• Aldostefano Marino

Consigli per l'estate

Si chiama solstizio d'estate l'evento astronomico che segna l'inizio della stagione estiva nell'emisfero boreale.

Nel 2022, la data ricorre oggi, 21 giugno: la giornata più lunga dell'anno. Eppure, come avviene per il romanzo moderno, nell'esplosione allegra dell'estate si nasconde l'esordio della fine. Da domani, infatti, le ore di luce cominceranno gradualmente ad abbreviarsi. C'è una bella notizia, però: se siete lettori diurni, oggi potrete sfruttare oltre quindici ore di luce per leggere.


C'è chi aspetta l'estate in cerca di leggerezza e, anche nella scelta dei libri da portarsi in vacanza, mira a letture brevi e poco impegnative.

Poi c'è chi, come me, sfrutta la leggerezza dell'estate per dedicarsi a letture più impegnative. Libri voluminosi da poter diluire tra un tuffo al mare e l'altro, un aperitivo prima di cena, la fila davanti ai cancelli di un concerto, la coda in autostrada di ritorno dalla montagna, o a bordo di un lungo volo intercontinentale.


Se fate parte di quest'ultima fazione, e avete ancora un po' di posto in valigia, i prossimi consigli fanno al caso vostro; altrimenti vi suggerisco di proseguire fino al paragrafo successivo. Alla fine dell'articolo, non mancherò di proporvi due letture bonus per non perdervi l'occasione di imparare qualcosa al fresco di un ombrellone.


Libri mattone


A sangue freddo, Truman Capote

Amanti del true crime e delle emozioni intense a rapporto!

Se ancora non avete letto A sangue freddo è arrivato il momento per farlo. La storia narrata è infatti il prodotto letterario dell'indagine che Capote compì in prima persona, quando a seguito degli eventi che sconvolsero la cittadina di Holcomb, in Kansas, accompagnato dalla scrittrice Harper Lee, potè incontrare direttamente Perry Smith e Dick Hickcock, nel periodo precedente al loro ergastolo.

La grandezza di questa inchiesta si nasconde dietro la minuziosa analisi della carneficina domestica compiuta a danno dei coniugi Clutter e dei loro figli. Un'analisi supportata da documenti ufficiali e testimonianze dirette, ma filtrata dal punto di vista dei due giustizieri e giustiziati, tramite i drammi che li hanno condotti verso la decisione di compiere una carneficina senza alcun movente reale.

Da una parte, il genio di Capote che contribuì a consegnarlo alla letteratura americana come uno dei più grandi scrittori del Novecento; dall'altra il punto di vista disturbante che viene offerto al lettore. E se Perry Smith e Dick Hickcock difficilmente potranno essere riconosciuti come le vittime delle proprie deplorevoli azioni, in A sangue freddo sono introdotti come scarti di una società che si preoccupa degli individui solo nel momento in cui, dopo essere stati abbandonati al loro destino e alle loro ingiustizie, vengono puniti con la condanna a morte.

In A sangue freddo non viene mai messa in discussione la fondatezza e l'atrocità della carneficina compiuta da Perry e Dick. Eppure, mi sono chiesto: quand'è che uccidere può dirsi lecito?, e a chi spetta di esercitare liberamente del diritto infondato di scegliere della vita altrui, per punire la presunzione e l'arroganza di chi ha disposto per primo a proprio piacimento di tale diritto?


La bastarda, Violette Leduc

Violette Leduc è stata una delle prime femministe di cui la letteratura del Novecento ci abbia fatto dono. Opera impegnativa per la sua lunghezza, La bastarda è composta con uno stile musicale e una lingua sfrontata.

Narra in prima persona di un amore viscerale per una madre assente, egoista, che mette in guardia Isabelle (Violette Leduc) davanti agli uomini. Un amore destinato a trasformarsi in una ricerca ossessiva di protezione nel secondo sesso.

Dall'infanzia di Leduc trascorsa in solitudine, ai lunghi estenuanti soggiorni in un collegio, dall'amore per le letture proibite alle descrizioni romantiche e poetiche del sesso, La bastarda mi ha folgorato per il coraggio di Leduc di fare della propria vita un'opera d'arte di alto contenuto erotico.

