• Aldostefano Marino

Cristo fra i muratori, Pietro Di Donato

È una tendenza ormai diffusa tra gli editori, quella di accedere al mondo letterario attraverso la riscoperta di autori e autrici noti a tutti ma difficilmente recuperabili in libreria. Se l'intento, in parte, può rilevarsi il medesimo negli esordi della casa editrice di Ladispoli, readerforblind, i giovani meritevoli di questa impresa non si sono fermati qui: il loro lavoro si spinge ancora oltre, verso la riscoperta di autori e autrici del tutto dimenticati.


Perché gli autori e le autrici in catalogo nella collana delle Polveri, non sono tanto letterati e filosofi difficili da reperire in libreria, bensì figure totalmente dimenticate, che invero mai hanno goduto del successo che meritavano. È per esempio il caso di Cristo fra i muratori, di Pietro Di Donato, una lettura molto attuale, la cui storia editoriale merita di essere ricordata almeno in breve.


Cristo fra i muratori venne pubblicato negli Stati Uniti nel 1939. L'opera di Pietro Di Donato – figlio di italiani emigrati in America – arrivò in Italia pochi anni dopo, nel '44, grazie al fiuto dell'editore Valentino Bompiani.


Come molte altre opere pubblicate in quegli anni funesti del fascismo, però, anche Cristo fra i muratori venne sequestrato dalla Censura e ritirato dalla distribuzione. Solo nel 1944 venne ripubblicato presso Bompiani ma privo di numerose scene e descrizioni, fondamentali sopratttutto a rappresentare meglio gli intenti dell'autore. Inoltre, la stampa fu concessa solo a patto che l'opera venisse presentata come un'autobiografia, e non invece come una critica e un'accusa qual era, nei confronti del capitalismo e del ruolo del denaro nella allora società.


Oggi, a più di settant'anni da quella pubblicazione incompleta, readerforblind riserva all'opera un posto nel proprio catalogo: assegna i nomi originali ai personaggi, e rende al testo l'integrità di cui era stata privata, fornendo nuova vita a queste pagine, tanto evocative del passato quanto putroppo attuali.

[...] un libro lirico e potente che, con questi dettagli recuperati, avvicina l'autore al tipo di narrativa che in quegli stessi anni stava sperimentando un gigante come Henry Roth, e l'inglese di Di Donato è un inglese «sporco», con contaminazioni di italiano e ricavato da una lingua orale. Dalla nota del traduttore, Nicola Manuppelli, che introduce il romanzo

Seppure gli intenti della classificazione non possano dirsi lodevoli, l'opera fu ritenuta autobiografica non a torto, poiché Cristo fra i muratori trae origine dalla vita di Pietro Di Donato.


Di origine abruzzese ma nato a West Hoboken nel 1911, Di Donato è morto a New York nel 1992. Primo tra otto figli (proprio come il protagonista del romanzo) fu costretto a lasciare gli studi per farsi carico della sua famiglia, in seguito all'improvvisa morte sul lavoro del padre muratore, avvenuta nel venerdì santo del 1923.


La sua è la stessa storia di formazione che attraversa Paul, il protagonista del romanzo, costretto a farsi adulto prima del dovuto, quando il padre muore precipitando dall'impalcatura di un palazzo a cui lavora. Se fino a questo punto il suo destino potrebbe dirsi lo stesso di molti altri personaggi letterari, quello che gli capita è ancora più atroce, perché Paul (alterego di Pietro Di Donato) non ha che dodici anni, un corpo gracile, le braccia ancora poco sviluppate, ma tutto il coraggio e la determinazione che gli suggeriscono di seguire le tracce del padre muratore, la cui scomparsa mette in moto la narrazione.


Cristo fra i muratori parte dunque da una tragedia – un evento imprevedibile, con cui la famiglia di Paul deve fare i conti – e articola la propria narrazione attorno all'ingiusta sorte toccata al più grande tra i figli: abbandonare il gioco, i divertimenti, le cose che appartengono ai bambini, per farsi carico della famiglia.


