bassezze delle vita, dai termini più sudici e scabrosi, dall'abominio delle droghe, dal sesso come merce, dalla seduzione come moneta di scambio. Come se la verità di un romanzo e la pienezza di un amore non potessero stare in piedi senza il lerciume, senza il flagello dell'abbandono di cui l'amore campa, senza la miseria propria a ogni individuo di quegli anni Settanta-Ottanta, personaggi indimenticabili della letteratura degli scrittori giovani.


Eppure, il romanticismo di Tondelli, il lirismo esasperato di ogni pagina, non possono che riempire gli occhi del lettore. Non si negano a nessuno. È un libro scandito da una musicalità infrequente, che talvolta si consegna come un canto idilliaco e altre come una marcia funebre. Ma anche nel dolore, nell'incapacità di rassegnarsi alla perdita, nell'impossibilità di ritrovare un proprio spazio dopo che i confini e le terre sono stati ridisegnati, Camere separate più che una struggente malinconia lascia impressa la possibilità che senza il dolore e la separazione non esisterebbe alcuna gioia di ritrovarsi.