Fu Simone de Beauvoir a presentarla a Gallimard, il quale accettò di pubblicarla a patto che lo scritto venisse purgato della breve storia d'amore saffico tra Violette e una compagna di collegio di cui si innamora (storia che diventerà poi un libro a sé, con il titolo di Thérèse e Isabelle, per poi essere nuovamente integrata nelle edizioni più contemporanee della Bastarda). Negli ultimi due anni, la casa editrice Neri Pozza è impegnata nella ristampa di Leduc: io direi che è un'ottima occasione per leggere due sue opere in un colpo solo.


I Chironi, Marcello Fois

I Chironi è uno dei più noti romanzi dell'autore sardo Marcello Fois.

Concepito agli esordi come una trilogia, dal 2016 l'editore Einaudi ha raccolto i tre tomi in un volume unico.

A cavallo tra i due secoli, nella città di Nuoro, ha origine una famiglia numerosa che, attraverso la potenza e le storie dei suoi personaggi, conduce il lettore nella narrazione di un secolo di passaggio, che subisce la violenza di due grandi guerre, e si precipita con avidità verso una modernità di cui ignora gli aspetti negativi. È una storia famigliare che rare volte si spinge all'infuori dell'isola selvaggia e incontaminata in cui prende vita, e che, a partire dal 1889, segue le vicende della famiglia di Michele Angelo e Mercede.

Il loro destino è narrato sia attraverso le ingiustizie, i pregiudizi, e le tradizioni svuotate di significato, che tramite gli eventi positivi e la felicità che la famiglia vive. Ma la parabola famigliare è minata di frequente dall'invidia, dal dolore, e dalla superstizione propria di una letteratura attraversata da un realismo magico di stampo deleddiano.


Libri brevissimi (o quasi)


Aracoeli, Elsa Morante

Di certo tra i miei consigli estivi non sarebbe potuto mancare almeno un titolo di Elsa Morante. Giusto per perpetuare nelle mie ossessioni e manie letterarie. Vi metto subito in guardia: se non vi entusiasmano i romanzi in cui poche azioni si svolgono a vantaggio di lunghissime descrizioni fisiche e di stati d'animo, tenetevi lontano da questo mio consiglio, ma in generale da tutta la produzione di Elsa Morante. Perché di Elsa Morante si ama la lingua, il modo poetico e razionale attraverso cui ogni parola utilizzata riflette l'eleganza stilistica di un'autrice indimenticabile.

Aracoeli è forse l'opera meno letta di Elsa Morante, eppure secondo me è il tentativo più riuscito della rappresentazione del rapporto madre-figlio che per tutta la vita ha ossessionato la vita e l'opera morantiana. È anche l'ultimo libro pubblicato da Elsa Morante e racconta la storia di Manuele, quarantenne fallito e omosessuale che rimpiange l'infanzia vissuta in simbiosi con la madre Aracoeli. La fine di un'infanzia che si configura con la scomparsa della madre, «morta oltraggiando gli affetti famigliari con una furia demenziale e lussuriosa». Un amore che si esprime nella prigionia, nei vincoli, nella condanna di non riuscire ad affrancarsene.


La bella estate, Cesare Pavese

Scritto nella primavera del 1940, ma pubblicato solamente nel 1949 insieme a Il diavolo sulla collina e Tra donne sole, La bella estate è una storia che lascia addosso un po' della malinconia propria del finire della stagione più calda. La storia di Ginia è una storia di formazione, che accompagna una giovanissima e ingenua adolescente fino alla sua maturazione. È la parabola dell'esplosione di un primo seducente amore, carico di attese e percorso da fugaci illusioni, destinato a consumarsi insieme alla spensieratezza dell'estate. È un libro all'apparenza fresco e leggero, ma che tra le righe esplicita l'importanza del suo messaggio.

L'appassimento dell'estate pavesiana, come punto di arrivo di una contentezza che si esaurisce nell'esordio dell'autunno, metafora di una presa di coscienza dei limiti dell'infanzia.

E se non dovesse bastarvi: non posso che ricordarvi Agostino di Alberto Moravia.