Al piccolo Paul è negato fin da subito qualsiasi aiuto: a niente serve recarsi negli uffici comunali per ottenere un'indennità per la sua famiglia, in quanto suo padre prima di morire non era riconosciuto appieno come cittadino americano. A niente occorre anche ricercare aiuto del parroco; né tantomeno tentare di far valere la propria posizione in tribunale, poiché davanti alle ingiustizie dei meno fortunati neanche la giustizia che spetta loro per diritto gli è concessa.


La giustizia, invece, sta sempre dalla parte dei più ricchi, di quei padroni imbellettati e ben pettinati, da cui dipende il lavoro di questa povera gente. Gente appesa a cinquanta metri da terra, sopra cantieri vacillanti, costruiti alla meno peggio per arricchire ulteriormente i loro padroni, a discapito delle sicurezze di chi, in bilico sulle impalcature di quei futuri palazzi, ha la certezza che mai vi abiterà.


Filtrato attraverso lo sguardo di Paul, Cristo fra i muratori è la rappresentazione di un mondo fatto al contrario, dove il denaro governa ogni aspetto. È una forte denuncia nei confronti della società e delle condizioni precarie dei lavoratori.


Oltre la storia raccontata da Di Donato, ho trovato Cristo fra i muratori critico nei confronti della Chiesa – che si dimostra avara, ipocrita e fondata sulla menzogna. Critico verso una società dove contano solo i potenti, verso uno Stato che non fa altro che pensare ad arricchire se stesso. Cristo fra i muratori denuncia persino il ruolo e la considerazione delle donne, l'ingiustizia che pesa sulla povera gente, le condizioni a cui erano costretti gli emigrati italiani che hanno cercato, lontano dalle loro famiglie, la salvezza.

Sono queste le gioie concesse ai poveri. Uno di loro smette finalmente di soffrire e sono felici di riunirsi a lui. Lo baciano e lo abbracciano. I cuori battono l'uno contro l'altro. E le lacrime sono come una doccia fresca che ristora dalle bruciature del sole. Di Donato P., Cristo fra i muratori, readerforblind, Ladispoli 2021 (p. 236)

I personaggi che popolano le pagine di Cristo fra i muratori sono sventurati, poveri che sognano di poter tornare nella loro terra d'origine, e che non perdono mai la speranza nel riscatto. Un riscatto che tuttavia non è mai concesso ai personaggi di questo romanzo, e persino alle persone che di questa ingiustizia hanno dovuto farne le ragioni della propria rassegnazione. Sono vittime a tutti gli effetti, costretti a condurre una vita di scarti e stanchezza per tendersi verso un obiettivo di stabilità e serenità che per sempre sarà precluso loro.


Vittime di un'America capitalista, di un mondo egoistico, pensato solo attorno al denaro, ma tuttavia responsabili di uno splendore che ha reso l'America quella dei nostri giorni.


La vita dei muratori è descritta in un'estenuante ripetizione, in cui giorno dopo giorno si porta avanti uguale a quello precedente. Non uomini, bensì macchine, chiamate al silenzio, al duro lavoro, all'osservanza delle regole, e richiamati alle loro sembianze umane solo nel momento in cui lasciano il «Lavoro» per tornare a casa dalle loro famiglie, dalle mogli, dai figli e per concedersi un po' del riposo verso cui aspirano ad arrivare ogni giornata. La narrazione appare impregnata di quella fatica, di quel lavoro aspro, che insieme alle pietre e ai mattoni, si fanno gli ingredienti principali di quell'America denunciata da Pietro Di Donato.

I ponteggi non sono sicuri perché i ricchi devono sempre trovare un modo per guadagnare di più. Gli uomini sono in alia. Preferiscono la morte o un incidente piuttosto che perdere il lavoro. Gli uomini lavorano e muoiono. Oggi io non sono morto. Oggi mi è stato permesso di continuare a vivere e devo essere grato di poter tornare domani al lavoro per... morire. Di Donato P., Cristo fra i muratori, readerforblind, Ladispoli 2021 (p.357)