Paura, Stefan Zweig

Spostiamoci un po' verso la letteratura mitteleuropea. Se siete in cerca di qualcosa di veramente breve ma che vi lasci dentro qualcosa, non posso che suggerirvi Paura di Stefan Zweig. In 113 pagine formato ridotto, viene racconta la storia di una donna che, dopo aver tradito il marito, incontra una donna che la minaccia di raccontare ogni cosa.

Il titolo dell'opera è evocativo, perché la descrizione della paura e del terrore è rappresentata con estrema fedeltà a ciò che l'essere umano prova davanti ai sensi di colpa di aver agito in maniera sconsiderata.

Zweig pedina la protagonista di questa brevissima narrazione, divisa tra l'angoscia di venire scoperta e il rimorso di non aver pensato alle conseguenze delle sue azioni, fino a un colpo di scena finale che mi ha lasciato senza parole. E il protagonista, più che Irene Wagner, non può che essere l'espressione e la risonanza della paura quando si impossessa dell'essere umano.


L'eredità di Eszter, Sándor Márai

Un ulteriore brevissimo testo che vi propongo è L'eredità di Eszter, di un altro dei capisaldi della letteratura mitteleuropea del Novecento. Ma se di Zweig ho amato la capacità di analizzare in profondità i sentimenti negativi, Márai è il migliore a tratteggiare storie d'amore e devozioni dettate dalla passione, che sfociano in riflessioni pessimistiche.

È il caso di Eszter, del tutto votata all'amore che ha provato, un amore che si esaurisce nella sua esclusiva manifestazione e che non va in cerca del riscontro dei suoi sentimenti. Eszter che ha vissuto un'esistenza ordinaria, nell'attesa del ritorno del solo uomo che abbia mai amato, «l'unico vero significato della sua vita». Un uomo che non ricambia i suoi sentimenti, che non la ama, che è scomparso senza fare più ritorno.

Viene da domandarsi di che cosa si nutra quel sentimento che chiamiamo amore, in bilico tra una definizione che non si alimenta del riscontro altrui ma che si esprime nella propria generosità, e quella della certezza che l'amore sia necessariamente qualcosa di buono, di positivo per chi lo nutre, e dunque, per forza di cose, ricambiato.


Saggi (o testi che ci insegnano qualcosa)


Vita di Moravia, Alberto Moravia e Alain Elkann

Attenzione: Vita di Moravia è un libro che non troverete facilmente. Probabilmente dovrete farlo ordinare al vostro libraio di fiducia, ma vi assicuro che l'attesa ne varrà la pena.

È una lunga intervista-chiacchierata attraverso cui Moravia e il giornalista Elkann ripercorrono la vita dello scrittore romano. Tuttavia, non è soltanto il resoconto della vita romanzesca di uno dei più grandi pensatori del Novecento, ma diventa uno spazio per riflettere sul fermento culturale che investì gli anni del dopoguerra: Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini, i circoli letterari, la nascita dei più noti premi della letteratura. Se deciderete di fidarvi di me, vi assicuro che non ve ne pentirete: ma vi suggerisco di armarvi di matita e temperino perché, per quanto mi riguarda, pochissime sono le righe che non ho sottolineato.


La ragione del dubbio, Vera Gheno

Pubblicato alla fine della scorsa estate sulla scia del successo di Potere alle parole, Le ragioni del dubbio è un libro che tutti e tutte dovremmo leggere. La sua autrice è Vera Gheno, specializzata in comunicazione digitale e linguistica, che ha collaborato per vent'anni con l'Accademia della Crusca, massima divulgatrice dell'importanza della temutissima scevà (Ə).

Attenta a tematiche quali l'inclusività e l'estensione dei diritti ai soggetti esclusi dalla complessità della nostra lingua italiana, che non contempla neutri e si fonda su principi ormai obsoleti, Gheno ci fornisce un altro libello di dimensioni ridotte che si pronuncia in difesa delle libertà. Poichè ogni grammatica dovrebbe costituirsi a partire dalle esigenze delle persone per cui è stata coniata.

In queste pagine, Gheno indaga i meccanismi della lingua italiana e offre al lettore un «metodo» per sollecitare una presa di coscienza verso la responsabilità che ogni individuo ha nella scelta delle parole che adopera. Parole che non dovrebbero mai escludere o ferire, ma invece spronare al cambiamento, al miglioramento di una società fondata su principi di privilegi e influenzata da una cultura patriarcale secolare.